Kimi Antonelli non smette di stupire. Cinque vittorie nelle prime sei gare della stagione, 66 punti di vantaggio in classifica sul secondo, Sir Lewis Hamilton, che a Monaco gli è arrivato alle spalle ma lontanissimo in termini di passo. Tutto questo a diciannove anni e con una serenità disarmante, la stessa che per certi versi ha messo in crisi George Russell, staccato di 68 punti dall’italiano.
Sempre a Montecarlo era arrivata la pole position, la prima di un italiano tra le stradine del Principato dopo Jarno Trulli nel 2004, poi una gara gestita con una maturità che ha lasciato a bocca aperta l'intero paddock, piloti compresi: prima un ritmo impressionante, poi la bandiera rossa e la seconda ripartenza con una pressione enorme sulle spalle. Sarebbe bastato un niente per buttare la vittoria, ma Kimi è stato semplicemente perfetto. E alla fine, per chiudere in bellezza, anche un traverso alla Rascasse che sembrava quasi un saluto.
Lo era, per festeggiare. A spiegarlo una volta arrivato a Barcellona è proprio Antonelli, che prima però racconta di come ha dovuto gestire la gara per non commettere sbavature, nonostante le continue richieste di Mercedes: “Volevano che gestissi maggiormente le gomme, ma quando abbassi l'intensità di guida e il livello di concentrazione il rischio è quello di rilassarsi troppo e commettere un errore. Mi è capitato di tirare un po' il fiato e poco dopo sono andato lungo alla chicane del Porto”, aggiunge come riportato da Motorsport.com.
“Da quel momento mi sono detto che dovevo restare concentrato. La squadra voleva anche che costruissi un margine di sicurezza sufficiente per affrontare un eventuale pit stop in caso di necessità, quindi passavamo da richieste di aumentare il ritmo a momenti in cui mi veniva chiesto di rallentare. Alla fine... sì, lo ammetto, la sgommata alla Rascasse prima della bandiera a scacchi l'ho fatta di proposito, ma ho scelto il punto perfetto per farlo!”.
Ha dato spettacolo per ben 78 giri, poi ha chiuso in bellezza. Sul podio, però, qualcosa è andato storto, o almeno così sembrava dall'esterno. Kimi è salito dritto sul gradino più alto ignorando completamente il Principe, una scena che in molti hanno notato e che, a freddo, ha voluto chiarire: “Ho avuto modo di rivedere la gara e mi sono accorto solo dopo che, quando sono salito sul podio, sono andato dritto verso il gradino del vincitore ignorando la presenza della famiglia reale. Onestamente non me ne ero reso conto, ero decisamente euforico in quel momento. La sera mi sono scusato con lui: mi ha sorriso dicendo che non c'era alcun problema”.
Lo ha fatti in occasione della cena di gala, uno di quegli appuntamenti che Monaco ti regala solo se hai vinto, e anche lì Antonelli si è trovato a suo agio come se ci fosse abituato da una vita. “Ero seduto vicino alla principessa ed è stata molto simpatica. Mi ha raccontato molte cose, tra cui la sua esperienza nel nuoto che l'ha portata fino ai Giochi Olimpici di Sydney”. Ha dormito con il trofeo accanto al letto, è tornato a casa con suo padre, poi subito la testa a Barcellona. Perché il campionato è ancora lungo e lui lo sa benissimo.
Sulla Spagna, infatti, ha già le idee chiare: “Ogni weekend rappresenta una sfida diversa. Qui farà molto caldo e, rispetto allo scorso anno, avremo a disposizione una gamma di pneumatici più morbida di uno step. Mi aspetto una gara a due soste e credo che sarà molto interessante”. E parlando del weekend che è appena iniziato, è venuto fuori anche un retroscena sul suo rapporto con Peter Bonnington, “Bono”, il suo ingegnere di pista, l’uomo che lo guida via radio. “Ho dovuto spiegargli che quando mi vede fare un gesto strano con la mano destra è perché fa parte di uno scongiuro. La sua reazione è stata di grande sorpresa. Gli ho spiegato che quando qualcuno ci tira una gufata bisogna reagire subito e posso confermare che ha iniziato a farlo anche lui!”. Sembrerà banale, ma questo Antonelli pare tutto fuorché preoccupato o sotto pressione. Ed è proprio questo l’aspetto che spaventa gli avversari.