Marc Marquez è un fuoriclasse. Velocissimo, istintivo e al contempo intelligente, un miscuglio di ferocia e strategia tattica che potrebbe far comodo a una nazione in guerra. Eppure lasciamo le prime tre gare dell’anno con una certezza inaspettata: non è più lui il grande favorito al titolo. E, anzi, questo potrebbe essere il suo personalissimo 2015, ovvero quello che per Valentino Rossi rappresentò l’ultimo anno in cui portarsi a casa il decimo mondiale. Valentino lo corse con il talento di sempre sfruttando l’esperienza mentre i suoi rivali puntavano sulla velocità pura.
Oggi Marc si trova più o meno nelle stesse condizioni, perché Aprilia vola con entrambi i piloti (e questo non dipende dalla caracassa esotica portata in Thailandia e Brasile) mentre Ducati soffre un po’ con tutti, anche con lui. Davide Tardozzi ha spiegato più volte di come il suo pilota non sia ancora al 100%, il che ci porta a chiderci a che punto sia del recupero. Dall’incidente con Marco Bezzecchi in Indonesia sono passatti diversi mesi, eppure Marc non ha più ritrovato quella fluidità nella guida necessaria a picchiare costantemente sul cronometro: ne fa un paio, magari anche una mezza dozzina, poi perde il ritmo. Sicuramente le tre settimane a casa prima di Jerez gli daranno una mano, difficile però che basti se non è bastato il tempo da ottobre a marzo.
Anche perché un altro a non essere a posto è Jorge Martín che arriva da una stagione passata a casa, senza test in Malesia e con una moto nuova, abbastanza da farci credere che neanche lui sia dvvero al 100%. Nel frattempo, la Desmosedici comincia a evidenziare limiti che lo scorso anno non sembravano esistere, per lo meno nelle mani di Marc. Tolto un Fabio Di Giannantonio che con questa GP26 sembra aver trovato casa, per gli altri è durissima. A fine weekend, un Marc Marquez meno sorridente del solito ha parlato al microfono di DAZN Spagna con parole pericolosamente simili a quelle ripetute da Pecco Bagnaia per buona parte della scorsa stagione: manca qualcosina, niente di assurdo, basterà cercare una soluzione, serve un po’ più feeling. Il tutto nel circuito che assieme al Sachsenring gli ha dato maggiori soddisfazioni, in cui però quest’anno si è prodotto in cadute, una qualifica opaca (almeno per lui, terza Ducati in griglia), un brutto errore nella Sprint e il conseguente quinto posto la domenica.
La sensazione poi è che l’annno prossimo sarà peggio: nuovo regolamento da assimilare a 34 anni compiuti, nuove gomme e nuovo compagno di squadra, quel Pedro Acosta che entrerà nel box come un orco a digiuno al buffet di un matrimonio. Così se vuole il decimo titolo deve fare in fretta. Senza strafare, perché apparentemente il fisico ha smesso di perdonarlo. Questo Marc Marquez prendere ogni punto, stringere i denti, tenere la squadra unita ed evitare cadute come quella in curva 10 nel primo turno di Austin, perché ora i tempi di recupero sembrano decisamentee più ampi. Va detto che se c’è qualcuno che può riuscirci quello è lui, tornato a vincere un mondiale dopo quattro anni di inferno. Eppure per quanto sia stato difficile vincere il suo 9° titolo mondiale, portarsi a casa il il decimo sembra ancora più complicato.