Se è vero, come dicono e come è da prassi, che Nicolò Bulega ha un consistente premio in denaro per ogni vittoria che mette nel sacco, allora preparatevi: Ducati rischia di finire sul lastrico. Ok, è una battuta, ma il mondiale Superbike 2026 rischia di essere un monologo che potrebbe portare nelle tasche del romagnolo più premi che ingaggio effettivo, tanto che c’è già chi parla di un tetto che a Borgo Panigale vorrebbero mettere. Sono discorsi, però, da affrontare a moto ferme, mentre adesso, con gli scarichi ancora arroventati e il rumore nelle orecchie, è il tempo dell’ennesima cronaca in fotocopia. Sì, perché non ce ne è stato per nessuno neanche in questa domenica, con Nicolò Bulega che ha portato a casa con distacco anche la vittoria in Superpole Race e poi in Gara2.
“Da fuori è sembrato tutto facile – ha raccontato Bulega – ma non è stato così: venerdì non stavo bene e questa non è mai stata la mia pista preferita. Però sono riucito a guidare con il sorriso e questo è sicuramente determinante anche se ho avuto un problema col freno posteriore sia nella Superpole Race che prima della Gara . Spero comunque di avere un feeling migliore ad Assen. La MotoGP? Spero che questi risultati aiutino a convincere Dall'Igna: sto dando il massimo sia in pista che a casa perché so che questo può essere il mio anno e non voglio perdere l'opportunità di vincere e arrivare in MotoGP.
Dietro a Capitan Italia, il “solito” Iker Lecuona, sempre più a suo agio su una Panigale che – ormai si può anche dire – non ha davvero rivali. E’ fantastico lavorare con gli ingegneri italiani –ha detto Lecuona dopo la mazzata di KTM in MotoGP e gli anni terribili con Honda in Superbike – io conoscevo il mio valore, ma non è stato facile e devo dire grazie al mio psicologo. Oggi ho dato davvero tutto: essere secondo qui era il mio obiettivo e l’abbiamo centrato. E’ stato un week end meraviglioso e Nicolò non è poi così lontano, penso che migliorando ancora alcuni dettagli potremo riuscire a avvicinarci di più e magari lottare con lui in un futuro non troppo lontano”
Chi c’ha provato a dare un po’ fastidio ai due del Team Aruba è Miguel Oliveira, sempre terzo in questo round di Portimao, davanti a un pubblico di casa che gli ha letteralmente messo qualche decimo in più sul polso destro, mentre continua a prendere confidenza con la BMW che è stata di un certo Toprak Razgatlioglu e con la categoria dopo gli anni passati in MotoGP. “Non sono il sostituto di nessuno” – aveva detto ieri Oliveira, provando a spiegare ancora una volta che la sua scelta di accettare la sella della BMW in Superbike ha una sola missione: diventare campione del mondo. La strada da fare, però, è tanta.
Dietro al portoghese, sempre a un soffio dal riuscire a attaccarlo, un Alex Lowes in stato di grazia con una Bimota bellissima da vedere, stabile e precisa in curva, ma in evidente difetto di potenza rispetto a Ducati e BMW, tanto che Lowes ha dovuto guardarsi anche da suo fratello Sam, oggi quinto (e primo degli indipendenti) con la Panigale del Team Marc VDS. Bene, anzi benissimo, infine, il bilancio degli italiani: sei nelle prime undici posizioni. Lorenzo Baldassarri, sesto, ha infatti preceduto Danilo Petrucci con la BMW, Axel Bassani con la Bimota e Andrea Locatelli con una Yamaha che sembra soffrire gli stessi guai della M1 in MotoGP. Undicesimo, invece, il campione del mondo della Supersport, Stefano Manzi, al suo esordio europeo da pilota titolare tra i grandi del World SBK.