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31 marzo 2026

Ma è Quartararo o lamentaro? Caro Fabio, ok tutto, ma si può sempre dire “no, grazie e ciao Yamaha” (che è comunque chi paga)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

31 marzo 2026

Quattro Yamaha nelle ultime quattro posizioni a Austin raccontato tutto quello che c'è da raccontare su tutta la strada che il nuovo progetto della M1 deve compiere. Fabio Quartararo è comprensibilmente spazientito, ma pagare così tanto un pilota che si lamenta a ogni intervista adesso è davvero ciò che serve a Yamaha?
Ma è Quartararo o lamentaro? Caro Fabio, ok tutto, ma si può sempre dire “no, grazie e ciao Yamaha” (che è comunque chi paga)

Maverick Vinales, ormai diversi anni fa, non ne poteva più e, alla fine, un modo per salutare tutti e andarsene dalla Yamaha nel bel mezzo di una stagione l’aveva trovato. Fabio Quartararo, anni dopo, sembra voler restare alle minacce. Sì, ok, la storia di Quartararo con la Yamaha è anche la storia di un titolo mondiale vinto e con Vinales era tutto diverso, ma quale è, con un contratto Honda già in tasca per la prossima stagione, il senso di restare a soffrire così? E, soprattutto, il senso di continuare a lamentarsi così? Paolo Pavesio, in una recente intervista con Sandro Donato Grosso, lo ha anche detto: “Capiamo la frustrazione, ma certi discorsi andrebbero fatti al nostro interno”. E’ una sintesi, non sono le parole esatte, ma il senso era esattamente quello.

Un mezzo avvertimento, insomma, che Fabio Quartararo sembra aver ignorato subito, già dopo il tremendo fine settimana di Austin. Quattro Yamaha nelle ultime quattro posizioni raccontato tutto quello che c’è da raccontare sulla situazione che c’è, ma questo autorizza un pilota – per quanto campione e per quanto frustrato dall’impossibilità di mostrare il talento immenso che ha – a uscirsene con frasi tipo: “Il team non ha idea di cosa poter fare”.

Yamaha, nelle ultime due stagioni, ha versato nelle tasche di Fabio Quartararo una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di Euro. Ha pagato così tanto e continua a pagare così tanto proprio perché consapevole di dover chiedere pazienza ai suoi piloti. Quelle cifre sono un indennizzo prima ancora che un ingaggio e nessuno costringe nessuno. Non esiste contratto che non si possa rescindere. “Eravamo così indietro –ha detto ancora Quartararo dopo Austin – che ho fatto delle prove, ma non hanno funzionato. Mi aspetto una stagione molto lunga: il team non ha davvero idee su come migliorare tutte le difficoltà che stiamo riscontrando con la moto. Abbiamo disputato una gara, quindi una in meno”.

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E’ un Quartararo, quindi, che prima spara poi prova a competere e che sembra rinnovare solo a se stesso gli appelli alla pazienza. Ma Yamaha non ha mai detto che, lanciando il V4 già da questo 2026, avrebbe lottato per il titolo mondiale. Un progetto nuovo – nell’esasperazione tecnica della MotoGP di oggi – sarà sempre fortemente svantaggiato rispetto a progetti consolidati. O si accetta, o stare lì a logorarsi i nervi e lasciarsi andare a dichiarazioni non proprio aziendaliste non ha senso.

Anche perché, non possiamo dimenticarlo, stare in pista in MotoGP, anche arrivando a trenta secondi da primo, è comunque rischiare la pelle e Yamaha, soprattutto in questo momento, ha bisogno di chi ci crede davvero. Hanno sbagliato? Sicuramente sì e tanto in passato, ma quando se ne sono resi conto hanno tentato una sterzata coraggiosa, con tanto di “indennizzo più che corposo” per chi l’ha dovuta subire. Se quell’indennizzo non è più “abbastanza indennizzante”, allora tanto vale rinunciarci e salutare. Un “ciao e grazie”, spesso, permette di riconoscere il talento molto più di qualsiasi altro lamento.

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