Dal giorno che è ormai passato alla storia come “la disfatta di Zenica” ogni giorno sui giornali spuntano opinioni non richieste su come cambiare il calcio. Bosnia-Italia ha aperto il vaso di Pandora su un sistema che non funziona più. Ma Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, alza il livello. Il presidente più istrionico, vulcanico, provocatorio del nostro calcio non ha la pretesa di cambiare solo il calcio italiano, ma quello mondiale. Le credenziali non gli mancano, ha preso il Napoli in Serie C e lo ha portato a vincere due Scudetti con un bilancio immacolato. Così ha lanciato l'allarme in una lunghissima intervista al The Athletic: “Il calcio perderà le nuove generazioni”. E fra aneddoti di vita vissuta nel cinema, Spielberg, Fellini e Alain Delon, offre la sua ricetta. Il calcio è diventato troppo noioso, le partite troppo lunghe: “Immaginate la stupidità. Mio nipote di sei anni, che sa tutto del calcio perché gioca alla PlayStation… Lui scappa. E pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai. Perché va in camera sua e inizia a giocare a FIFA”.
La soluzione? Un cambio a dir poco radicale: “Io ridurrei i tempi da 45 minuti ognuno a 25 minuti. Come nel basket, col tempo effettivo. Poi un giocatore non può stare in campo e fare sceneggiate da attore, vada fuori. Non userei il cartellino rosso e il cartellino giallo. Direi: 'Sei fuori 5 minuti (col giallo, ndr), sei fuori 20 minuti (col rosso, ndr)'. Così creiamo problemi alle squadre nella partita in corso. Poi un'altra cosa: ci sono troppi pochi gol. Così non c'è spettacolo. Devi fare più gol. E per fare più gol devi cambiare le regole”. Per il calcio italiano invece suggerisce di introdurre l'analisi delle partite nel sistema scolastico: avremmo dei tifosi più intelligenti e allenatori in tutto il Paese, dice.
“La nuova generazione è il nostro oro, se non li facciamo divertire moriremo. Non avremo la stessa partecipazione che abbiamo avuto negli ultimi 100 anni”. Già qualche settimana fa aveva lanciato un'altra proposta: una riduzione della Serie A a sedici squadre. Ora De Laurentiis rilancia. Secondo lui, uno dei problemi sarebbe rappresentato dalle piccole squadre: “Non puoi avere squadre di città piccole, di 50000 abitanti. Quando la squadra va su Sky o su Dazn quanti la guarderanno? 3000? 4000? Perché Sky e Dazn dovrebbero pagare un mucchio di soldi per queste partite?”. E così rilancia la sua idea di una lega pan-europea tra i grandi club. Come la Superlega chiede l'intervistatore, ma lui subito precisa: no, una Super...Championship. “Prendiamo le squadre più importanti di Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra”, una lega che duri tutta la stagione, piuttosto che semplicemente un'alternativa alla Champions. “Poi prendi quelli che rimangono della Serie A e i migliori della Serie B e fai la nuova Serie A”.
Una “rivoluzione” bloccata dalla politica: “Il problema è che troppi vogliono essere protagonisti. Uefa, Fifa, le federazioni nazionali. Tutti vogliono fare soldi per sé stessi. Il voto è uguale per tutti, quindi si spinge ad ampliare le competizioni per dare opportunità al più ampio elettorato possibile. Se Ceferin (Presidente Uefa) vuole essere rieletto deve accontentare tutti. Ti sembra normale che il voto di San Marino pesi quanto quello di Italia e Inghilterra? Io non credo!”. È il problema delle troppe competizioni, della nuova Champions League e del Mondiale per club, che secondo De Laurentiis avrebbero “spremuto” e “ucciso” i giocatori: “Hanno anche ucciso il mio business, perché io ho investito su quel ragazzo e lo stai spremendo per mettere più soldi nelle tue tasche”. La politica sì, ma non solo quella calcistica: “È tutto un grande errore. Invece di inventare gli Stati Uniti d'Europa, l'Europa esiste senza esistere. C'è troppo egoismo da parte di ogni nazione per mettersi insieme in un'unica economia, lingua e presidente. Lo stesso avviene nel calcio”. Una visione radicale dal presidente più radicale del nostro calcio.