Il 2026 di George Russell si è trasformato in un incubo dopo un weekend e una vittoria. Doveva essere il suo anno, quello della corsa al titolo dopo stagioni passate a battagliare, spesso uscendone molto bene, contro Lewis Hamilton, ma senza mai poter lottare davvero per qualcosa di grande. L’inglese ha aspettato la sua occasione per parecchio, arrivato in F1 nel 2019 e “parcheggiato” in Williams per tre anni, prima del passaggio in Mercedes, giusto al termine del ciclo vincente delle Frecce d’Argento.
Ha pazientato e, arrivata la rivoluzione regolamentare, lo scenario sembrava essere quello perfetto: tanta esperienza accumulata, macchina migliore e una stagione da iniziare con l’etichetta di favorito. Così è stato, ma solo per la prima gara. A Melbourne George si è portato a casa la vittoria, l’ultima prima delle cinque consecutive infilate da Kimi Antonelli. Il compagno di squadra che non rappresentava un problema, più giovane e con tanto da imparare, finisce per rovesciare le gerarchie complice un feeling con queste vetture impareggiabile.
Nel frattempo Russell fatica, prendendosela un po’ con chiunque. Prima con la sfortuna, poi con la macchina, la stessa che Kimi nel frattempo piazzava davanti con costanza. In Austria arriva un colpo d’orgoglio, con pole position (tra le polemiche) e vittoria, ma non basta. Antonelli gli risponde a Silverstone nonostante, alla fine, sia l’inglese a guadagnare punti a causa di un problema tecnico sulla Mercedes dell’italiano, poi in Belgio e in Ungheria con una vittoria e un terzo posto.
Il bilancio alla pausa estiva, in favore di Kimi, parla chiaro: sei vittorie contro due, con pure 59 punti di vantaggio in classifica piloti. Un periodaccio, nonostante tutte le premesse iniziali. Come si affronta tutto questo, l’inglese l’ha raccontato in un’intervista concessa agli inglesi di RacingNews365: “Ho pubblicamente parlato del fatto che lavoro con uno psicologo sportivo da diversi anni”, ha spiegato. “Lavoro con lui dal 2020. Questo mi aiuta a ottenere il massimo da me stesso, ma anche dalle persone con cui lavoro, a gestire nel modo migliore la pressione di un weekend di gara e le mie energie durante la stagione”.
Un percorso che, quindi, non è iniziato dopo il sorpasso di Antonelli, ma che oggi gli serve per non farsi schiacciare dal momento negativo, come forse è successo a inizio stagione. Ma non solo: “Non serve necessariamente ad aiutarmi solo nei momenti davvero difficili. In quei frangenti è certamente utile, ma sono molto fortunato ad avere un ottimo gruppo di persone vicino a me. La mia fidanzata e futura moglie, Gwen Lagrue - di recente ufficializzato come nuovo capo del Junior Team Red Bull, però -, Toto e tutte le persone che mi hanno sostenuto”.
Per non farsi inghiottire dalle difficoltà, l’esercizio portato avanti insieme alla sua squadra è soltanto uno: ripensare ai successi e a quelle imprese che anche lui, nel corso della sua carriera, ha realizzato. “Mi aiuta a ricordare di cosa sono capace. Quando penso alla mia carriera, penso alle mie vittorie, ricordo quello che so fare. Questo mi dà fiducia e speranza”.
Tornando a questo 2026, il distacco da Antonelli è enorme, ma non è ancora una sentenza. La stagione è lunga, i colpi di scena non sono mancati e i valori in campo, soprattutto nell’ultimo periodo, sono cambiati più volte. Per realizzare il suo sogno, però, ancor prima di recuperare i 59 punti che lo separano dal compagno dovrà ritrovare il pilota che a Melbourne aveva iniziato il campionato da favorito, stravincendo quel GP.
Per farlo non servono miracoli, ma velocità e adattamento a una vettura che, per adesso, gli sta scomoda. Diversamente, le difficoltà e i dubbi inizieranno a farsi sentire ancora di più.