Due facce della stessa medaglia. Da un lato Kimi Antonelli, in pole position per la sesta volta in stagione con un giro spaventoso, dall’altro Charles Leclerc, arrabbiato per un’incomprensione che gli è costata una possibile prima fila. L’italiano ha staccato tutti quanti, rifilando tre decimi a Max Verstappen, secondo, e poco meno di cinque a Lando Norris, terzo ma costretto a scontare dieci posizioni di penalità in griglia di partenza. Poi c’è George Russell, ancora una volta demolito dal compagno di squadra, a mezzo secondo con la stessa macchina e quarto in classifica. Il monegasco, invece, al termine della qualifica è solo quinto.
In Ferrari c’è amarezza, anche perché il potenziale per finire alle spalle di Antonelli c’era, mentre in Mercedes - lato box Kimi - il solito clima di festa pacata dopo l’ennesimo capolavoro in pista. Antonelli ha messo insieme un giro perfetto, più forte dei giochetti fatti da Red Bull, con la scia di Isack Hadjar a Max Verstappen per provare a centrare il colpo, e degli stessi problemi con la sua W17, che in Q1 l’aveva fatto tremare come raccontato una volta arrivato al ring delle interviste: “Ho detto ‘cavolo, qua siamo nei guai’”.
Il bilanciamento della vettura era cambiato, ma una volta tornato ai box insieme alla squadra una soluzione è stata trovata e, alla fine, ha persino eguagliato un altro record, quello di Alberto Ascari, unico italiano sei volte in pole in un’unica stagione. Peggio è andata a Leclerc, beffato da una bandiera gialla proprio come in Austria.
Nelle note della direzione gara c’è un’indicazione precisa: qualora una bandiera gialla fosse esposta - con tanto di foto del Marshall con bandiera ferma - in entrata di pitlane, questa non va considerata valida per chi invece è in pista. Peccato che, quando Leclerc passa di lì, il commissario quella stessa bandiera la sta sventolando. Lui mentre corre la vede e, d’istinto, alza il piede.
Con grande onestà, appena tornato nel paddock ammette di aver rallentato e di essere a conoscenza di quella nota, nonostante del rammarico c’è e non lo nasconde: “Non eravamo lontani (dalla prima fila, ndr), perché siamo tutti attaccati e nell’ultima curva sapevo di avere qualcosa in più”, spiega a Sky Sport F1 dopo che gli viene chiesto se la prima fila fosse un obiettivo alla sua portata.
Poi continua: “Sono un po’ arrabbiato, ma allo stesso tempo al briefing è stato discusso che lì ci sarebbe stata una bandiera gialla per la pit entry. Non sapevamo esattamente dov’era e a me sembrava molto in mezzo. Cioè, sono uscito dalla curva 18 e l’unica cosa che potevo vedere era la bandiera gialla. Per non prendere rischi ho mollato e ho perso quello che ho perso. Ero 4-5 centesimi davanti, penso. È un peccato, una prima fila sarebbe stata molto buona su questo circuito”.
Un’occasione persa, nonostante per la gara il ritmo è sembrato buono e, la sensazione generale, è la solita di quando si arriva a Spa: al di là delle posizioni di partenza, a contare saranno quelle dopo Curva 5 una volta superato il lungo rettilineo del Kemmel. Leclerc conferma, poi racconta di come insieme alla Ferrari è riuscito a fare un passo in avanti rispetto alle prove libere: “Sappiamo che la Mercedes ha una macchina migliore qui rispetto a noi, ma partire quarti e un po’ più indietro, con questo grande rettilineo, non è così male. Ieri abbiamo avuto dei problemi, e anche in FP3, dove sono peggiorati tantissimo, ma abbiamo trovato qualcosa che abbiamo cambiato per la qualifica. Stavolta non aveva nulla a che fare con la guida: per quello puoi sempre fare meglio e su queste macchine è sempre molto difficile, ma c’era un problema specifico che abbiamo risolto. Il distacco era troppo grande prima”.
Nonostante tutto, la questione rimane un’assurdità: per la seconda volta in tre gare un malinteso su una bandiera gialla condiziona in parte una qualifica, perché se è vero che un’indicazione era stata data, lo è altrettanto il fatto che dalle immagini si vede chiaramente il commissario agitare quella stessa bandiera. Cose che, nel campionato mondiale più rilevante del motorsport, si potrebbero dovrebbero evitare. Anche perché pensare che i piloti debbano giudicare, mentre sono in piena velocità, perfino l’orientamento con cui i commissari sventolano le bandiere è pura follia.