Ma davvero la boxe salva le persone? A Massa Carrara una decina di ragazzi pestano selvaggiamente il quarantesettenne Giacomo Bongiorni fino ad ucciderlo. Uno degli arrestati pratica pugilato. Risultato: titoli ovunque con le solite etichette — "esperto di boxe", "campione di boxe" — e, in automatico, il solito dibattito stantio fra chi dice che la boxe sia uno sport nobile e chi la vede come una scuola di violenza. Ne abbiamo parlato con Dario “Spartan” Morello, pugile italiano fra i più noti e dalla lingua più affilata, campione EBU dei pesi medi.
Il primo tema è sicuramente quello dei titoli dei giornali, perché bisogna sempre rimarcare quando l'autore di un reato è anche un pugile?
Ormai è una consuetudine, per quanto io la detesti. In Italia, ma anche nel mondo, tutti hanno giocato a calcio, ma non è che se uno ammazza qualcuno viene identificato come ex calciatore...
Questa roba un po’ mi fa rodere il culo, però dall’altra mi rendo pure conto — non giustifico, ma mi rendo conto — che si vuole creare l’identikit dell’aggressore, dando ulteriormente pathos e maleficenza alla sua aura, dicendo che è anche “ex pugile”. Quindi è una tecnica clickbait vecchia da prima che esistesse il clickbait. Per quanto mi stia sul cazzo questa roba qua, non mi sorprende per niente.
Anche perché purtroppo in questo caso, vuoi o non vuoi, effettivamente questo pugile lo era davvero. Quindi c’è un fondo di verità in questo.
Spesso poi, non è questo il caso, ma nei casi di cronaca si dice “era un pugile” anche quando la persona in questione frequentava semplicemente una palestra, senza aver mai fatto un match...
Esatto, quello un po’ mi fa rodere il culo appunto perché non è che se appunto io ho tirato 3-4 calci a un pallone vengo definito ex calciatore. È poco esatto come cosa. E in un paese come l’Italia, dove siamo tutti contro la prostituzione ma andiamo a mignotte, contro le droghe ma poi ci droghiamo, sicuramente non aiuta a promuovere positivamente lo sport nell’opinione pubblica.
Con un post su Threads hai però anche voluto smontare la retorica “salvifica” che gravita intorno alla boxe.
Il pugilato non cambia, come niente cambia nella vita nessuno. Non capisco perché si sia dovuto affidare per forza di cose il ruolo di salvezza al pugilato. Nel 90% dei casi, soprattutto in passato — adesso per fortuna sta cambiando leggermente il trend — la gran parte dei frequentatori di palestre di pugilato erano diseredati e simili. Questo è un dato di fatto.
Sul salvarli o meno, sono un po’ scettico. Per il semplice fatto che sicuramente molti si sono salvati, è vero, perché hanno avuto una rotta nella loro vita. Però molti altri si sono salvati solo momentaneamente, poi sono andati in galera subito dopo aver smesso o poco prima di smettere o mentre combattevano: quanti casi di cronaca ci sono? Quindi “il pugilato salva” è una cazzata enorme. Come niente può salvare: il calcio non può salvarti, la pallavolo non può salvarti. Ognuno ha la propria indole. Io sono un po’ fatalista su questo, io sono convinto che il libero arbitrio sia una grande illusione: noi siamo frutto di mero vincolo genetico. Se sei nato per una roba, tu arriverai ad assecondare la tua natura prima o poi. Quello poi dipenderà dalle condizioni ambientali in cui vivrai. Quindi, se sei stronzo, sei stronzo e basta. Sarai uno stronzo che sa fare pugilato, ma non è che sarai meno stronzo.
Poi il pugilato sicuramente dà opportunità. E sicuramente rafforza le brave persone. Se sei una brava persona, con strumenti culturali e di analisi personale, ti rende ancora migliore secondo me, perché è uno strumento meditativo e di conoscenza interiore come pochi. Io ne sono la più grande testimonianza personale, perché veramente è più meditativa una seduta di sacco, o di sparring — addirittura, che è ancora più estrema. Niente ti mette in contatto con te stesso come l’estremismo di un combattimento. Però, ripeto, se sei una brava persona ti conosci ancora meglio e diventi anche una persona migliore; se sei uno stronzo, sei uno stronzo che sa anche combattere, ma basta.
Non è che diventi magicamente santo: se no, invece dei lavori forzati e delle prigioni, per recuperare la gente li avremmo mandati tutti a fare pugilato. Tutti in una palestra di pugilato e anche Saddam Hussein sarebbe diventato Madre Teresa di Calcutta...