C'è un circuito che gli appassionati di F1 non hanno mai smesso di rimpiangere. Istanbul Park era sparito dal calendario del Circus nel 2011, inghiottito da difficoltà finanziarie nonostante avesse prodotto gare memorabili, caratterizzato da un layout unico e una curva, la 8, diventata così caratteristica (e sfidante) da essere replicata da Hermann Tilke quando ha progettato il circuito di Austin, in Texas. Sedici anni dopo, è ufficiale: la Turchia torna in calendario dal 2027, con un accordo quinquennale garantito fino al 2031.
E qui sorge una domanda: se il limite di gare previsto da FIA e Liberty Media è fissato a 24, come verrà gestito il ritorno di Istanbul Park? Il calendario della F1 funziona sempre di più attraverso un sistema di rotazione: le gare non si aggiungono semplicemente, si alternano, perché il numero di appuntamenti - come detto - ha un limite e ogni nuovo ingresso richiede che qualcun altro si faccia da parte.
Nel 2026 Zandvoort ospiterà il suo ultimo Gran Premio in F1, almeno per ora. Barcellona, invece, non sparirà del tutto ma entrerà in rotazione con Spa-Francorchamps, cedendo il suo slot fisso nel calendario. Sono questi movimenti che aprono la porta al GP della Turchia che, insieme al ritorno del Gran Premio del Portogallo a Portimao, rappresenta una delle novità più attese del 2027.
Istanbul Park aveva debuttato in F1 nel 2005, restando in calendario fino al 2011. Era poi rientrato in modo temporaneo durante il periodo COVID, nel 2020 e nel 2021, lasciando ricordi indelebili. Il 2020 fu l’anno della pista ghiacciata, con i piloti che parlavano di una superficie simile a una pista di pattinaggio, praticamente priva di grip.
Ma non solo: in quell’occasione, Lance Stroll conquistò l’unica pole position della sua carriera; Sebastian Vettel salì sul podio nell’ultima, deludente stagione con la Ferrari, fregando Charles Leclerc all’ultimo giro; e poi, soprattutto, Lewis Hamilton conquistò l’ultimo dei suoi sette Mondiali, quello che lo portò ad affiancare nella storia un mostro sacro come Schumacher.
Il 2021 andò meglio, dopo interventi sul manto stradale che restituirono grip e velocità a un circuito che, vista la sua natura tecnica e veloce, sa essere tra i migliori del Mondiale. E quei due weekend avevano dimostrato che Istanbul Park non era mai stata davvero dimenticata, né dagli appassionati né dalla F1.
Ad annunciare il ritorno in calendario è stato Stefano Domenicali, che non ha nascosto il proprio entusiasmo: “Siamo entusiasti di tornare a Istanbul a partire dal 2027 per regalare emozioni a tutti i nostri tifosi in Turchia e in tutto il mondo su uno dei circuiti più emozionanti e impegnativi della F1”.
L’attuale CEO del Circus, però, ha anche parlato del perché il GP, soprattutto al giorno d’oggi, rappresenta un appuntamento speciale: “Come città, Istanbul è un ponte culturale tra Europa e Asia, e offre un mix unico di storia e tradizione con un approccio lungimirante allo sport, agli affari e all'intrattenimento. Molti momenti memorabili della storia del nostro sport sono stati vissuti all’Istanbul Park, e sono entusiasta di iniziare il prossimo capitolo della nostra collaborazione”.
Un benvenuto, ma anche una promessa. Istanbul Park non è una pista qualunque, non è il solito circuito cittadino costruito per fare numeri e spettacolo. È un tracciato unico che chiede qualcosa ai piloti, che infatti non hanno mai nascosto il dispiacere nel non poterci più correre. La F1 ci tornerà dalla prossima stagione e, in un certo senso, era ora. E l’incubo dei nuovi cittadini ad hoc, per una volta, si fa da parte.