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Think twice

Jannik Sinner ha bisogno di mamma e papà. E non rompetegli le pa**e per questo

Giulia Toninelli

16 novembre 2020

Il desiderio di Natale di una stella del tennis che, qualche volta, è solo un 19enne a cui manca casa. E la cattiveria di chi, tra zone rosse e pandemia, si è completamente dimenticato che cosa sia l'empatia

Jannik Sinner quando gioca a tennis sembra avere 30 anni. In battuta tiene sempre il labbro fra i denti, e lo sguardo è così concentrato da farlo apparire fin troppo spavaldo.

Ma Jannik - la stellina più luminosa del futuro del tennis italiano - un attimo dopo aver posato la racchetta, è tutt’altra persona. Con le lentiggini e i capelli rossi, l’altoatesino quando sorride in conferenza stampa ha di nuovo, improvvisamente, 19 anni.

È giovane, giovanissimo, e non sembra nemmeno la stessa persona scesa in campo poco prima. Per lui il 2020 è stato un anno da paura, con i quarti di finale a Roland Garros contro Nadal e la vittoria a Sofia per chiudere la stagione con il primo titolo ATP portato a casa. 

“Adesso le ragazze mi guardano - dice senza vergogna, con una consapevolezza che lo riporta a quella maturità innata - ma io non mi distraggo, penso al mio futuro”. E poi esprime un desiderio. Non quello del Jannik 30enne che gioca a tennis come il più navigato dei veterani, ma quello del Jannik bambino con i capelli rossi.

Sinner vorrebbe vedere mamma e papà.

Un anno tosto il suo, in giro per il mondo ma sempre lontano da tutti, con un isolamento dietro l’altro per rimanere in quella bolla sportiva che ci ha permesso di guardarli competere in questo 2020. E adesso, prima di partire per l’Australia, dove disputerà l’Australian Open dopo un periodo di quarantena, Jannik vorrebbe salutare i suoi genitori.

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L’Alto Adige è zona rossa, mamma Siglinde e papà Hanspeter da lì non possono muoversi e Sinner la residenza ce l’ha a Montecarlo. Il Natale si avvicina, il volo per l’Australia anche. Vorrebbe tornare tra le sue montagne, lì dove una volta era una promessa dello sci, e tornare ragazzo, anche per poco, al Rifugio di Sesto Pusterla.

“Si prova a portarli in tempo a Bordighera” scrivono i giornali, per un saluto al figlio lì dove si allena con l’Accademia di Riccardo Piatti. E, manco a dirlo, questa frase fa inferocire il web. Volano le accuse contro un ragazzo che sarebbe “privilegiato” in un’Italia malata, perché per lui qualcuno tenta (ovviamente legalmente) quello che da solo non potrebbe fare.

Nel delirio generale di un paese incattivito, leggere le accuse contro Sinner, il suo desiderio di Natale, e il suo bisogno di vedere i propri genitori, mi nausea. Tra un “certo lui sì e noi no” e un “non è già abbastanza privilegiato a poter andare in giro per il mondo?” mi chiedo che cosa sia andato storno in quel famoso “ne usciremo tutti più uniti”.

Ma visto che una vera risposta non esiste, vorrei solo fare un incazzatissimo appello generale. Sinner ha scalato il ranking mondiale palleggiando, regalando all’Italia la speranza di una nuova generazione di tennisti, e prima di tornare ad essere lo sportivo sicuro e consapevole che è, Jannik non chiede altro che avere 19 anni e poter sentire la mancanza di mamma e papà. Quindi vi prego, non rompetegli le pa**e per questo.

 

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