L’immagine del fine settima dopo aver riscritto la storia per l’ennesima volta in carriera. A Barcellona, dopo una gara passata a spingere dall’inizio alla fine, Lewis Hamilton vince per la prima volta con la Ferrari. E dopo un anno passato a lottare, tra le critiche, i dubbi e i tentativi di rialzarsi, il sogno è realizzato. Quando taglia il traguardo dalle tribune parte un boato, lui alza la mano al cielo, poi la batte sull’halo.
Sembra incredulo, tant’è che quando Carlo Santi - il suo ingegnere di pista - si apre via radio si sente il suo fiatone. Le prime parole sono in italiano, ringrazia la squadra e gli rende onore dopo il mega lavoro fatto a Maranello, per arrivare a Barcellona con un pacchetto di aggiornamenti che sembra aver acceso la SF-26: “Grazie, ragazzi! Grazie a tutti! A tutti voi di Maranello, (continua in inglese) grazie mille per avermi aiutato a realizzare questo sogno. Non potrò mai ringraziarvi abbastanza. Grazie a tutti quelli a casa per avermi sostenuto con tanta forza. Sono davvero orgoglioso di voi. E alla mia famiglia: vi amo. Ai tifosi, grazie per avermi sempre ricordato chi sono. Non ce l’avrei mai fatta senza di voi. Forza!”.
Trenta secondi, da pelle d’oca. Poi il giro d’onore con i fans in visibilio, sempre con il pugno alzato e il rientro in parco chiuso. Parcheggia la sua Ferrari al centro, davanti a quel cartello P1 che aveva rincorso e sognato sin dal suo arrivo a Maranello, poi ci sale sù. Esulta, si butta tra le braccia della sua squadra, non smette di saltare finché il commissario della Federazione non gli indica la strada per la pesa.
Si sfila il casco, in ginicchio, è esausto. È la 106esima vittoria in carriera, la prima con la Ferrari a trent’anni da quella conquistata da Michael Schumacher al Montmelò, che supera per numero di vittorie sul circuito catalano. Numeri da paura, per un capolavoro realizzato giro dopo giro da sabato mattina, nonostante un inizio di weekend sottotono e in difficoltà. È servito ribaltare la macchina, ma a quanto pare ne è valsa la pena.
Poi un altro momento da brividi, che lo vede protagonista insieme a Kimi Antonelli. L’italiano è tra i primi ad abbracciarlo, intensamente, dopo il dramma consumatosi a quattro giri dalla fine: aveva da poco passato e aperto un gap su George Russell, che fino a quel momento gli era stato davanti. Tutto d’un tratto, però, la sua Mercedes rallenta. È costretto al ritiro gettando all’aria 18 punti pesanti dopo aver lanciato l’ennesimo messaggio di questo inizio di stagione, sopravanzando l’inglese proprio come velatamente aveva promesso al termine delle qualifiche.
Uno stop che pesa come un macigno, eppure è lì a congratularsi con chi ne ha sempre sottolineato il talento, persino quando tutto girava male. Tra i due c’è un legame speciale e la domenica di Barcellona lo ha confermato ancora una volta, con un gesto che racconta molto più delle semplici parole. Un momento di quelli capaci di andare oltre la pista, di farti emozionare anche soltanto guardando un televisore.
“Le vittorie sono tutte speciali a modo loro, ma questa è qualcosa di diverso” ha poi raccontato Sir Lewis, visibilmente emozionato. “Da giovane guardavo in TV i successi della Ferrari. Da quando corro qui, ho sempre guardato la televisione e mi chiedevo come sarebbe stato vincere con quella macchina e ora è successo. Mi sono preparato alla grande, allenandomi duramente per essere oggi qui. Ho fatto e sto facendo tantissimo lavoro dietro le quinte”.
Ma non c’è solo il suo non mollare mai dietro al primo successo in rosso: “La Ferrari mi sta dando fiducia nei cambiamenti che abbiamo apportato. Credono e si fidano delle decisioni e delle mie richieste e stiamo lentamente iniziando a vedere che tutto sta andando al suo posto. Sono felice della mia vita, mi trovo in una buona posizione. Non c’è niente di più bello che guidare una F1”. E poi, sulla lotta la titolo mondiale, ora che è secondo a -41 proprio da Kimi Antonelli, aggiunge: “La accetto. C’è ancora molta, molta strada da fare e la Mercedes ha ancora un ottimo passo, come potete vedere. Ma continueremo a lavorare e a cercare di colmare il divario. Non è finita, questo è sicuro”. Un italiano contro la Ferrari, dopo anni di digiuno. Che momento magico per l’Italia.