Puoi tirare fuori un bambino dal ghetto, ma se Fox gli offre un contratto ci rientra di corsa. Nel ghetto del pensiero unico, dell'imbarazzante presa di posizione sul caso Balogun. Puoi anche lavorare per un network vicino a Trump: ma vederti difendere la FIFA - e quindi la vergognosa telefonata di Trump a Infantino - è a dir poco triste.
Parole irrilevanti le mie, visto che tu sei coperto di soldi e di fama e io non ho vinto niente. Parole di un tifoso che ti ha amato quando in campo imponevi la tua verità, il tuo modo di essere e di vincere, il tuo coraggio di essere unico e di fregartene di apparire arrogante, sputando in faccia a chiunque osasse dirti cosa fare. Un mito costruito su indipendenza, su non piegarsi mai, su battute caustiche che colpivano nel cuore del politically correct. Ho pure letto la tua biografia: Zlatan, dove è finito il ragazzino di Rosengård? Questo hai dichiarato su Fox: ti dici felice per gli USA, ammetti che il rosso non ci stava e che la decisione poteva arrivare prima, elogiando Balogun come una marcia in più per la squadra. E quando in studio si scherza sulla vicenda, tu stai al gioco, mentre fuori dallo studio il mondo del pallone giustamente si indigna.
Zlatan, scappa da quello studio. Salvati da quella cravatta, dai danni che sta facendo alla tua aura, a ciò che hai costruito in questi decenni. Ricordati di Maradona, che da giocatore denunciava la FIFA di Havelange, pagandone il conto al Mondiale del 1994 con la strana squalifica per l'efedrina.
Marco Tardelli - campione del mondo 1982 - è stato uno dei primi in Italia a indignarsi per il caso Balogun. Lui che spesso ha reso onore alla memoria del Pibe: l'unico calciatore che si sia mai schierato apertamente contro gli interessi nel calcio, facendo mea culpa, perché un'intera generazione di calciatori non lo ha mai appoggiato e che ancora oggi l'ambiente paga per quel silenzio.
Ti prego, Zlatan, non diventare anche tu yes-man di professione, pronto a dire ciò che fa comodo al padrone. Quello lascialo fare ai tanti poveretti che lavorano e guadagnano (neanche cosi tanto) nei media, agli sciacalli che hanno devastato la percezione della realtà di milioni di spettatori. E qui in Italia ne sappiamo qualcosa: dalla tv lottizzata della Prima Repubblica al grande mercato del consenso costruito dal Cavaliere, che si prese l'Italia promettendo fig* e soldi per tutti.
Guardati attorno. Gary Neville non ha usato giri di parole. E neanche Roy Keane. Wayne Rooney è andato oltre, aggiungendo che Infantino "dovrebbe vergognarsi" per quello che questo fa alla sportività del gioco. Ian Wright si è unito al coro dei dissidenti. Il ct della Norvegia Ståle Solbakken l'ha definita una decisione pessima che farà male al torneo. Pure Sepp Blatter - e quindi non un simbolo di trasparenza - si è schierato contro quel broglio calcistico. Anche la UEFA ha parlato apertamente di linea rossa superata, di decisione ingiustificabile. E in Italia, Giovanni Malagò, presidente della FIGC, l'ha definita come un precedente pericolosissimo. Tutti loro hanno trovato le parole. Tu, che le parole le hai sempre urlate contro il mondo, questa volta le hai usate per proteggere chi comanda. Essere mercenari nel calcio è onorevole. Ajax, Juventus, Inter, Milan, Barcellona, PSG, Manchester United, LA Galaxy, e poi di nuovo il Milan, quasi quarantenne, quando hai trascinato una squadra in crisi allo scudetto. Tu sei stato l'impresa fatta a persona, il coraggio dalla fame vera: e giustamente hai monetizzato, ti sei meritato tutto ciò che hai conquistato. La gigantografia dei tuoi piedi segnati, appesa alla parete della tua abitazione è l'effigie definitiva che ha decretato la grandezza del tuo talento e la carriera che hai perseguito. Ma diventare la voce compiacente del canale di propaganda politica che usa il calcio come strumento di consenso ed elettori è un'altra cosa.
Zlatan, tu eri il ragazzo che non aveva paura di niente e di nessuno.
Ricordatelo, rileggiti il tuo libro. Ognuno ha famiglia, conti da pagare, opportunità da cogliere. Un contratto con Fox per il Mondiale più seguito della storia è una bella cosa. Ma da un mito come te ci si aspetta una specie di nobiltà. O almeno un barlume di quell'etica scandinava, quel dire le cose come stanno senza peli sulla lingua, che ti faccia rinsavire prima che sia troppo tardi. Il tifoso perplesso in me chiude la tua biografia e spegne la TV. Balogun, alla fine, ha giocato - e gli USA sono stati comunque eliminati, battuti 4-1 dal Belgio del CDK (cacciato dal tuo Milan): tutto questo casino, per niente. E nel ghetto di Rosengård qualcuno probabilmente sta ridendo amaramente.