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2 aprile 2023

Ferrari a Melbourne tutta la rabbia dei piloti: ora un mese per ricostruire il progetto

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

2 aprile 2023

Charles Leclerc e Carlos Sainz se ne vanno dall'Australia con tanta rabbia e un doppio zero in classifica mondiale. Rabbia per errori che potevano essere evitati, per penalità ritenute eccessive e per una stagione che proprio non sembra ingranare. A Baku, adesso, la prova finale: questo mondiale può ancora essere salvato?
Ferrari a Melbourne tutta la rabbia dei piloti: ora un mese per ricostruire il progetto

La Ferrari lascia Melbourne con uno zero che sa di rabbia, e di occasione sprecata, più che di preoccupazione. Dopo il dramma affidabilità del Bahrain e i tanti problemi di passo gara e competitività visti a Jeddah, in Australia - per il terzo weekend di Formula 1 della stagione - la rossa di Fred Vasseur sembrava aver finalmente ingranato la marcia giusta. Proprio per questo lo zero al via di Charles Leclerc, partito solo da una settima posizione dopo una qualifica complicata, è un rimpianto che non va giù a nessuno, nemmeno a lui: "Un incidente di gara con Stroll" dice il monegasco senza cercare inutili colpevoli, ma la rabbia per un inizio di campionato da dimenticare è tantissima. 

"Non ne va dritta una, dall'inizio dell'anno ad oggi è andato tutto storto. Non penso al campionato, ora come ora dobbiamo pensare gara per gara". E ha ragione, Leclerc. Perché questo non è il tempo delle illusioni. In tre gare dall'inizio dell'anno ne ha chiusa alla bandiera a scacchi solo una, dovendo anche in quel caso recuperare da una penalità importante. 

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Ora c'è un mese di tempo per rimettere in piedi la squadra, per risollevarsi e cercare di capire che cosa è andato, che cosa non è andato, cosa si può migliorare e su cosa invece serve ancora il duro lavoro degli uomini di Maranello. I problemi sono troppi e mentre la Red Bull corre su un altro pianeta Mercedes e Aston Martin si giocano la seconda e terza forza nel mondiale costruttori, mentre alle loro spalle la Ferrari resta a guardare, schiava di quel "cercare di capire" che non li ha ancora abbandonati. 

Ma da Melbourne anche l'altro ferrarista porta a casa solo un pugno di rabbia: zero punti, per lui che partito in quinta posizione, sfilato in undicesima alla ripartenza e risalito in quarta dopo una gara bella e consistente, si è visto scivolare fino in dodicesima, dove ha chiuso il GP per colpa di una penalizzazione alla seconda ripartenza per un contatto con Fernando Alonso. La penalizzazione di cinque secondi per lo spagnolo ha pesato come un'eliminazione dalla gara considerando quanto cinque secondi possano contare alla bandiera a scacchi dopo l'ennesima ripartenza, con tutte le vetture ovviamente raggruppate dalla bandiera rossa prima e dalla safety car poi. 

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Impreca, si arrabbia, chiede ai commissari di poterlo ascoltare ma non c'è niente da fare: la penalità è confermata e il suo lavoro è da buttare. Per lui solo la consapevolezza di una monoposto che, al contrario di quanto visto a Jeddah, gli ha permesso di scalare posizioni importanti in classifica e di mettersi quanto meno a caccia degli altri top team. Una magra consolazione in una domenica da dimenticare di cui neanche Sainz però, proprio come Leclerc, non può dire di non aver avuto colpe: la sua ripartenza su Alonso, come il via di Leclerc con Stroll, sono errori che potevano essere evitati. Errori da niente, errori di gara, cose normali in una stagione lunga e complessa come quella del 2023 che però oggi, sul peso di una squadra già in difficoltà, pesano infinitamente di più. 

La condanna dei ferraristi, in questo campionato tutto in salita per la squadra di Maranello, è che oltre a dover gestire una nuova squadra, un nuovo team principal, i problemi di una nuova monoposto e le insoddisfazioni degli stessi tifosi di sempre, si ritrovano a dover massimizzare ogni risultato, messo sotto la lente di ingradimento di tutti gli insoddisfatti. Loro per primi. E la loro rabbia post Melbourne, rabbia di occasioni perse e sprecate, è il vero volto del team in questo momento. Sperando che Baku, tra quasi un mese, sia la svolta per tutti. 

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