I piloti si sono scocciati di essere un’azienda. O comunque hanno deciso di vivere da esseri umani, non da burattini usati per far crescere i profitti dei rispettivi sport, soprattutto MotoGP e F1. Lo raccontano alla perfezione tutti i rifiuti nati in questo 2026, di ogni genere. L’ultimo e più eclatante è quello di Marc Marquez a Motegi, mandando una controfigura a correre una gara spettacolo sui go-kart prima del GP.
Un gesto che ha fatto ridere i tifosi, ma non certo gli organizzatori. Marc è stato redarguito da MotoGP Sports Entertainment Group che, infatti, mentre i piloti correvano a Mandalika qualche giorno dopo, ha usato il pugno duro: chi salta o passa meno di dieci minuti alla Hero Walk della domenica mattina rischia una multa da 5.000 euro, destinata a crescere in caso di recidiva. E se le assenze dovessero ripetersi, potrebbero arrivare anche sanzioni sportive.
Proprio in Indonesia, Marquez aveva spiegato il suo punto di vista senza girarci intorno. “Noi piloti siamo i primi a volere che questo sport cresca, ma il mio punto di vista, in qualità di pilota, è che ci siano altri modi per crescere senza forzare così tanto, senza esigere così tanto da noi”, aveva affermato come riportato da Motorsport.com. “Qui, ad esempio, fa molto caldo: arrivi dal warm-up, sei sudato, fai una riunione veloce, ti cambi, c’è la parata, devi stare 20 minuti sotto il sole. Come piloti, la nostra volontà è quella di far crescere questo sport, ma entro certi limiti”. Parole, queste, che dovrebbero far riflettere chi di dovere.
Il problema è che i limiti, per gli organizzatori, sembrano inesistenti. Le multe introdotte lo confermano, certificando come la presenza agli eventi promozionali non sia più una scelta, ma un obbligo. Tradotto: se non ti presenti, paghi. E se continui a non presentarti, rischi anche sul piano sportivo. In pratica, nella combinazione più assurda di eventi, un campionato potrebbe persino essere deciso da una penalità di questo genere.
Tutto deve ruotare intorno allo show, un concetto carissimo agli uomini di Liberty Media. La F1 in questo ha fatto scuola, mandando su tutte le furie più di qualcuno. Il caso più famoso resta quello di Verstappen a Las Vegas nel 2023, quando definì il Gran Premio “99% show e 1% sport”. Sulla cerimonia d’apertura fu ancora più diretto: disse di essersi sentito “un clown” sul palco. E non si presentò neppure alla festa VIP al Wynn, alla quale Stefano Domenicali aveva chiesto la presenza di tutti i piloti. A margine del GP aveva raccontato di capire le ragioni commerciali dell’operazione, ma che non aveva alcuna voglia di recitare la parte del testimonial sorridente.
Quest’anno, a fare la voce grossa ci hanno pensato anche Hamilton e Norris. Sir Lewis nella sua Silverstone, commentando duramente la scelta di far disputare ai piloti una “LEGO race” prima del via del Gran Premio, a cui ha dovuto prendere parte col musone. Una garetta criticata anche da Verstappen, comunque, senza giri di parole: “Rischiano di farci diventare piccoli clown”.
E poi c’è Lando, che a Madrid si è incazz*to per colpa di una Coca-Cola. Terminato il GP, nel retropodio ne stava bevendo una finché un delegato di F1 gli ha fatto notare che, vista la sponsorizzazione in atto tra il Circus e Pepsi, non avrebbe potuto. La risposta si commenta da sola: “Ho appena corso una gara, ho il diritto di bere quello che voglio, grazie”.
Un episodio piccolo, ma che fotografa un cortocircuito evidente: anche una pausa dopo la gara diventa una questione di sponsor, come qualsiasi altro momento del fine settimana. E i piloti, prima che piloti, dovrebbero ricordare di essere dei testimonial. Peccato che, proprio a causa di quei limiti menzionati da Marquez, hanno iniziato a sbattersene altamente. Anche a costo di pagare multe e penali.