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12 settembre 2022

Dove l’occhio non arriva: solo lì finisca questa passione

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

12 settembre 2022

Non contano le polemiche, i punti che divino Leclerc da Verstappen nella lotta mondiale ormai conclusa, gli anni di digiuno o la rabbia per una gara conclusa in regime di safety car. Non importa niente, sotto il podio di Monza. Perché la marea rossa arriva ancora una volta fin dove l'occhio può vederla e ci regala il disegno perfetto di una passione impossibile da descrivere
Dove l’occhio non arriva: solo lì finisca questa passione

Sale sul podio vestito di giallo, Charles Leclerc. Il giallo dello stemma del suo cavallino, quello che indica e si batte sul petto dopo la pole position di sabato, a Monza, sorridendo come fosse la prima volta. È lui, prima di tutti gli altri, a dare un'unità di misura della passione. Batte la mano sullo stemma Ferrari e sembra dire, in diretta mondiale, che non importa quante volte resterà deluso o in quante occasioni dovrà ancora accontentarsi di un risultato diverso rispetto a quello del suo sogno più grande. Non importa perché sul suo petto c'è stampato un cavallino che è il sogno, e la responsabilità, per cui ha lavorato per una vita intera. 

E Monza è la ricompensa. Per un pilota Ferrari correre nella bolgia di una marea rossa, sorretto dal tifo di un popolo che ha fatto la storia della Formula 1, è un regalo che lenisce le ferite delle troppe delusioni, che cura con amore quello che non ha funzionato, tra promesse e speranze per un futuro più grande. E' la consapevolezza che, mentre tutti intorno a lui lodano e bramano l'amore dei Tifosi, il loro cuore appartiene solo alla Ferrari e a chi prova, weekend dopo weekend, a portarla sul gradino più alto del podio. 

Così Monza per Charles Leclerc diventa ricompensa e cura anche in una domenica più amare che dolce: sul podio con un secondo posto che sa, ancora una volta, di sconfitta dopo la pole del sabato, annientato da un Max Verstappen imprendibile, forte di una Red Bull rinata dopo la pausa estiva, velocissima anche su suolo italiano dopo il successo olandese del campione del mondo in carica. 

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Perché anche nella gioia a metà di un secondo posto, interrotto da una safety car che ha scortato l'olandese fino alla bandiera a scacchi, il monegasco è comunque l'eroe di casa: il bambino prodigio che proprio su quel podio, nel 2019, ha conquistato il cuore di un popolo intero vincendo la sua seconda gara in carriera e trasformandosi, con diritto, nel pupillo d'oro su cui puntare. 

Sale sul podio vestito di giallo e li guarda, li osserva ricordando l'emozione di una vittoria che porterà sempre e nel cuore e li ringrazia come può, con un secondo posto che è il ritratto perfetto di una stagione fatta di alti e bassi. Li guarda, Charles Leclerc, e non vede la fine. Strizza gli occhi e sembra che i suoi Tifosi, quelli con la T maiuscola di chi anche all'estero definisce così i fans della Ferrari, arrivino fino alla linea dell'orizzonte. Non vede la fine di questa passione, perché anche tra le delusioni loro sono sempre lì, ad aspettare un successo, ad amare questo sport, fin dove il suo occhio gli permette di vedere. E' una definizione di passione, il podio di Monza, come un mare che non termina, un amore che non può essere contenuto, o limitato. Enorme, ingombrante, sempre presente. 

Strizza ancora gli occhi, Charles Leclerc. E poi cede: va bene così, Monza anche quest'anno, tra polemiche e vittorie mancate, non lo ha lasciato solo.  

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