Sono finite le presentazioni, finiti gli shakedown. La MotoGP è finalmente in pista per il primo test dell’anno e con lei abbiamo cominciato a contare le prime volte. È arrivata la prima defezione (anzi due, quelle di Jorge Martín e Fermín Aldeguer), il primo infortunio (per un Fabio Quartararo fratturato e abbacchiato) e, non potrebbe essere altrimenti, il primo tempo. A farlo segnare (1:57.018) è Marc Marquez, con un casco rosa in testa frutto di un errore di produzione per il quale non c’è stato tempo di rimediare. Marc è velocissimo come lo scorso anno, eppure se si corresse oggi sarebbe dura vederlo sul podio. L’infortunio di Mandalika pesa ancora e il campione del mondo si è limitato a fare brevi uscite di un paio di giri per poi a mettere una gomma media sul finale per provare un time attack. Lo stesso ha fatto, per esempio, Fabio Di Giannantonio, secondo a due decimi dallo spagnolo. Buona parte degli altri piloti invece ha preferito sfruttare tutto il giorno le gomme medie, quasi inutili dal punto di vista tecnico ma sufficienti a ritrovare gli automatismi della MotoGP. Finite quelle, dovrebbero esserci abbastanza treni di gomme morbide per arrivare in fondo al programma.
Terzo posto per Maverick Vinales, che nel box ha Jorge Lorenzo a fargli da coach. Gli altri piloti sono rimasti stupiti dal lungo inverno del pilota KTM, dagli allenamenti sotto la pioggia alla meditazione a bordo pista. La cosa comunque sembra funzionare. È un quarto posto invece per Alex Marquez, fatto segnare però in un momento poco comodo: Alex è un altro che sembra aver ripreso da dove aveva lasciato. Stessa cosa si può dire per Marco Bezzecchi, che dell’Aprilia è contento anche se resta da ritrovare quella comodità di guida con cui si fanno le prestazioni, a quanto pare questa RS-GP funziona meglio ma va adattata. Seguono le due Honda di Marini e Mir, entrambi felici del lavoro svolto dai tecnici durante l’inverno, e un Francesco Bagnaia pressoché rinato: Pecco, a sette decimi dal compagno di squadra, ha parlato a lungo di feeling ritrovato, ricordandoci anche che lui la gomma per cercare il tempo non ha voluto montarla: “Faremo i conti alla fine del terzo giorno”.
Giornata tremenda per Fabio Quartararo, che rimedia una frattura al dito medio della mano destra riuscendo comunque a risultare primo delle Yamaha in nona posizione. Il francese, che rientrerà in Europa, ha picchiato duro sul progetto M1: “Sappiamo ce siamo molto lontani, dobbiamo accettarlo e lavorare duro”.
Decima piazza per Franco Morbidelli, che non ha trovato le giuste sensazioni con la gomma del pomeriggio. Johann Zarco (11°) non è stato felice, lo stesso si può dire di Enea Bastianini, dodicesimo, che lamentava la mancanza di pezzi da parte di KTM. Dietro di lui Brad Binder, Jack Miller e Pedro Acosta, con quest’ultimo più contento di quanto possa far intendere la sua 15° posizione a fine giornata. 16° c’è poi Alex Rins, che ha parlato più nel dettaglio dei problemi Yamaha, uno su tutto il motore: “Adesso è a piena potenza e non basta, tra un mese dovremmo averne uno nuovo”.
Ci sono poi i due piloti del Team Trackhouse, i rookie e i collaudatori. Diogo Moreira si è prodotto nella caduta “più veloce della mia vita”, una chiusura d’anteriore alla curva 5. Una cosa simile è successa sia a Jack Miller che al già citato Fabio Quartararo. Di prime volte, infine, c'è anche stata quella di Jorge Martín davanti ai giornalisti, un Martín come sempre bravissimo a raccontare sé stesso, le sue debolezze e la grande motivazione chge lo accompagna: "Sono nato per questo", dice. Vale la pena credergli.