Dopo i casini di inizio 2026, la Federazione Internazionale fa un primo passo indietro. Meno elettrico, più potenza termica: è questo il trend che inizierà a partire dalla prossima stagione di F1, dopo l’introduzione delle attuali power unit con potenza ripartita a metà tra unità termica ed elettrica. Di polemiche per una gestione troppo invadente dell’elettrico ce ne sono state, i primi correttivi sono arrivati a stagione in corso in nome della sicurezza - ancor prima che dello spettacolo - e dal 2027 si inizierà a tornare indietro.
Prima a una ripartizione del 58% termico e 42% elettrico, poi del 60-40 per le stagioni 2028-2029. L’accordo tra FIA e motoristi era stato trovato qualche settimana fa e, adesso, è stato ratificato dal World Motor Sport Council in via ufficiale. Ma non solo: ci saranno “adeguamenti mirati alla potenza dei motori a combustione interna, al flusso di energia del carburante e all’impiego di sistemi di recupero dell’energia, oltre a una maggiore flessibilità nella gestione energetica”, come si legge dal comunicato diffuso al termine della se
Una mezza rivoluzione, più che mai necessaria per mettere una pezza a delle decisioni, quelle sulla natura delle attuali power unit, che oggi sembrano una follia. Erano state prese in un momento in cui i costruttori puntavano forte sull’elettrico, nel motorsport e soprattutto nell’automotive, rivelandosi però fallimentari visto che le stesse case stanno iniziando a rivedere e a tratti stravolgere i propri piani industriali.
Poi, per la F1 in sé, c’è l’aspetto sportivo. Motori non all’altezza del Circus, con il rischio che questo venisse snaturato oltre ogni limite: serviva un cambio di marcia che per fortuna è arrivato, altrimenti la credibilità dello sport stesso sarebbe stata un problema, come sottolineato da molti dei piloti in griglia. Perché, contro questa nuova F1 non si è esposto solo Max Verstappen, ma pian piano un po’ tutti.
“La FIA continua a supervisionare l’evoluzione del Regolamento 2026 e a lavorare a stretto contatto con tutte le principali parti interessate della comunità motoristica”, ha poi dichiarato il presidente Mohammed Ben Sulayem, ribadendo l’impegno della Federazione. “Come per ogni importante cambiamento normativo, il processo non si conclude quando le vetture scendono in pista per la prima volta. Il dialogo e la collaborazione continui sono essenziali per garantire che il regolamento soddisfi le esigenze dello sport, dei piloti e dei tifosi”.
Ai piani alti va dato atto di aver riconosciuto - seppur in maniera velata - gli errori e le problematiche dell’attuale regolamento tecnico, cercando di intervenire in maniera repentina forse per evitare un disastro reputazionale. Adesso, però, a tenere banco è anche un altro aspetto: il regolamento 2030, con le prime discussioni già iniziate.
A confermarlo è proprio Ben Sulayem che, al tempo stesso, ha sottolineato una necessità imprescindibile: “Insieme stiamo esplorando la direzione futura del campionato e valutando come lo sport possa trovare un equilibrio tra innovazione, sostenibilità, prestazioni e appeal per i tifosi negli anni a venire”. E proprio per i tifosi, a sentire le parole del presidente, potrebbe esserci una sorpresa: “Le discussioni sui futuri concetti di unità di potenza, compresi i motori V8 alimentati da carburanti sostenibili, dimostrano la volontà di tutte le parti di impegnarsi nella definizione del prossimo capitolo di questo sport”.
La F1 del futuro guarda anche al proprio passato, come auspicato sia dagli appassionati che dagli stessi piloti. Anche perché, quella che stiamo ammirando adesso, è sì diventata una bella F1, ma comunque estremamente complessa. E in questo momento l’obiettivo di tutte le parti è renderla più semplice. Un ritorno all’essenza, prima che ai soli motori V8, che comunque potrebbero essere affiancati da una parte ibrida molto meno invadente. Stavolta, al contrario dell’attuale regolamento che è sempre stato contestato un po’ da tutti quanti, la direzione sembra quella giusta.