Quando Sendhal scrisse Il rosso e il nero aveva in mente l’esercito e il clero, la Chiesa. Noi, che non abbiamo fatto le scuole alte, pensiamo a Ducati e Aprilia dopo il weekend di Austin e, strizzando le sinapsi, pure a Ferrari e Antonelli, perché anche in questo caso il rosso di Maranello ha dovuto cedere il passo al nero Mercedes. Va bene così, figuriamoci. Di rosso, in una domenica tutta italiana per lo sport, rimane Jannik Sinner, che dopo una prova monumentale a Miami dedica la vittoria a “Kimi e Bez.
La doppietta di Aprilia ad Austin, che avevamo già visto la settimana prima a Goiania e che avrebbe potuto ripetersi nella Sprint se Bezzecchi non avesse sbagliato, è una conferma più solida di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Tra Thailandia e Brasile si era parlato molto della carcassa esotica portata da Michelin, una carcassa che Ducati faceva fatica a digerire: aspettiamo Austin, si era detto. La configurazioni standard per la gomma, il lungo rettilineo in cui Ducati può esprimere tutta la sua cavalleria e, come se non bastasse, un Marc Marquez nel suo posto felice avrebbero fatto la magia. Marc invece chiude con un sesto posto la domenica e una caduta il sabato, 11 punti in totale. I più attenti ricorderanno il ghigno benevolo con cui Massimo Rivola, numero uno di Aprilia Racing, aveva commentato la vittoria di Bezzecchi in Brasile ai microfoni di Sky: “Non vediamo l’ora di andare ad Austin per capire a che livello siamo”. Il livello: Jorge Martín vince il sabato, Marco Bezzecchi la domenica e Michele Colaninno sale sul podio per ritirare il corno texano in camicia safari e pantalone bianco.
Ora a Noale hanno occupato i primi due posti della classifica, al terzo c’è Pedro Acosta con una KTM tutt’altro che competitiva e la prima Ducati è quella di Fabio Di Giannantonio, con 31 punti di distacco. Marc Marquez invece viaggia a 36 punti dalla testa della classifica, suo fratello Alex a 53, Pecco Bagnaia a 56. E dopo la gara i due piloti del Team Lenovo si sono lamentati assieme delle prestazioni della moto. “I problemi ce li creano le altre marche”, ha raccontato Marc Marquez a DAZN Spagna. “Evidentemente abbiamo fatto un piccolo passo in avanti, siamo più veloci in quasi tutte le piste in cui siamo stati, sia come giro veloce che di ritmo. Però Aprilia ha fatto un passo più grande, dobbiamo continuare a lavorare e rimanere più uniti che mai. Non credo che dovremo fare delle grosse modifiche, manca poco, basterà poco. Il giusto per ridare confidenza al pilota. A quel punto è una ruota, ti trovi meglio con la moto e vai più forte, la moto migliora ancora e abbassi i tempi. Vediamo se riusciremo a fare un passetto in avanti a Jerez, un po’ alla volta riusciremo a riprenderci. A livello di velocità dura e pura ci siamo, quello che ci manca di più è la costanza”. Pecco Bagnaia, a Sky, è stato più conciso ma forse anche più caustico: “Al momento Aprilia fa un po’ quello che vuole e noi siamo un po’ limitati nelle prestazioni perché non possiamo spingere al cento per cento”. D’altronde parte di lui, che l’anno prossimo correrà con l’Aprilia, ha pure un modo per vedere la situazione con ottimismo.
Marc Marquez deve recuperare e non è ancora al 100% della forma fisica, ma l’incidente è stato lo scorso ottobre e qualcosa di peggio è successo a Jorge Martín che nel 2025 non ha praticamente corso, per poi cominciare il 2026 con una moto nuova e saltando i test di Sepang: cosa dovremmo dire di lui? Pensare che Marc Marquez possa restare fuori dalla lotta al titolo sarebbe una follia, credere che sia ancora il favorito lo è altrettanto. Bisognerà vedere se e quanto Aprilia saprà tenere la barra dritta, perché la stagione è lunghissima e Ducati sa bene come arrivare in fondo per giocarsi il mondiale. Dall’altra parte la motivazione è altissima, i piloti sono in forma e la moto comincia a ricevere attenzioni a cui forse non si erano abituati: Ducati ad Austin ha introdotto le ali laterali e posteriori (che qualcuno aveva cercato di vietare all’Aprilia durante l’inverno) e probabilmente in queste settimane di pausa a Borgo Panigale si comincerà a studiare il nuovo sistema aerodinamico implementato sulle carene della RS-GP. Ci sono buone probabilità che da qui a Jerez, dove la MotoGP arriverà a fine aprile, gli ingegneri bolognesi avranno lavorato senza sosta, giorno e notte, cercando idee e cavalli anche nello sgabuzzino delle scope. Perché è meglio cercare o persino copiare di perdere. A ben vedere, in MotoGP tutto è meglio di perdere. Un po’ come per Julien Sorel, il grande protagonista del capolavoro Stendhal. Certo, a lui non andò troppo bene.