Charles Leclerc a Suzuka ha centrato il secondo podio stagionale dopo Melbourne, ma c’è un dettaglio che è emerso nel post GP che potrebbe significare più di ogni altra cosa. Il monegasco, in questo inizio di 2026 così complicato, avrebbe costruito un team personale per analizzare i dati e comprendere ogni dettaglio delle nuove power unit. A riportarlo, durante una puntata del podcast “I Doppiati” è Federico Albano di FormulaPassion.it.
Una scelta precisa, che racconta di un pilota che ha deciso di non aspettare, di provare a fare di tutto pur di riuscire a fare la differenza in pista. E un certo senso, il modo in cui Charles ha gestito il corpo a corpo con George Russell in Giappone l’ha evidenziato: guida al contrario di come ha sempre fatto, ma è indubbio che, fin qui, sia stato l’unico a rendere la vita complicata alla Mercedes in più occasioni sia in fase di attacco che di difesa. Lo aveva fatto a Melbourne, pronti via, l’ha rifatto a Suzuka tra sorpassi e contro sorpassi.
E sì, tutte le azioni viste sono state frutto di un’azzeccata gestione dell’energia nonostante Ferrari, sotto questo punto di vista, paghi parecchio rispetto alle Frecce d’Argento. In questa F1 la gestione è diventata il perno centrale della performance e, riuscire a massimizzarla, non rappresenta un vantaggio, ma una necessità.
Però, riflettendo con spirito critico sulle parole di Albano, una domanda sorge spontanea: Leclerc ha ritenuto che quanto fatto a Maranello non fosse sufficiente? D’altronde, se sei un pilota della Ferrari e senti il bisogno di costruirti un’infrastruttura parallela alla Scuderia per massimizzare le prestazioni del motore della SF-26, qualche dubbio si genera.
La Ferrari dispone di centinaia di ingegneri, risorse, una struttura tra le più grandi del paddock che peraltro è l’unica, insieme a quella di Red Bull, a progettare e costruire tutto nella stessa sede. Eppure, per uno dei due piloti potrebbe non bastare. Può essere il segno di una proattività incredibile, disposto a fare di tutto per vincere, oppure potrebbe significare che, a Maranello, le risposte in merito a questo nuovo regolamento non siano state ancora trovate.
Non è un’accusa, ma un’osservazione che nasce spontaneamente. Anche perché, a Suzuka, si è visto chiaramente come tra i problemi di questa Ferrari non ci sia solo una mancanza di potenza rispetto alla power unit Mercedes, ma anche la capacità di massimizzare l’uso della parte elettrica.
La soluzione in termini di potenza, almeno in parte e come raccontato in precedenza, si chiamerebbe Aduo, acronimo di Additional Development and Upgrade Opportunities. Un meccanismo regolamentare che consente alla FIA di misurare periodicamente le power unit e concedere upgrade aggiuntivi ai motoristi in ritardo, a patto che il deficit sia compreso tra il due e il quattro per cento rispetto alla power unit di riferimento in griglia. E anche qui verrebbe da chiedersi: “Ok, ma come si stabilisce chi è il riferimento?”. Che sia Mercedes non c’è dubbio, ma un po’ di chiarezza in più da parte della Federazione potrebbe aiutare.
In tal senso, una prima risposta arriverà solo a giugno: le valutazioni vengono effettuate ogni sei gare e, calendario alla mano, bisognerà attendere tra il GP di Monaco e quello di Barcellona. Ferrari ci spera, al pari dei propri piloti che non hanno mancato di sottolinearlo. Intanto, però, Leclerc le risposte se le sta cercando da solo. E in parte le ha trovate anche se, per adesso, non bastano per battere i rivali.