Charles Leclerc la domenica della Malesia la ricorderà per molto tempo e non per il quarto posto sotto la bandiera a scacchi. Tutto nasce dalla pioggia di Sepang, che prima costringe la Direzione Gara a ritardare la partenza del GP e poi manda in crisi i software delle vetture, facendole piantare in mezzo alla pista da un momento all’altro durante il primo tentativo di ripartenza. Ci è voluta circa mezz’ora per risolvere il problema, con l’asfalto che nel frattempo andava asciugandosi sempre di più.
È questo il fattore determinante dietro l’azzardo strategico di Ferrari al via della gara, con entrambi i piloti usciti dalla pitlane con gomme rosse e non intermedie, al contrario delle due Red Bull e delle due Mercedes. Una scelta che si rivelerà sbagliata dopo sole poche curve: la superficie si stava asciugando, ma il “cross-point” tra gomme da bagnato e gomme d’asciutto era ancora lontano. A quel punto, però, era troppo tardi. Sia Leclerc che Hamilton non rientrano ai box, con il ritardo dalla vetta che nei primi giri arriva a toccare persino il minuto.
Solo una serie di coincidenze fortunate, unite a un ritmo competitivo per entrambi che da solo però non sarebbe bastato, fa tornare i due nella parte alta della classifica: Hamilton addirittura terzo al traguardo, Leclerc quarto. Nonostante tutto, la più rocambolesca delle pezze è stata messa, interrompendo il digiuno da podio che durava dal GP di Belgio, 19 luglio.
La rimonta e la posizione al traguardo, però, non bastano a far accennare un sorriso a Leclerc. Tornato nel paddock, infatti, il monegasco riconosce la complessità della situazione in cui quella scelta a posteriori folle è stata presa, ma non si tira indietro dal bacchettare la sua Ferrari: “In gara la scelta che facciamo è sempre quella più ‘safe’, ma è anche vero che in quelle condizioni sicuramente qualcuno fa una scelta buonissima e qualcun altro una scelta bruttissima, perché non c’è via di mezzo”, racconta a Sky Sport F1.
“Pensavo di aver fatto la scelta giusta, infatti credo che la maggior parte della griglia – mi pare 13 macchine più o meno – fosse con le gomme slick. Abbiamo scelto male e sicuramente ci sono dei team che stabilmente fanno scelte più azzeccate di noi in quelle condizioni. Penso particolarmente alla Red Bull e su quello noi dobbiamo fare un passo avanti”.
Parole pesanti, con un’esecuzione di gara che torna al centro dei riflettori e non in senso positivo: “Tutto quello che poteva andare storto nella prima parte di gara è andato storto, ma tutto quello che poteva andare bene nella seconda parte è andato bene”, ammette poi Charles prima di concludere il suo intervento. “Penso che meglio di terzo e quarto non fosse possibile fare anche in una gara normale. È stata una gara un po’ più sudata di quello che avrei voluto, ma il risultato finale è quello che ci meritavamo”.
La giornata, però, aveva in serbo un’altra sorpresa per il monegasco. Come la maggior parte dei piloti, anche Charles avrebbe dovuto raggiungere Singapore in tempi rapidi direttamente dalla Malesia, per l’ultimo atto della tripletta asiatica in corso. E invece gli è andata decisamente peggio del previsto.
Secondo quanto raccontato dal fotografo Kym Illman, il decollo del suo jet privato è slittato e quel ritardo gli è bastato per perdere lo slot d’atterraggio riservato all’aeroporto di Seletar. Vista la rotta troppo breve dalla Malesia, l’autorizzazione a scendere nella città-stato non è arrivata e il pilota si è ritrovato costretto a tornare indietro. A quel punto, l’unica strada rimasta per arrivare a destinazione è stata quella vera e propria: quattro ore di macchina, per chiudere la domenica in bellezza. Chi l’avrebbe mai detto che quella pioggia al mattino avrebbe complicato così tanto i suoi piani.