Sono passati sedici anni dal giorno in cui Roger Federer scoppiò a piangere in mondovisione dopo una finale del Grande Slam. Era l'Australian Open, era il 2009, e aveva appena perso al quinto set una spettacolare battaglia di cinque ore contro Rafael Nadal. Vincendo, Roger avrebbe superato i 14 titoli major di Pete Sampras: il pensiero rivolto a quest'impresa mancata, mischiato alla stanchezza e al nervosismo del momento, lo fecero singhiozzare appena il direttore del torneo gli consegnò il piatto d'argento e il microfono sul quale lo svizzero avrebbe dovuto appiccicare il tradizionale discorso del secondo classificato. Riuscì a malapena a pronunciare due parole: "Oh my god, it's killing me". Il pubblico della Rod Laver Arena si alzò in piedi, Rafa prese Roger sottobraccio e - sussurrandogli qualcosa che non sapremo mai - gli strappò un sorriso. Dopodiché la cerimonia proseguì con le modalità canoniche; Federer si sforzò di produrre un discorso conciso ma dovuto ('Perché quello che merita di avere l'ultima parola oggi è Rafa, non sono io"), Nadal lo consolò ulteriormente con una previsione che adesso possiamo definire corretta: "So come ti senti ora, so che è durissima, ma sei uno dei migliori di sempre e non sarà certo questa giornata ad impedirti di superare Sampras".
Oggi, stesso posto, stesso stadio, è accaduto qualcosa di simile. Non è stata una finale epica di cinque set e altrettante ore, ma la vittoria netta - senza concedere nemmeno una palla break - di Sinner ha gettato Zverev nello sconforto poco prima della premiazione. Jannik, che ha visto Sascha sul palco con gli occhi lucidi e l'espressione afflitta, si è subito fiondato da lui: gli ha messo le mani sulle spalle, l'ha guardato negli occhi come farebbe un padre col proprio figlio, e gli ha ripetuto per tre volte una frase che Alexander ha svelato nella conferenza stampa post partita. "Ero abbastanza giù e piuttosto emozionato in quel momento - ha raccontato Zverev - e penso che lui l'abbia notato. Mi ha detto che alzerò uno di questi trofei nel corso della mia carriera, che sono troppo bravo per non riuscirci. Queste sono state le sue parole. È stato un momento tosto per me, perché mi sono preparato davvero bene per questa finale e stamattina pensavo di avere ottime chance, perché mi sentivo bene fisicamente, sentivo bene la palla nel riscaldamento ed ero convinto di poter competere al meglio. È stato solo un momento difficile per me. Vedere per la terza volta consecutiva un altro che alza il trofeo al posto mio, mentre io sto lì accanto in piedi, è complicato, perché non c'è nient'altro che io voglia di più di tenere in braccio una di queste coppe".
Anche Sinner, nel corso dell'incontro coi giornalisti italiani, ha descritto quel frangente: "Quello che lui sta vivendo non è facile, perché per diverse volte è stato in posizione di vincere uno Slam. Ogni finale comunque è aperta perché se uno arriva fin lì vuol dire che meriterebbe di vincere il trofeo. E lui è un giocatore incredibile; serve bene, si muove bene, gioca solido, sia di dritto che di rovescio, mentalmente è forte. È difficilissimo giocare contro di lui. Ovviamento l'ho visto giù, ma quello che gli volevo far capire è che noi siamo tennisti, ma è come se ai tornei andassimo assieme, come compagni di classe che al posto dei libri da studiare hanno la racchetta da tennis. Siamo comunque compagni, e penso che un piccolissimo aiuto da parte di un altro giocatore in una situazione del genere può dare una mano. Credo tutti saremmo felici se vincesse uno Slam, perché è uno che se lo merita, che si allena intensamente da anni per riuscirci".
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Zverev che, nonostante fosse prostrato per la terza finale Slam persa su altrettante giocate, ha mostrato una lucidità incredibile nelle altre fasi della conferenza stampa. Ha definito la forza di Sinner sul cemento "di un altro universo", spiegando come rispetto ai precedenti incontri sul duro (agli ottavi di finale degli Us Open 2021 e 2023 era stato Alexander a battere l'italiano, concedendogli complessivamente un solo set), Jannik sia migliorato in tutto: "L'unica cosa che riesco a fare meglio di lui è servire. Per il resto lui è più bravo col dritto, col rovescio, a rete, e negli spostamenti di gambe. Sembra Djokovic prime, soprattutto sul cemento, dove sbaglia raramente e ti dà la sensazione di dover sempre fare qualcosa di speciale per vincere il punto". Non ha mancato di rispondere ad un paio di domande scomode il tedesco che, interrogato sul caso Clostebol di Sinner e sull'influenza che l'eventuale squalifica avrebbe sul resto del circuito, ha sentenziato: "Non conosco la faccenda, so che è già stato assolto una volta. E poi so che è un gran bravo ragazzo, non ho veramente niente contro di lui, vediamo cosa succede nei prossimi mesi. Non mi aspettavo questa domanda". Un giornalista, infine, ha chiesto a Zverev cosa ne pensasse della spettatrice che gli ha urlato contro durante la premiazione, ricordandogli le vecchie (e archiviate) accuse di violenza domestica sul suo conto: "È da nove mesi che il caso è stato chiuso. Penso fosse l'unica nello stadio che pensasse a questo genere di cose in quel momento. Io ho fatto tutto quello che dovevo e non voglio riaprire questa questione adesso".