L’Open d’Australia è alle porte per Jannik Sinner e soci ma c’è un altro torneo che ha tenuto banco down under e che, poco fa, ha decretato il suo re. È il One Point Slam. Di “uno”, oltre al punto, ce n’è un altro ed è il milione di dollari australiani che entra nelle tasche del fortunato sopravvissuto allo spietato metodo di punteggio. Che poi il tennis è già crudele di per sé, ma questo nuovo format ha portato la brutalità (e anche il divertimento) ad un altro livello, con 22 professionisti e 10 dilettanti che si sono affrontati con una pallina soltanto. Non più game, set, match, ma point, match.
Ed è qui che viene il bello. Prima di rivelarvi l’identità del vincitore, vi basti sapere che no, non sono Medvedev o Zverev e nemmeno Paolini o Swiatek (che ha mandato a casa il nostro Flavio Cobolli). Né tantomeno Sinner, sconfitto, o Carlitos Alcaraz. Insomma, i pro del tennis mondiale non hanno superato la prova. Abituati a tensioni ben maggiori, l’unica spiegazione plausibile è che, chi come loro gioca anche più di cinque ore ed è capace di rivoltare un match come un calzino, non vada a nozze con la pressione di decidere tutto subito. Per di più con un solo servizio. O forse si tratta solo di coincidenze.
L’uscita dell’altoatesino la sigla Jordan Smith, dilettante di casa. Lo spagnolo, numero uno al mondo, invece saluta il torneo per mano di Maria Sakkari, numero 52 al mondo. Da una parte la tennista greca, che può già contare risultati interessanti in carriera e battere Carlitos in un evento di questo tipo non può che essere un mero aneddoto da raccontare ad amici e parenti. Dall’altra, Smith, che si ricorderà di questo giorno probabilmente a vita anche perch è stato proprio lui a vincere il montepremi battendo in finale Joanna Garland.
Jannik può tirare quindi un sospiro di sollievo, giocando la carta del “ho perso contro il vincitore del torneo”. Al di là di tutto, comunque, fa sorridere che sia uscito per un servizio in rete, l’unico a disposizione dei professionisti. Lo fa ancora di più il fatto che, solo pochi giorni fa, avesse dichiarato scherzosamente davanti alle telecamere che il suo coach, Simone Vagnozzi, se la sarebbe cavata… purché non avesse dovuto servire. La verità? Jannik Sinner l'ha fatto di proposito, con l'idea di lasciare il palco (e il suo montepremi) a chi aveva solo questa occasione nella vita per riuscirci. Anche perché ci sono buone probabilità che l’altoatesino riesca a guadagnarsi giusto qualche spicciolo in più agli Australian Open.