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11 giugno 2026

Marco Bezzecchi che cita Gattuso? Era quello che serviva: un mondiale contro Marquez non te lo giochi per quanto vinci, te lo giochi per come perdi

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

11 giugno 2026

Nella boxe ti insegnano che saper incassare i colpi è più importante che metterli a segno. Marco Bezzecchi, mullet in testa e fisico nervoso, sembra proprio il tipo adatto a salire sul ring, uno in grado di saltellare attorno all’avversario con eleganza e ritmo per massacrarlo un po’ alla volta. A Balaton però non sono bastati “il lavoro da muratore” dal venerdì o l’intelligenza tattica. Serviva prendere il jab in silenzio e lui l’ha fatto
Marco Bezzecchi che cita Gattuso? Era quello che serviva: un mondiale contro Marquez non te lo giochi per quanto vinci, te lo giochi per come perdi

C’è un’immagine di Marco Bezzecchi che spiega bene che razza di tuoni che gli giravano in testa dopo il GP d’Ungheria. Il tipo sta nel box seduto sulla sua sedia, attorno non c’è quasi più niente: i pannelli Aprilia, i computer, i tappeti, le gomme. È già tutto sul camion che da lì a un’ora partirà per un viaggio di circa otto ore verso Noale, dopo una trasferta che ha visto la squadra fuori per due settimane. Vicino a lui c’è ancora la moto, è coperta da un telo perché probabilmente non hanno finito di sistemarla dopo il botto alla prima curva. Marco guarda nel vuoto. E con chi te la prendi? Con Jorge Martín non puoi, o comunque non più di tanto. Puoi prendertela con l’Altissimo, cosa che conoscendolo avrà sicuramente fatto in degna misura, oppure con te stesso per non essere partito abbastanza avanti da evitare la catastrofe.

A un certo punto Marco si alza e abbraccia la sua moto, o quello che ne rimane. Poi, più tardi, mette un paio di foto su Instagram: nella prima c’è lui in griglia prima del vita, nella seconda un meme di Rino Gattuso ai tempi dell’OFI Creta: “Sometimes maybe good, sometimes maybe shit”.

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Un post condiviso da Marco Bezzecchi (@marcobez72)

Il che ci porta piuttosto in fretta a una riflessione su stagioni come questa, o come quella combattuta tra Fabio Quartararo e Pecco Bagnaia nel 2022: il mondiale non lo porti a casa con le vittorie, lo porti a casa gestendo le sconfitte. Nello specifico, scegliendo un podio invece di uno zero e una sfuriata veloce al posto di un dramma, scegliendo di non scivolare nell’ansia. Marco Bezzecchi sta correndo con un’attenzione che si vede di rado in MotoGP: sembra la stessa di Jorge Martín nel 2024, quando lo spagnolo vinse appena 3 gare contro le 12 di Bagnaia. Eppure Jorge vinceva le Sprint, portava a casa i punti e, di fatto, puntava sempre a chiudere col segno positivo sulla lavagna. Oggi Marco ha venti punti sul compagno di squadra, 42 su Di Giannantonio che è terzo e 72 su di un Marc Marquez ritrovato che, però, ha appena finito di correre in uno dei circuiti che gli sono più favorevoli.

I distacchi non permettono di gestire in nessun caso, sono però abbastanza per sapere di aver fatto le cose per bene fino a qui. Oltre al fatto che lo zero della domenica è un problema ma non una catastrofe: i punti buttati via domenica sono 16, forse anche meno, di certo non abbastanza per distogliere l’attenzione dal premio grosso o, ancora peggio, da costringerlo a dei tempi di recupero a causa di un infortunio. I fatti ci dicono che Marco è ancora il favorito. E ci dicono anche, a vedere gli avversari, che stiamo assistendo una delle stagioni più combattute degli ultimi anni. Portarlo a casa renderebbe tutto ancora più memorabile. Tenere gli occhi sul traguardo con una testa da boxeur è l’unica cosa da fare, per il resto “Sometimes maybe good, sometimes maybe shit”.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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