A Londra piove sempre... magari! Lo spera Jannik Sinner, ma quest'anno i luoghi comuni non aiutano: niente uggiosa Londra, niente fresco british, solo un'ondata di caldo record che sta mettendo in difficoltà giocatori e organizzazione fin dalle qualificazioni. A Wimbledon il termometro è arrivato a toccare i 36 gradi durante le qualificazioni a Roehampton, al punto che l'All England Club ha attivato i protocolli della heat policy, con dieci minuti di pausa tra il secondo e il terzo set per donne e doppi, e tra il terzo e il quarto per gli uomini, quando l'indice di stress termico supera i 30,1 gradi. Mercoledì il caldo ha addirittura mandato in tilt il sistema elettronico di rilevamento delle linee, costringendo a sospendere il secondo turno di qualificazione per un'ora.
Per Jannik Sinner non ci può essere notizia peggiore. Il caldo, ormai si sa, è la kryptonite del nostro supereroe. Sarà per ataviche discendenze alpine, sarà per il famoso “gene dei capelli rossi”, o sarà perché semplicemente il destino ha un gusto perverso per l'ironia, ma ogni volta che il termometro si impunta sopra certe soglie, per Jannik iniziano i guai.
Il primo campanello d'allarme serio era arrivato già a gennaio, agli Australian Open contro Eliot Spizzirri. Sinner si è ritrovato con crampi diffusi a tutto il corpo, faticando persino a muoversi lateralmente in campo. Lo ha salvato, paradossalmente, la stessa regola del caldo che lo stava punendo: la chiusura del tetto della Rod Laver Arena gli ha permesso di sdraiarsi, rilassare i muscoli, far scendere la temperatura corporea e tornare in campo per completare la rimonta. “Sono stato fortunato”, ammise lui stesso a fine partita. Poi è arrivato il Roland Garros e la rovinosa disfatta contro Cerundolo che gli è costata il Career Grand Slam.
Dopo Parigi Sinner si è sottoposto a test all'Ospedale San Raffaele per evitare di rivivere quel 28 maggio di malessere, e ci sta provando in tutti i modi. Prima con il cerotto con sensore glicemico, solitamente in uso a chi soffre di diabete, per verificare i livelli di glucosio nel sangue e quindi mantenere sotto controllo ogni parametro legato alle sue energie. Ora l'ultimo antidoto testato in allenamento nei giorni scorsi è un gilet refrigerante da indossare in campo, ma solo durante le pause per riprendersi dalle fatiche delle sedute. È una soluzione già sperimentata soprattutto nel ciclismo e negli sport legati ai motori per trovare un po' di refrigerio. Piccoli stratagemmi che potrebbero fare la differenza mentre all'esordio manca meno di una settimana. E non c'è tabellone che tenga, il suo peggiore nemico Jannik Sinner lo sta già prendendo a pallate.