Non è la prima volta che la MotoGP pubblica le comunicazioni di un team durante il weekend di gara. Ed era stata proprio Aprilia, tempo fa, ad aprire i propri canali radio al promoter per raccontare un po’ di quello che succede nel box. Ora sui canali ufficiali del campionato possiamo vedere (anzi, ascoltare) le comunicazioni radio di tutto il weekend del Brasile in una clip di otto minuti. Il servizio (lo trovate qui) promette bene ma a conti fatti mantiene poco: è un buon assaggio, certo, eppure si arriva alla fine con l’idea di non aver sentito nulla di troppo interessante.
L’unico vero spunto è sulle differenze tra A e moto B, con la prima “più safe anche dal punto di vista del cambio” e la seconda, invece, che viene scelta da Marco Bezzecchi per la gara con una certa sorpresa da parte dei tecnici: “Perché?”, gli chiedono quando chiede di correre con la moto A. “Perché ho deciso così”, la risposta. Scelta azzeccata, perché Marco parte e vince senza perdere la testa della corsa per nemmeno mezzo giro, anche se il discorso sul cambio “più sicuro” e la rottura di Ai Ogura a fine gara ci potrebbero far pensare che Aprilia stia sperimentando un componente più efficace ma meno affidabile con tutti e quattro i piloti.
Sta di fatto che il lavoro nel box è una delle cose più affascinanti in questa MotoGP, eppure risulta difficilissimo da raccontare per due motivi: l’atmosfera e le informazioni. Sul primo punto abbiamo provato a lavorare anche noi in una bella esclusiva proprio il lavoro di Aprilia Racing, quando per un venerdì in Malesia abbiamo indossato le cuffie e lavorato come stagisti disperati per Maverick Vinales. Le informazioni, invece, sono più riservate e difficilmente le squadre acconsentono a renderle pubbliche.
Se il video prodotto dalla MotoGP non funziona però, il motivo è un altro: prendi uno come Marco Bezzecchi nel weekend più complicato della stagione e mettilo in una squadra di veneti guidata da un uomo, Massimo Rivola, che un paio d’anni fa regalò un rosario a uno dei meccanici per un’imprecazione in diretta. Le omelie giunte alle orecchie dei montatori video di Liberty Media devono essere state meno dolci del solito, mettiamola così. Se poi ci aggiungi i dati sensibili, più che “adesso entra” e “sta arrivando” rimane ben poco da raccontare. Ed è giusto così, perché questa non è la Formula 1 in cui tutti parlano in un inglese farcito di tecnicismi con il carico emotivo di un manuale di matematica applicata, questa è la MotoGP. In MotoGP si parla spesso in romagnolo, a volte in spagnolo e in certi casi anche in veneto, magari tutto insieme. E nessuno è particolarmente garbato quando c’è da far volare una moto a 360 Km/h. Così, più che nascondere dati sensibili, tra cui il numero preciso di imprecazioni che volano in un box, sarebbe più comodo accettare questo sport per quello che è: una meravigliosa guerra tra selvaggi. Ma va bene, anzi è meglio così: finché ci sarà materiale da nascondere, censurare o gettare via per una questione di etichetta o di riservatezza significherà che lì dentro, nel garage, si lotta e si soffre per lo sport, non per la televisione.