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19 marzo 2022

E alla fine Binotto ha capito

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

19 marzo 2022

È stato criticato per anni, messo in discussione e preso in giro sui social, dai colleghi e in televisione. Ma Mattia Binotto, in questi anni di grande cambiamento per la Formula 1 ha lavorato in silenzio, costruendo un progetto che oggi - dopo la pole position di Charles Leclerc in Bahrain - ha finalmente dato i frutti sperati
E alla fine Binotto ha capito

Al grido di battaglia di "dobbiamo capire", in questi anni di delusione e amarezza, Mattia Binotto si è trasformato in una caricatura comica. Un personaggio da prima tv per Maurizio Crozza, un meme sui social e capro espiatorio sul quale puntare il dito per gli insuccessi della Ferrari.

Dal 2020, anno terribile per la squadra di Maranello, Binotto ha portato però avanti un mantra che è diventato insieme condanna e speranza: "Stiamo lavorando per il 2022". La stagione del cambiamento, quella in cui azzeccare progetto, motore e aerodinamica sarebbe stato davvero fondamentale. Provare a inseguire gli altri, i top team già competitivi, sarebbe stato infatti inutile e deludente per la Ferrari mentre provare a giocarsi tutto per portare in pista un macchina innovativa nell'anno della rivoluzione tecnica e di regolamento sembrava, per gli uomini della rossa, l'unica porta aperta per tornare al top.

Per due anni Binotto ha convissuto con i commenti di chi gridava "date una macchina a questo ragazzo" alludendo al talento di Charles Leclerc e alla debolezza della monoposto messa a disposizione dalla squadra italiana. Ha sopportato i dubbi dei piani alti di Maranello, la delusione dei fans stanchi delle scuse, i commenti di chi - appassionato della domenica - non ha mai davvero capito fino in fondo perché alla Ferrari servisse aspettare fino al 2022.

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E alla fine "ha capito". Ha portato in pista un progetto competitivo e aggressivo, un motore che non sorprende solo sulla rossa ma anche su tutti i motorizzati Ferrari (nessuno eliminato in Q1 nelle qualifiche del Bahrain), una macchina che finalmente è stata data a "questo ragazzo" che con il mezzo giusto non sbaglia, non rischia troppo, non butta via l'occasione finale e conquista la prima pole position della stagione.

È troppo presto per parlare di lotta mondiale, per capire chi ha davvero la macchina più pronta, più adatta al corpo a corpo e a tutte le tipologie di piste che vedremo nel corso di questa lunghissima stagione, per sapere se la Mercedes - apparsa debole e confusa in Bahrain - troverà in tempi brevi la chiave di volta per far funzionare la sua W13. È troppo presto per fare supposizioni e per dare speranze ai tifosi italiani ma quello che abbiamo visto in Bahrain, con la calma di Leclerc dopo la pole, con gli sguardi sorridenti e non sorpresi degli uomini del box, sono una sorpresa che conta per una squadra che sembra finalmente aver trovato il proprio ritmo.

E mentre si parla della bravura dei piloti e della costanza del team un applauso va proprio all'uomo più attaccato di queste ultime stagioni. Che per primo non ha mai smesso di crederci. 

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