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Il COTA sarà anche il peggiore del calendario ma è l’unico che chiede ai piloti di rischiare come nella vecchia 500

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

4 ottobre 2021

Il COTA sarà anche il peggiore del calendario ma è l’unico che chiede ai piloti di rischiare come nella vecchia 500
Moto raffinatissime, circuiti che sono tavoli da biliardo e piloti preparati nei minimi dettagli fanno in modo che i distacci della MotoGP si possano quantificare in battiti di ciglia. Questo, almeno, finché le pessime condizioni dell’asfalto non trasformano i prototipi più avanzati al mondo in qualcosa di simile alle vecchie 500 da Gran Premio

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Il GP delle Americhe, ad Austin, ci ha restituito quella che possibilmente è stata la gara più noiosa dell’anno. Sarà che il 2021 ci ha abituato bene in termini di imprevedibilità, ma stavolta il responso del circuito è stato più che mai realista. Marc Marquez e Fabio Quartararo hanno messo i piedi sul podio già nella prima metà di gara, imprendibili per tutti gli altri. Lo spagnolo di tenacia, il francese di tecnica. Pecco Bagnaia dal canto suo ha chiuso terzo faticando tanto, con un podio che sa di addio ai sogni iridati.

Il tutto nonostante un circuito che, sulla carta, poteva restituire valori rimescolati dal caldo, dagli avvallamenti e da scelte poco chiare per gli pneumatici. Una cosa però è successa: Marc Marquez ha vinto con quattro secondi e mezzo (+4.679) su Fabio Quartararo, il quale a sua volta ha messo quasi altrettanto (+3.868) fra sé e Pecco Bagnaia.

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Distacchi abissali rispetto, ad esempio, ai due appuntamenti di inizio anno in Qatar, dove l’ultimo dei piloti al traguardo in Gara 2 (Miguel Oliveira, 15°) ha chiuso a +8.928 dalla testa della corsa vinta da Fabio Quartararo. Se a Losail le giornate di test ed il doppio weekend di gara avevano livellato le prestazioni, ad Austin è stato esattamente il contrario.

La messa a punto della moto per digerire le buche (specialmente alla curva 10) non poteva essere perfetta ed anche la preparazione fisica è stata meno rilevante del solito: “Ho sofferto - ha spiegato Marc Marquez - ma qui hanno sofferto tutti, negli altri circuiti soffro solo io”. Stesso discorso per l’elettronica, il raffinatissimo cervello delle MotoGP che ha fatto più fatica del normale a distribuire la potenza.

I piloti quindi hanno dovuto lavorare di polso e ad emergere sono stati il talento, la voglia di rischiare e l’interpretazione di moto e pista. Ecco perché Enea Bastianini ha chiuso al 6° posto nonostante una moto vecchia di due anni. Ed ecco perché, forse, Aleix Espargarò - grande professionista estremamente preparato - ha sofferto più del solito. Il lavoro tecnico del pilota e della moto è passato in secondo piano favorendo l’estro, proprio come succedeva prima dell’introduzione dell’elettronica.

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La moto che si agita da tutte le parti in uscita di curva come fosse un po’ la vecchia 500 due tempi, quando la potenza veniva sparata senza riguardo ed il pilota più bravo era quello che teneva il gas aperto dove gli altri chiudevano. Non conta quanto ti alleni in palestra, quanto studi la telemetria e come la moto decide di erogare la potenza. Conta dare gas. Austin, con tutti i suoi limiti, ci ha regalato un piccolo ricordo dello sport preferito dai puristi.

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