La F1 del futuro non guarda alla sua storia solo per il ritorno dei motori V8. Una rivoluzione che avverrà tra il 2030 e il 2031, quando il Circus saluterà definitivamente le power unit turbo-ibride attuali. Al loro posto dovrebbero tornare i motoroni che per anni hanno fatto la storia della F1, con l’obiettivo di avere macchine più leggere, un suono migliore e, soprattutto, costi ridotti.
Su questo, la FIA e la FOM - Formula One Management - sono allineate. Ma sul tavolo, ci sono anche altre proposte e a parlarne, nel corso del fine settimana di Silverstone, è stato il presidente della Federazione Mohammed Ben Sulayem. Una tra tutte fa sognare gli appassionati: l’ipotesi di riportare i rifornimenti ai pitstop, per la prima volta dal 2009.
Non per nostalgia ma per necessità, con una situazione piuttosto semplice da spiegare. Un V8 naturalmente aspirato consuma più carburante di un turbo ibrido per coprire la stessa distanza di gara e, al contempo, uno degli obiettivi principali dei prossimi regolamenti è tagliare fino a 100 kg dal peso delle vetture. Queste, infatti, con gli anni sono diventate sempre più grandi e pesanti, ma soprattutto meno agili e scattanti.
Lo si nota a occhio nudo, nonostante i tempi sul giro e prestazioni generali siano impressionanti. Ma se poi le si deve caricare con più benzina, quel guadagno si riduce o scompare del tutto. I numeri lo dicono chiaramente: nell’era del rifornimento, i serbatoi erano da circa 90-100 litri, intorno ai 70 kg. Quando il rifornimento fu vietato nel 2010, i serbatoi dovettero salire a 200 litri, circa 150 kg.
Con i turbo ibridi attuali si è scesi a circa 105 kg di carburante massimo per gara, ma con un V8 aspirato quella cifra salirebbe di nuovo. E il vantaggio in termini di peso raggiunto con un motore di per sé più leggero rischierebbe di essere vanificato.
La FIA ha commissionato uno studio interno per capire se e come il rifornimento possa tornare e, parlando ad alcuni media tra cui The Race, Ben Sulayem è stato diretto: “Con quanto carburante si parte e quanto si può riempire il serbatoio: è proprio questo che stiamo studiando in questo momento. Ovviamente, se si vuole percorrere l’intera gara, bisogna avere un serbatoio più capiente, altrimenti bisogna fermarsi. Quindi è un aspetto che approfondiremo”.
Non è ancora una decisione, ma un’ipotesi concreta con tutti i pro e i contro che comporta. Sul lato costi, le stime parlano di circa 4 milioni di dollari a squadra all’anno tra attrezzatura e logistica, una cifra non trascurabile. Sul fronte sicurezza, gli incidenti legati al rifornimento hanno segnato alcune pagine buie della storia della F1, basti ricordare Jos Verstappen a Hockenheim nel 1994. Ben Sulayem, però, ha ridimensionato i timori: “Non è un problema se lo si fa nel modo giusto. Stiamo studiando e non è ancora stato deciso niente”.
C’è però anche un lato sportivo che rende l’idea attraente. Il rifornimento cambierebbe la natura della gara, introducendo una variabile strategica che oggi non esiste e rendendo ogni pit stop potenzialmente decisivo non solo per le gomme ma per il carburante. Proprio per questo, oggi, c’è chi lo rimpiange.
È una delle proposte per il futuro della F1, ma non l’unica. Sullo sfondo, infatti, c’è un ragionamento più ampio sui motori e sui rapporti di forza tra costruttori e team clienti. L’idea è quella di un costruttore indipendente, scelto dalla FIA, che produca un V8 accessibile per i team che non vogliono o non possono affidarsi ai grandi marchi. Meno dipendenza, meno politica e più accessibilità. Un modello che ricorda quello della Cosworth negli anni d’oro, quando chiunque poteva comprare un motore competitivo senza dover sottostare alle condizioni di Mercedes o Ferrari.
Sul fronte ibrido, invece, la direzione è verso una componente elettrica molto ridotta rispetto all’attuale 50/50. Ben Sulayem ha detto chiaramente che non si vuole ripetere la situazione in cui i piloti tolgono il gas in rettilineo per ricaricare la batteria. Quella lezione è stata imparata. Tutte questioni ancora aperte, ma il quadro che emerge è quello di una F1 che vuole tornare a essere più semplice, più rumorosa e più strategica.