Un pizzico di magia e un controllo totale. Tre giri veloci negli ultimi cinque giri per una gara da fuoriclasse dall’inizio alla fine. E poi una sfilza di nuovi record eguagliati: perché a Monaco, a vincere partendo dalla pole position senza mai perdere la leadership della gara e mettendo a segno il grande slam, c’erano riusciti solo Juan Manuel Fangio nel 1950, Sir Jackie Stewart nel 1971, Ayrton Senna nel 1990, Michael Schumacher nel 1994 e Mika Hakkinen nel 1998.
Poi lui, Andrea Kimi Antonelli, 19 anni da Bologna. Un ragazzo capace di realizzare due capolavori in meno di 24 ore di distanza l’uno dall’altro. Prima la pole position mettendosi alle spalle 11 titoli mondiali, Max Verstappen e Lewis Hamilton, poi la gara dominata dal primo all’ultimo secondo. Talmente tanto che, dopo aver spinto come un animale nei primi 50 giri, al 54° ha doppiato il suo compagno di squadra, umiliandolo sportivamente.
Poi la bandiera rossa dopo il botto di Leclerc, la paura di vedere vanificato tutto quanto con una nuova partenza e una Ferrari di fianco, che fin qui ha sempre guadagnato posizioni al via. Serviva non commettere la minima sbavatura mentre la pressione saliva, alle stelle. La risposta è stata semplicemente sublime. Scatta senza pattinare, copre la traiettoria ed esce dalla Santa Devota in testa. Da quel momento in poi otto giri con un fucsia dopo l’altro, soprattutto per mantenere alta la concentrazione.
A tratti i minuti volavano, a tratti sembravano non passare mai. Poi quell’ultimo giro, la virgola in uscita da La Rascasse e le urla via radio una volta tagliato il traguardo. Un’impresa difficile da descrivere, per certi versi senza senso. Lui si prende tutto il tempo per festeggiare e per abbracciare la sua squadra una volta sceso dalla sua W17. Sul podio, l’inno di Mameli non risuonava dal lontano 2004: allora a trionfare fu Jarno Trulli, oggi un ragazzino di nemmeno vent’anni che in sei gare ne ha vinte cinque.
È la ciliegina sulla torta dopo un fine settimana in cui si è preso la Mercedes e la F1, dove ha portato a 66 i punti di vantaggio sul secondo in classifica, Sir Lewis Hamilton, un gap mai così ampio nella storia del Circus dopo sole sei gare. Diventa il più giovane vincitore a Montecarlo, il più giovane nella storia a realizzare un Grande Slam, il primo italiano a farlo nel Principato. Una lista di record lunghissima.
Dominante, così come pochi negli anni lo sono stati. Lo fa divertendosi, godendo di ogni istante in macchina e fuori, consapevole di star vivendo il suo sogno, quello che l’ha spinto fino alla F1. E alla fine della gara racconta tutto quanto con estrema lucidità, come se avesse già assorbito e compreso l’impresa realizzata ma stesse già pensando al prossimo passo da fare: “Non è stato facile perché, fino al momento della bandiera rossa, ero in un buon ritmo. Stavo spingendo il giusto, senza esagerare, per mantenere la concentrazione. Era una situazione abbastanza confortevole”, spiega a Sky Sport F1.
“Poi, ovviamente, è arrivata l’interruzione e ho pensato: ‘No, perché?’. Quando sei nel flow e viene esposta la bandiera rossa devi aspettare — e abbiamo aspettato a lungo — rischiando di perdere la concentrazione. Riconcentrarsi non è stato semplicissimo, soprattutto dovendo ripetere l’intera procedura di partenza. Devo dire, però, che dopo lo scatto è andata bene e negli ultimi dieci giri mi sono divertito molto”.
Impareggiabile, mai come stavolta. “Credo che oggi sia stato in assoluto uno dei giorni in cui mi sono sentito meglio dentro una macchina da corsa”, afferma sorridendo. “Da quando abbiamo modificato il setup tra venerdì e sabato, la mia fiducia è cresciuta in modo esponenziale. Oggi è arrivata la conferma che cercavo: un conto è fare il giro secco in qualifica, un altro è la gara, dove non sapevo come avrei gestito il tutto. Eppure, dopo i primi giri, ho capito che avevo la vettura completamente in mano e ho imposto il mio ritmo”.
Le parole fortissime, però, arrivano qualche attimo dopo: “Oggi l’unica persona che avrebbe potuto fermarmi ero io stesso. Ora però andiamo a Barcellona, un fine settimana completamente diverso, e ogni tappa sarà un’esperienza a sé. Adesso mi godrò il momento con la squadra, ma subito dopo ci rimetteremo al lavoro. Barcellona è la prossima settimana e bisognerà ripartire da dove abbiamo finito qui. Sarà fondamentale restare concentrati sulle cose che contano, mettendoci tanta grinta e determinazione”.
Ha realizzato un’impresa, ma pensa già alla prossima. E dopo la pole position, le due partenze perfette e una vittoria schiacciante, non c’è più nessun dubbio: questo ragazzo è un fuoriclasse, pronto a riscrivere la storia. Come già più volte ha fatto.
Chapeau, Kimi.