Da un piccolo paese sulle colline intorno Palermo, Marineo, al sogno della F1, la storia di Gabriele Minì è una di quelle favole che, spesso, nel motorsport contemporaneo non si vedono più.
Perché il siciliano, che nei giorni scorsi ha svolto i suoi primi chilometri al volante di una F1 a Silverstone, con un’Alpine A525, ogni salto effettuato nella propria carriera se l’è dovuto guadagnare a suon di risultati e sudore.
Classe 2005, e attualmente in lotta per il titolo di F2 con MP Motorsport, Gabriele fa parte dell’accademia giovani di Alpine dal 2021. Ci è arrivato dopo essersi fatto strada tra chi di possibilità ne aveva infinitamente più di lui, soltanto grazie alle vittorie. Tutto comincia dai kart, insieme a papà Fabrizio. È lì che si fa notare, sfruttando al massimo quelle poche possibilità che gli si erano presentate davanti nei primi anni in pista: di lui se ne innamora Nicolas Todt che gli concede di entrare nella sua All Road Management, la stessa società che gestisce gli interessi di Charles Leclerc (e non solo).
Nelle stagioni successive si laurea vice-campione europeo Fia Karting Junior nel 2018, stesso risultato raggiunto l’anno successivo ma in categoria senior: tra i “grandi” è il miglior rookie, presentandosi così al mondo delle monoposto.
Nel 2020 debutta vincendo in F4 italiana, dimostrandosi già un “professore”: vince quattro gare, ma soprattutto mostra una costanza di rendimento impareggiabile. Il titolo gli vale la chiamata di Alpine, che lo inserisce nel suo programma giovani: i colori della squadra francese lo accompagnano fino alla F2 tra alti, bassi, e parecchia sfortuna: si gioca il titolo in Formula Regional, nonostante due anni non semplicissimi con il team ART, e poi in F3, arrivandoci sempre vicino ma dovendosi accontentare dei titoli di vice-campione.
Le cose non vanno meglio al primo anno di F2, la scorsa stagione, con il team Prema mai così in difficoltà nella sua storia: tanta fatica, pochi squilli e la F1 che si allontana tutto d’un tratto. Quest’anno, però, nonostante un team non di vertice come MP, fin qui ha realizzato un mezzo capolavoro: secondo in campionato, in lotta con il bulgaro e junior Red Bull Nikola Tsolov, con una vittoria e otto podi conquistati. In termini di costanza, ancora una volta, non c’è nessuno come lui.
Così arriva il regalo di Alpine, nella mitica Silverstone. Gabriele completa i suoi primi giri al volante di una F1, una di quelle tappe che in carriera non si dimenticano mai. Lo fa bene e senza intoppi, per 600 km. L’Italia dei motori sorride grazie all’ennesimo giovane protagonista ed è bene ricordare come in questo momento non ci sia soltanto Kimi Antonelli.
Il pilota Mercedes è la punta, ma dai campionati propedeutici fino al karting di italiani che si stanno mettendo in mostra ce ne sono tantissimi, forse mai così tanti negli ultimi anni. E vederli vincere, lottare, è uno spettacolo.
Per Gabriele è un altro piccolo passo verso il suo sogno, cominciato nell’officina di papà Fabrizio a Marineo, nonostante nel prossimo futuro non sembra esserci la possibilità di diventare uno dei 22.
Alpine è al completo e, in caso di addio a Franco Colapinto, al posto dell’argentino ad Enstone potrebbe tornare - per l’ennesima volta in carriera - Fernando Alonso. In questa F1 non c’è posto, la stessa cosa che sta sperimentando un altro italiano velocissimo, Leonardo Fornaroli.
Campione di F3 e F2, quest’ultima vinta da rookie, è in lotta con Rafa Camara - junior Ferrari - per un posto da titolare in Haas, supportato da McLaren. Altri sedili, al netto di rivoluzioni pesanti, al momento non ce ne sono.
Per il palermitano è un sogno in stand-by, almeno per ora, ma ciò non toglie nulla alla favola di cui fin qui è stato il protagonista. Una storia di un motorsport romantico che non esiste quasi più, costruita su tanto talento e pochi soldi.