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21 marzo 2026

“Cercherò di mantenere la calma”: ok la dedica a Senna, ma l’avete capito cosa significhi correre in Brasile per Diogo Moreira? E sul pubblico, le domande a Pelè e la pressione….

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

21 marzo 2026

Di Senna ne hanno parlato tutti, ma cosa significherà correre in Brasile per Diogo Moreira? Sarà un fine settimana speciale, probabilmente più del primo chiuso nei punti in top class. Intorno a lui, a Goiana, non ci sono soltanto cartelloni che lo ritraggono: c’è una nazione intera che aspettava questo momento da anni, da quando Alex Barros - che invece calcolano in pochi - ha lasciato la MotoGP. E inevitabilmente, a rendere tutto più speciale c’è anche quel viso sul casco

Foto di copertina: MotoGP

“Cercherò di mantenere la calma”: ok la dedica a Senna, ma l’avete capito cosa significhi correre in Brasile per Diogo Moreira? E sul pubblico, le domande a Pelè e la pressione….

Diogo Moreira arriva a Goiania con il casco giallo e verde e il volto di Ayrton Senna impresso sulla calotta. Sì, ancora Senna, o forse converrebbe dire sempre Senna. C’è chi ha smesso di contare quante volte il nome del tre volte campione del mondo torna fuori ogni volta che un brasiliano sale su una moto o una macchina da corsa. È quasi un rito, una cosa che va fatta.

Stavolta, però, a Goiana c’è anche altro. C’è un ragazzo di ventun anni, alla sua seconda gara in MotoGP, che scende in pista davanti al suo popolo. Non una folla qualsiasi, ma la sua, quella verdeoro. Quella che l’ha visto crescere, che ha imparato il suo nome e che negli ultimi anni ha aspettato questo momento forse quasi quanto lui. Un peso importante, specie se arriva soltanto alla tua seconda gara tra i giganti della top class. E che, probabilmente, ha un significato molto più importante della prima.

Diogo Moreira Goiana
Diogo Moreira a Goiana, 2026. MotoGP

Proprio in Thailandia, al debutto stagionale, Moreira aveva già conquistato i suoi primi punti. È alla prima stagione in MotoGP, su una Honda del team di Lucio Cecchinello, e sta ancora imparando. Lo sa lui, lo dice chiaramente: “Voglio vincere, ma non è un obiettivo realistico”, spiega in conferenza stampa. “Dobbiamo capire la moto, dobbiamo migliorare”. Diogo non è uno che si nasconde. È uno che sorride e guarda le cose in faccia.

Questo weekend, però, sarà diverso. Te ne accorgi quando parla del casco che indosserà, che va oltre i soli colori utilizzati da Ayrton: “Per me Senna è un eroe. Gli ho dedicato questo casco per il mio Gran Premio di casa. Nella parte superiore c’è il suo volto. È una dedica, ed è un onore per me indossarlo”. Fin qui, la casella spuntata come quasi tutti. Ma poi c’è dell’altro: “È lui che ha aperto la strada, è andato in Europa, così come anch’io mi sono fatto strada. E voglio seguire le sue orme, quel modo di fare le cose”. Ecco, questa volta di mezzo non c’è solo la nostalgia,  ma soprattutto la voglia di partire, arrivare e vincere.

Lo senti anche quando gli chiedono cosa chiederebbe a Senna e a Pelé, se potesse: “Chiederei loro quei consigli che potrebbero darmi sia a livello professionale che personale”. Niente di incredibile, anzi. Semplice, ma al tempo stesso quasi disarmante. 

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Poi c’è la pista, il circuito, il pubblico, il viso sui cartelloni degli aeroporti. “Vedere la mia faccia tutto intorno non è una pressione vera e propria. È meraviglioso ricevere questa accoglienza. Cercherò di mantenere la calma il più possibile”. Trentuno giri con una nazione intera che tifa, che spinge, che vuole qualcosa da lui senza nemmeno sapere esattamente cosa.

Di Senna ne parlano tutti, compreso Moreira, così come di un altro mito brasiliano, Alex Barros, non ne parla quasi mai nessuno. Ma Moreira, almeno ascoltandolo, sembra non stia usando Senna come scorciatoia. È il suo riferimento, lo stesso che per anni ha trainato un popolo intero che, oggi, nonostante tutto non smette di inneggiarlo, a volte anche a rischio di banalizzare la questione.

Tra loro, in comune c’è solo la fuga in Europa per rincorrere il proprio sogno, poi un foglio bianco su cui aggiungere qualcosa questo fine settimana. Perché quella di Goiana, per Diogo, non sarà solo una gara: sarà la sua prima in casa, una storia che si racconta da sola.

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