LeBron James se lo è tatuato sulla schiena: “The Chosen One”, il prescelto. Fin dai tempi dell’High School i palazzetti dell’Ohio si riempivano solo per vedere lui. Era “the next big thing” del basket dopo Michael Jordan e Kobe Bryant. Anche durante gli allenamenti, se la scuola avesse deciso di renderli pubblici, non ci sarebbero stati posti liberi. Così accade per un altro atleta, però del pattinaggio di figura. È arrivato a Milano Ilia Malinin, pattinatore artistico americano, tra gli atleti più attesi di questa edizione dei Giochi. È la stella nella sua disciplina di queste Olimpiadi. Un titolo indiscusso certificato anche dai video virali dei suoi allenamenti, a cui assistono tifosi e curiosi paganti. Malinin ha solo 21 anni, è nato nel 2004 in Virginia da due ex campioni uzbeki di pattinaggio di figura. È giovane ma è già divino: “Il dio dei quadrupli”. La firma atletica e artistica di Malinin è il quadruplo axel, un salto che prevede quattro rotazioni e mezzo volanti. L’americano è stato il primo della storia a completarlo con successo. Già questo basterebbe alla leggenda. Ma il giovane pattinatore non ha ancora partecipato a un Olimpiade: Milano Cortina è l’opportunità per apporre un sigillo d’oro alla sua carriera.
Su Instagram si chiama “quad god”, segno che la confidence c’è. Legittimamente. Alla Milano Ice Skating Arena c’è gente che lo guarda anche durante gli allenamenti. Snoop Dogg, tedoforo di questa edizione e turista in Italia, ha assistito a una prova di Malinin, che tenta con successo un backflip (altra evoluzione che sta diventando virale sui social): “Dieci perfetto”, la valutazione di Snoop, “se avessi altre cinque mani le alzerei”. Il pattinatore statunitense piace a tutti, apparentemente. Ma l’apparenza inganna.
Lui stesso ha pubblicato sul suo profilo Instagram un video in cui evidenzia tutti i critici e goi haters che commentano le sue performance. La pressione su atleti del suo livello è tanta. “Penso che sia una cosa che tutti dimenticano quando siamo sul ghiaccio e ci esibiamo davanti a un pubblico”, ha detto in un’intervista, “pensano che siamo robot o automi”. Le critiche, anche ai top, fanno male. Il dover sempre rispettare le aspettative è faticoso. A Milano Cortina è un altro banco di prova che vale una carriera. Nel suo palmares ci sono già due ori al Mondiale e due alle Finali Grand Prix. Ne manca un’altra: questi Giochi potrebbero essere i suoi.