Il test viene anticipato di un giorno a causa delle previsioni meteo. Nicolò Bulega, di ritorno dalla tripletta di Balaton, corre in Toscana per salire sull’ultimo prototipo Ducati con cui mette assieme una ventina di giri nel pomeriggio di lunedì. La moto è la 850 del 2027, le gomme sono Pirelli e il tempo è un 1:47.200, almeno secondo i colleghi di GPOne che l’hanno riportato in esclusiva. In pista con Bulega c’erano anche Michele Pirro (1:47.600), Daniel Pedrosa e Jonas Folger, con quest’ultimo che (sempre secondo quanto riportato da GPOne) ha chiuso con un miglior tempo di 1:49.800, quasi tre secondi più lento di Bulega e un secondo abbondante più di Pedrosa, che ha fermato il cronometro a 1:48.500. Al netto della prestazione quasi preoccupante del tedesco, se non altro perché questo weekend sarà chiamato a sostituire Maverick Vinales per il GP di Francia, il miglior giro di Nicolò Bulega ci lascia con tre importanti considerazioni da fare.
La prima, definitiva: Bulega è pronto per la MotoGP. In una ventina di giri con un prototipo nuovo ha tolto quasi mezzo secondo dal tempo di Michele Pirro, che la moto la conosceva già. Lo ha fatto con 16 vittorie consecutive in Superbike e con almeno un paio di opzioni sul tavolo per il prossimo anno, con la più accreditata che lo vedrebbe sulla Desmosedici del Team VR46 a fianco di Fermín Aldeguer. Il fatto che Nicolò stia andando già così forte con la moto 2027 lascia anche meno spazio di manovra a Ducati, che farà bene a pensarci a lungo prima di lasciarlo alla concorrenza.
La seconda considerazione è sulle prestazioni. Con Bulega siamo a poco più di tre secondi dal tempo della pole position siglato da Marc Marquez nel 2025, un clamoroso 1:44’169. Considerando le condizioni della pista non ottimali (se non altro per la gommatura), lo sviluppo da fare sugli pneumatici, quello previsto sulla moto e tutto il tempo che può limare il pilota possiamo immaginare che la 850 del 2027 andrà spaventosamente forte, forse più della moto attuale. Anche perché il circuito toscano ha parti molto guidate in cui una moto più leggera può aiutare, vero, però ha soprattutto uno dei rettilinei in cui puntualmente si raggiungono i picchi di velocità massima più alti del calendario. Facile pensare che la moto sarà ancora più efficace in circuiti meno veloci, a partire dallo stesso Jerez e continuando con Sachsenring, Balaton o Misano.
Il che ci porta al terzo punto fondamentale: Ducati ha lavorato bene, anzi benissimo sui nuovi prototipi. La sensazione è che, al netto di qualche piccolo aggiustamento, i valori in campo tra i costruttori saranno gli stessi di adesso, con la felice eccezione della Honda che dovrebbe migliorare sensibilmente e della Yamaha da cui è lecito aspettarsi un passo in avanti.
Ne sapremo certamente di più tra un paio di settimane, quando i piloti titolari scenderanno in pista per i primi test a loro riservati con le 850 gommate Pirelli nel lunedì di Barcellona dopo il Gran Premio.