Il motorsport non è più un mondo per comuni mortali. Lo dicono i numeri, le cifre astronomiche spese dalle famiglie più facoltose per far correre i propri figli in kart e alcuni dei piloti attuali di questa F1. Tra questi c’è Lewis Hamilton, che non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione attuale.
Come detto, il problema nasce in kart, in quegli stessi paddock dove anni fa regnava la genuinità. Le cifre spese dalle famiglie sono nell’ordine dei milioni, con i ragazzini che, fin da bambini - a nemmeno dieci anni -, passano più tempo in un motorhome che tra le mura della propria casa. Si spostano da una pista all’altra, di nazione in nazione. E tutto questo ha un solo esito finale: il talento non diventa più la parte fondamentale perché per correre servono i soldi, tanti soldi. I ragazzi con un background normale sono sempre meno, le famiglie milionarie sempre di più già dai primi anni.
“Non ho passato troppo tempo ad esaminare la questione perché è una cosa che, a mio avviso, sta andando costantemente nella direzione sbagliata” ha raccontato Hamilton alla vigilia del fine settimana del GP d’Austria, come riportato da Motorsport.com. “Non c’è alcun senso di responsabilità da parte delle persone che gestiscono queste organizzazioni o che gestiscono questo sport. Non so come, ma deve esserci un modo per renderlo accessibile. È ridicolo”.
Il fatto che a sottolinearlo sia proprio Sir Lewis dovrebbe far riflettere: “Conosco qualcuno che ha un figlio di otto anni e sta spendendo oltre un milione di dollari all’anno. Certo, oggi è più costoso, ma quando ho iniziato ricordo che mio padre spese 20.000 sterline nel primo anno, ipotecando la casa e azzerando i conti sulle carte di credito. Penso solo che oggi sia molto improbabile, se non impossibile, per qualcuno di un contesto normale riuscire ad arrivare a un livello tale da competere con chi spende un milione. Non dovrebbe essere permesso”.
Nei kart si spendono milioni, ma è solo il primo passo del percorso: “Quando avanzi nelle altre categorie, tutto diventa sempre più costoso. Ad emergere non sono quelli con più talento, sono le famiglie con più soldi che creano le opportunità per i ragazzi privilegiati. E purtroppo, questo è ciò che vedremo nei prossimi decenni finché le cose non cambieranno. Tutto dipende dalla FIA e dalla F1. Devono davvero fare qualcosa”.
A tratti, per chi magari non conosce l’ambiente, potrebbero sembrare riflessioni esagerate, ma non lo sono. Negli ultimi mesi siamo stati un po’ in giro per qualche kartodromo, in Italia e all’estero. Abbiamo girato per il paddock di Franciacorta in occasione di una tappa della serie WSK, poi per quelli di Valencia e Mulsen in occasione del campionato europeo. Di favole ce ne sono poche, proprio come raccontato da Hamilton. E se nei weekend in Spagna e Germania ce lo aspettavamo visto il livello estremamente alto, con ragazzi che ormai si avviano a concludere il proprio percorso in kart passando alle formula, quanto visto in Italia fa rabbrividire.
Te ne rendi conto già camminando fuori dal tracciato, nel parcheggio: supercar ovunque, di qualsiasi marchio o misura. Poi entri e vedi dei motorhome giganti, scambi qualche chiacchiera con un paio di genitori e ti dicono che, per provare, sono arrivati lì la settimana prima. Le tende sono enormi, il livello di professionalità è estremamente alto. Alcune hanno addirittura le hospitality, come nei paddock delle Formula. E poi ci sono i ragazzini, dagli 8 ai 14 anni: qualche fortunato veste già i colori di squadre di F1, ma anche lì è tutto un tema: alcuni sono stati selezionati, altri si sono semplicemente comprati il posto nelle academy.
Tutto regolare, o forse no. Perché se è vero che di soldi nel motorsport ne sono sempre girati in abbondanza, e che in passato di piloti con la valigia ce n’erano eccome, oggi su 100 partecipanti 90 hanno le tasche pienissime. Poi ci sono quei dieci, ma è la proporzione a rendere la questione preoccupante.
C’è bisogno di una soluzione che, almeno per ora, fatica ad arrivare. Stavolta ne ha parlato Hamilton, qualche mese fa era toccato a Max Verstappen ed Esteban Ocon. Il messaggio alla base è sempre lo stesso: le cifre sono folli, specie quelle necessarie per muovere i primi passi. “Tutti noi abbiamo imparato molto dal karting”, ha detto l’olandese. “Il problema è che i prezzi stanno semplicemente andando alle stelle. Le persone pagano da 10.000 a 12.000 euro per un round nelle categorie mini. Sono semplicemente folli. Questo, a volte, limita i veri talenti che non hanno un sostegno economico per affacciarsi alle formula”.
Il francese, invece, delinea uno scenario personale chiarissimo, proprio lui che, già vent’anni fa, vide i genitori vendere la propria casa pur di farlo continuare a correre: “Se dovessi ricominciare la mia carriera nei kart, non sarei qui con il prezzo che costa adesso una gara nella categoria mini. È davvero folle quanto sia costoso e, sì, è un peccato che sia così. Purtroppo, è così che va il mondo nel motorsport”.