La guerra tra Ducati e Aprilia è il grande tema di questo inizio di stagione. Per il momento Noale vince 2-0, eppure le condizioni in Thailandia per i test e in Brasile per il circuito non sono mai state davvero chiare. Fortunatamente adesso si correrà ad Austin, dove l’anno scorso a vincere fu Pecco Bagnaia davanti ad Alex Marquez e ai due piloti VR46 (Di Giannantonio prima e Morbidelli poi) per un totale di quattro Desmosedici davanti a tutti, cinque se Marc non fosse caduto mentre era in testa.
Aprilia oggi ha un progetto solido: funzionano i piloti e funziona la moto. In Ducati invece, il considerevole aumento delle variabili ha reso il progetto meno efficace: dipende dal pilota, dal circuito, dal tipo di moto che guida, dalle gomme che monta. C’è tutto, non sempre però. Il problema più grande sembra essere il motore, lo stesso (per questioni regolamentari) impiegato nel 2025, il che comunque non ha impedito a Fabio Di Giannantonio di partire dalla pole e portare a casa due podi e di mettere Marc Marquez in condizione di vincere la Sprint.
A guardare il box di Pecco Bagnaia invece sembra che poco o niente sia cambiato rispetto allo scorso anno. Se davanti alle televisioni è morbido, quasi controllato, nel documentario prodotto da Ducati, Inside, lo vediamo più scuro in volto e quasi deluso: “Ero in balia di quello che faceva la moto”, le sue parole ai suoi tecnici dopo la caduta di domenica. Nella sua consueta analisi di fine weekend poi, Gigi Dall’Igna ha raccontato di come buona parte dei problemi di Pecco siano da ricercare nella scivolata a inizio Q2 che, in seguito, l’ha relegato all’11° casella in griglia: “Bagnaia ha commesso un errore cruciale in qualifica. Su un circuito con questa configurazione, dove i sorpassi sono notoriamente difficili, recuperare da una posizione di partenza non ottimale per cambiare il risultato della gara diventa veramente complicato”.
Sempre Dall’Igna ha parlato così del weekend di Marc Marquez: “Ha dovuto affrontare difficoltà insolite, guidando sulla difensiva a causa di problemi di ritmo gara e di una scarsa sensibilità con la moto. Nonostante ciò, ha dimostrato un'immensa determinazione, guidando in modo aggressivo per sfruttare al massimo il potenziale della moto. Tuttavia, nemmeno la tipica tenacia di un campione è bastata a superare i limiti della giornata”. Insomma, il pilota c’è e manca la sensibilità, il feeling. Qualcosa di simile l’ha detta Alex Marquez, che da quest’anno guida una GP26, ai microfoni di Sky Sport MotoGP: “Parlo per me, faccio fatica un po’ in ingresso curva, soprattutto sul come fermare la moto. Non ho quel feeling che mi permetta di avere quel flow che mi piace per andare al limite o per fare le cose come mi piacciono. Devo farle in maniera diversa, in maniera meno naturale”.
Di fatto quindi alla moto manca concretezza, un po’ quello che era successo nel 2025, fatta esclusione per Marc Marquez. E l’Aprilia ne approfitta. Ecco perché, invece di pensare che il mondiale inizierà in Europa, conviene fare un ragionamento su Austin, in cui i risultati saranno fondamentali per la stagione. Non solo si prendono i punti come in tutti i GP, si prendono a casa della Ducati e di Marc Marquez. E finché sono loro a riempirsene le tasche va tutto bene, eppure nel caso in cui l’Aprilia dovesse trovare il modo di arrivare davanti sarà una doccia gelata per i bolognesi, che - con il GP del Qatar posticipato a novembre -hanno la grande fortuna di poter lavorare per tre settimane consecutive prima di correre a Jerez. La situazione di Bagnaia invece è meno difficile di quanto sembri: per l’anno appena iniziato può confortarsi pensando al prossimo, quando quella moto nera che vince le corse la guiderà lui.