Jorge Martìn chiama tutti “tio”. Jorge Martìn si inginocchia e prega sotto gli occhi del mondo per un secondo posto. Jorge Martìn (e la sua famiglia) non mangia cioccolata da un po’. Jorge Martìn ha avuto un grande nonno, che spinge ancora anche se non può spingere più. Dal Texas è tutto. Solo che in questo tutto c’è tanto da dire per chiuderla così. No, per Jorge Martìn non è stato solo il ritorno alla vittoria in una Sprint o la conferma d’essere ancora un campione dopo il secondo posto nel GP: è stata, soprattutto, la scoperta di Jorge Martìn. Uno che lo vedi leggero, quasi sguaiato. Uno che sembra pure un po’ cazzone. Uno che, invece, è capace di quelle profondità in cui nuotano solo i rari.
Nel parco chiuso di Austin, mentre tutti lo aspettavano per quegli abbracci quasi violenti fatti di pacche sul casco e ovunque capiti, l’ex campione del mondo ha messo tutti in pausa. E s’è inginocchiato. Qualche secondo in silenzio, con se stesso, la sua storia e Qualcuno che per lui c’è mentre il mondo si chiedeva cosa stesse succedendo. Semplicemente pregava. Semplicemente ci spiegava, probabilmente senza neanche saperlo, che con i piloti niente è mai davvero come sembra. Quel “Tio” con cui si rivolge a chiunque – un modo totalmente amicale per gli spagnoli per rapportarsi agli altri – per lui è diventato quasi un nomignolo cucito addosso che a sua volta lo identifica. Ma chi è Tio non necessariamente se ne frega di Dio. Per Jorge Martìn c’è e va ringraziato anche quando non sembra il momento. E’ stata – anche da un punto di vista assolutamente laico – una pagina bellissima di sport. Perché spiega che puoi incontrare qualcuno di grosso veramente, dentro te stesso o al di fuori di te stesso, anche mentre sei steso su un letto, con fratture ovunque e la tremenda paura che tutto quello per cui hai sempre vissuto potrebbe non essere più. E mentre cerchi, forse anche riferendoti e aggrappandoti a un Oltre, di tornare a essere.
Ecco, “tornare a essere”, è qualcosa che a Jorge Martìn è riuscito. Senza dimenticare niente di tutto quello che è significato. Di tutto quello che c’è voluto. E, meno che mai, di tutti quelli che hanno aiutato. Anche in maniera stramba. Come, ad esempio, non mangiare cioccolato. “Sono davvero grato – ha detto nelle interviste del post gara - Tutta la mia famiglia prega dietro le telecamere e non mangia cioccolato perché vuole che io sia in testa, e mio nonno, da lassù, mi sostiene sempre e mi dà forza. Questo è il mio modo di ringraziarlo". Sulla potenza della parola “nonno” potremmo discutere per giorni. Sul significato della parola “Dio” per qualche mese. Su quel modo di essere “Tio”, invece, una carriera intera. Ma è sulla cioccolata che c’è andata l’attenzione. Martìn ha spiegato che nella sua famiglia ne vanno matti tutti. E che da quando s’è infortunato, ognuno dei suoi familiari s’è ripromesso di non toccarne più neanche uno scacchetto fino a che Jorge non sarebbe tornato a stare bene. A stare bene e vincere, che poi per un pilota sono esattamente la stessa cosa.
“Sono molto grato.- ha detto ancora - So cosa significa trovarsi in un momento difficile. Quindi sono molto felice e mi godo il momento, il qui e ora, perché non si sa mai cosa succederà dopo”. Sì, non si sa mai, ma l’impressione è che tra la famiglia Martìn e qualche quintale di cioccolato ormai la distanza è minima davvero. “Pensavo che sarebbe andata molto peggio – ha concluso - Venerdì ho cercato di risparmiare energie e sabato mi sentivo incredibilmente bene, ma dopo la caduta successiva alla vittoria di ieri, ho avuto un po' di dolore alla mano. Oggi, però, ho spinto al limite e negli ultimi tre giri ho dovuto arrendermi perché il mio braccio sinistro era completamente distrutto. Le ossa sono sicuramente guarite, ma mi manca ancora forza, soprattutto nel polso. Dico sempre che il corpo è progettato alla perfezione (Dio che ritorna, ndr): se manca qualcosa, si soffre in altre aree. Ora sarà importante riposarmi per qualche giorno". Riposarsi come si riposa uno che chiama tutti (e si fa chiamare) “Tio”.