Max Verstappen al Nurburgring avrebbe meritato di vincere. L’Inferno Verde, però, ha le sue regole, e non fa eccezioni per nessuno. Mesi di preparazione, due doppi stint notturni da brividi, una Mercedes numero #3 in testa in solitaria con quasi trenta secondi di vantaggio sulla vettura gemella. Poi, in una manciata di minuti, tutto è svanito. Un problema tecnico, l’ammissione “silenziosa” della sconfitta e la vittoria andata ai compagni di squadra con cui durante la gara c’era stata più di qualche sportellata.
Il Ring ha fermato Max, forse l’unico ad esserci riuscito, anche se a dire il vero l’avventura dell’olandese non era cominciata benissimo. Nei primi giri del suo stint Verstappen era uscito brevemente di pista a Pflanzgarten, andando sull’erba dopo essere quasi decollato su un dosso. Un momento che avrebbe potuto chiudere la gara prima ancora che cominciasse davvero. La sua ammissione, dopo, è stata sorprendente per chiunque lo conosca: “Sono uscito brevemente di pista per un calo di concentrazione. In momenti come questi devi resettare, rifocalizzarti e andare avanti”.
Detto, fatto: da lì in poi è stato un altro film. La rimonta dalla decima posizione alla testa della corsa è stata il tipo di spettacolo che solo al Nurburgring si può ammirare. Un sorpasso da vero opportunista su Engelhartd quando la Lamborghini Huracan del tedesco ha commesso un piccolo errore, poi una manovra sull’erba per passare la Mercedes numero #47 che ha lasciato a bocca aperta tutti quanti. Infine il colpo decisivo: un’entrata perfetta all’interno sul turco Ayhancan Güven, pilota della Porsche “Grello” numero #911, alla prima curva del circuito permanente per prendersi la testa della gara.
Tutto finito? Macché. Quando Maro Engel, al volante dell’altra Mercedes messa in pista dal suo team, ha provato a riprendersi la posizione nel tratto di Tiergarten, Verstappen ha risposto all’esterno, ha resistito fianco a fianco e poi ha allungato. Da lì in poi, non ce n’è stato più per nessuno.
Nel doppio stint notturno ha costruito un vantaggio di quasi trenta secondi sulla vettura gemella, segnando i settori più veloci dell’intera corsa con una costanza che i suoi compagni di squadra - Daniel Juncadella, Lucas Auer e Jules Gounon -, tutti e tre piloti di altissimo livello, non sono riusciti a replicare. E al temirne della gara anche l’esperto Nicki Thiim, salito sul podio con l’Aston Martin numero #34, ha semplicemente detto quello che pensavano tutti: “Verstappen was in a league of his own”. Tradotto, Max stava facendo un altro sport rispetto a tutti gli altri nonostante questi non abbiano assolutamente sfigurato.
Poi è arrivato il problema tecnico alla trasmissione, proprio mentre il compagno Juncadella era al volante della Mercedes davanti a tutti in solitaria. Dopo un primo avvertimento lo spagnolo torna ai box, il vantaggio si azzera e la gara finisce così. Il Ring ha fatto il Ring, ricordando a tutti quanti come per vincere lì, all’Inferno Verde, serve che tutto vada per il verso giusto.
È questa la lezione più pesante che questa edizione della 24 Ore ci ha lasciato. L’equipaggio che ha dominato la gara non ha vinto, tornando a casa a mani vuote. Quello che resta, però, è tutto ciò che è venuto prima di quel rientro ai box: il livello delle gare GT è altissimo e le battaglie di Max lo hanno evidenziato una volta per tutte, nonostante quella dell’olandese non sia stata una passeggiata.
Alla fine, anche se in pista ha perso, per tutti ne è uscito vincitore come l’intera categoria. L’avventura al Nurburgring è stata un autentico spettacolo, dall’inizio alla fine, anche se stavolta gli è andata male. Calendario di F1 permettendo, come ha affermato una volta sventolata la bandiera a scacchi, c’è tempo per rifarsi e per battere la dura legge del Ring.