Non sottovalutate la salvezza di De Zerbi con il Tottenham. Perché se non lo volete chiamare miracolo, poco ci manca. E' vero che gli Spurs possono contare su un parco calciatori di assoluto valore rispetto a un pericolante diciassettesimo posto e che, solo un anno fa, nel nord di Londra si festeggiava un trofeo internazionale, l'Europa League. Ma lo sappiamo: nel calcio tutto cambia e dal sole che cercava spazio tra le nuvole e il Big Ben, si era passati, in breve tempo, all'oscurità. Alle tenebre.
Ange Postecoglu, il 21 maggio 2025, alzava una coppa al cielo che mancava dal 2008 grazie allo storico successo nel derby tutto inglese contro il Manchester United. Non era andata così bene in campionato, dove l'aria era quella del tracollo. Sedicesimo posto, odore di lotta per non retrocedere e quindi la decisione di cambiare tutto. Nuova guida tecnica e prospettive più ambiziose per un club con una proprietà ricchissima.
Thomas Frank era il nome nuovo per tornare a sognare, all'inizio di questa stagione. Le premesse sulla carta erano elevate: il Tottenham 2025/2026 avrebbe dovuto lottare insieme alle altre big della Premier e tornare su livello del suo blasone. Primi mesi buoni e poi la caduta. A Febbraio era arrivato il turno di Tudor, macchiato dal percorso non proprio idilliaco alla guida della Juventus.
Era un lancio dal settimo piano, un precipizio profondissimo verso la Championship. Il manager croato le ha perse tutte (un solo punto in 5 partite) ed è uscito dalla Champions League nella doppia sfida contro l'Atletico Madrid. Il West Ham, terzultimo in campionato e in zona retrocessione, era solo un punto distante. Il pericolo di cadere nella seconda lega inglese era concreto. Un fallimento imperdonabile per una piazza che non giocava la Championship dalla stagione 1976-77. Qui nasceva l'idea folle di affidare la panchina a Roberto De Zerbi.
L'allenatore di Brescia era reduce dalla rescissione del contratto con il Marsiglia, dopo un inizio stagione stentato. La proposta era irrinunciabile: 15 milioni di sterline per 5 anni (una montagna di soldi), ma prima c'era da salvarsi. Impresa per niente facile. Le sconfitte avevano segnato uno spogliatoio che era diventato una polveriera e l'ambiente non accettava l'idea della retrocessione dopo quasi mezzo secolo. Sarebbe stato un dramma ripartire dalla Championship. La classifica e le sole sette partite dalla fine del campionato delineavano però un percorso complicatissimo, dove anche un minimo dettaglio storto avrebbero significato fallimento.
De Zerbi ha dimostrato coraggio e coerenza delle proprie idee. Le scelte facili e gli ambienti poco rumorosi, d'altronde, non gli sono mai piaciuti. Dopo la sconfitta per 1-0 contro il Sunderland, il suo Tottenham ha messo in fila quattro risultati utili consecutivi, tra cui una vittoria pesantissima in casa dell'Aston Villa giocando una partita mostruosa, raccogliendo otto punti fondamentali per raggiungere la salvezza. Lo stop per uno a zero contro il Chelsea, nella penultima giornata, aveva rimesso tutto in discussione. C'era da giocarsi la vita l'ultima giornata, contro l'Everton in casa. Una partita dai cuori forti in cui gli Spurs non hanno brillato, ma sofferto fino a oltre il centesimo minuto. Non è bastato il 3-0 del West Ham, retrocesso in Championship, per ribaltare la situazione.
Al fischio finale Roberto De Zerbi ha esultato come un bambino correndo in mezzo al campo e stringendosi con i suoi calciatori in un abbraccio liberatorio. Il gol di Palinha ha salvato la gloria di un club storico di Inghilterra, ma probabilmente ha svoltato anche la carriera dell'allenatore italiano che da ora in poi inizierà la sua vera storia con il Tottenham. Per la prima volta alla guida di una squadra che gli chiede di vincere. Ma Robertino da Brescia non ha paura di alzare l'asticella.