C’è un’immagine dell’ultima trasferta a Sepang che ci è rimasta addosso più di altre. È il secondo giorno di test ufficiali, sulla pista si abbatte il monsone che come un temporale estivo si esaurisce in quaranta minuti lasciando spazio a una pioggia leggera. I piloti si chiudono nel box a studiare i dati, qualcuno si leva la tuta e passa in sala stampa per raccontare le sensazioni della giornata ai pochi giornalisti presenti. Noi teniamo gli occhi fissi sul garage del Team Tech3 appena rilevato da Gunther Steiner. Dentro, assieme a Maverick Vinales, c’è Jorge Lorenzo, cinque titoli mondiali e una nuova vita da coach. E non dobbiamo aspettare molto prima di vederlo uscire Vinales, che guida a lungo sulla pista bagnata con le gomme più dure a disposizione, giusto per rendere le cose più interessanti. Fa un allenamento da caserma, dice di aver visto i figli due volte soltanto durante le feste, crede nel titolo, ha già in tasca una promozione per il team factory nel 2027 e gli altri piloti sorridono quando vedono il metodo e smettono subito quando leggono i tempi: Maverick Vinales potrebbe davvero essere la sorpresa della stagione. Jorge ci scherza, un po’ si emoziona, di certo è orgoglioso del suo lavoro. E noi ne approfittiamo per farci due parole.
Jorge! Come va col soldato Maverick?
“Il soldato Maverick? Va bene, è contento. È molto motivato, abbiamo cominciato bene. La spalla è perfetta, il che era la cosa più importante. Se stai bene, il resto sono problemini: la cosa più importante è sempre la salute, soprattutto quando non c’è. Ma sono molto orgoglioso di lui, dei tempi che ha fatto. Quando l’ho visto davanti ho avuto una botta di adrenalina ed euforia che non vivevo da tempo”.
Ti senti un po’ come un padre per lui?
“Un po’ sì, anche se un figlio è un figlio, ha il tuo sangue ed è come se fossi tu. Ma quando cominci e poi ti lasci coinvolgere molto in una sfida, passando tanto tempo assieme, finisci per viverla come un fratello maggiore. Soprattutto perché adesso il mio compito è insegnargli le cose che io ho capito in trent’anni di carriera nel mio mondo, nel mondo che più conosco, in quello in cui mi sono specializzato diventando uno dei più forti. Quindi sì, la verità è che durante il giorno penso più a lui che a me. Penso sempre a un modo per farlo migliorare, per spiegargli le cose… è una bella situazione”.
Sei sempre stato fortissimo nelle interviste. Gli stai insegnando anche questo, a gestire la stampa?
“No, c’è già tanto da lavorare e questo è secondario. Alla fine l’importante è dare tanto gas e vincere”.
L’idea di registrare un piccolo documentario sul vostro allenamento è stato geniale. L’hai addirittura sfidato a fare trazioni alla sbarra.
“Il problema è che lui ne ha fatte molte di più e praticamente con un braccio solo! Però certo, io peso 10 chili in più rispetto a quando correvo…. E questi 10 chili li senti tutti. Però sì, è bello. Io dico sempre che è meglio averlo fatto che volerlo perfetto. Chiaramente noi abbiamo le nostre telecamere, non c’è una super produzione per fare un documentario spettacolare a livello visivo, però lo abbiamo fatto. Abbiamo documentato questo processo, la pre season… e alla gente piace moltissimo, i commenti sono molto positivi”.
C’è poi quella parte in cui gli insegni la meditazione…
“È la cosa che gli costa di più, principalmente perché non l’ha mai fatto e perché lui è iperattivo, per lui è difficile mantenere l’attenzione su quello che gli stai dicendo per più di due, tre… cinque secondi. Così fare cinque, dieci minuti di meditazione ti fa combattere questa ansia, questa iperattività, perché non hai altra soluzione che stare fermo per tanto tempo. È molto difficile per lui, però anche molto positivo perché quando riesci a non pensare a nulla poi non hai nessun tipo di pensiero, neanche pensieri negativi. Mentre quando hai pensieri negativi ti innervosisci e non ti metti in una posizione vincente. Se riesci a non pensare a nulla puoi evitare di perdere energia nei momenti prima della gara. E questo ti dà tanto, tanta energia”.
Tu hai lavorato molto più degli altri in questi aspetti. Penso anche a quando hai raccontato a René di moto.it di quando hai installato una vasca per la crioterapia nel tuo motorhome.
“Io ho avuto una scuola che mi ha insegnato molto il potere della disciplina, del metodo, della costanza. È stato mio padre a insegnarmelo. Poi quando a 17 anni ho cominciato ad andare da solo, ho saputo - o sono stato sufficientemente intelligente da capirlo - che migliorare un po’ dappertutto, l’uno percento in ogni cosa, mi avrebbe reso un pilota migliore. Ho letto molti libri, autobiografie, libri di auto aiuto per capire certi processi mentali… la biografia di Muhammad Ali, la biografia di Michael Schumacher, tanti piloti. E poi Max Biaggi, che era molto perfezionista. E Ayrton Senna, Michael Jordan. Sono migliorato molto durante tutta la mia carriera, credo di essere stato il pilota che è migliorato di più da quando ha iniziato, dai miei 15 anni nel 2002 a quando smesso di correre nel 2019”.
Dopo ‘Quello che ho imparato fino ai 30” potresti scrivere un altro libro, 'Come diventare campione'.
“Potrebbe essere un bel titolo, sì”.
C’è qualcuno in questo paddock che trovi simile a te nell’approccio, escludendo Maverick? Magari un Pedro Acosta.
“Sì, Acosta è simile. Anche se non so se lui arrivi al livello di perfezionismo maniacale che ho io. Penso che i più forti in quell’aspetto siano stati Schumacher e Senna. Questi nel Motorsport per me sono i top”.
Parliamo delle moto in pista: Ducati sembra ancora davanti, Aprilia è cresciuta, Yamaha ha avuto grossi problemi, KTM pare aver fatto un gran lavoro quest’inverno… E pure la Honda.
“Sì, la Ducati per me continua a essere la moto più completa. E diversamente rispetto al passato, in cui aveva quattro, cinque punti moto forti e altri in cui soffriva molto, sono riusciti ad avere una moto senza punti deboli. Certo, non va più 10 Km/h più forte di tutte le altre moto. Però fa un pochino meglio delle altre moto ed è completa per tutti i piloti. Invece l’Aprilia ha un livello molto simile, anche se la moto è diversa. La vedo molto forte con Bezzecchi. È quella che si inclina di più, scende in piega super veloce, fa molta percorrenza. Poi la Honda ha fatto un bello step, quest’anno fa paura. E noi, anzi diciamo KTM, siamo vicini”.
Pare che Fabio Quartararo sia già in HRC, che prima o poi è una cosa che ogni pilota vorrebbe fare in carriera, pare anche che ad aspettarlo ci siano dei bei soldi. Marc è vicino al rinnovo, Pedro verso la Ducati ufficiale… se tu fossi Pecco Bagnaia dove andresti?
“Come dici tu pare che Fabio andrà sulla Honda, che sicuramente non ha lo stesso fascino di quando dominavano con Mick Doohan e la Repsol, è un po’ meno affascinate però continua ad essere la Honda, con tanti titoli e sicuramente arriveranno. Riguardo Bagnaia… non so davvero quello che sta succedendo, so quello che sto leggendo. Al suo posto? Farei il meglio possibile per me, se è certo che Acosta andrà in rosso dovrà cercare Yamaha, Aprilia, KTM. Non lo so”.
Ti immagini se vincesse il titolo quest’anno?
“Tutto può essere nella vita, Pecco è un grande campione. Doppio campione del mondo, l’unico con Ducati. Quindi massimo rispetto per Pecco, è un grande. Un pilota da paura”.
Marc Marquez: velocissimo, anche dopo quattro mesi senza salire in moto. Però fisicamente ha cambiato molto approccio.
“Fa paura, fa paura. Dopo l’infortunio, in un circuito come Sepang che non è tra i suoi preferiti… il primo giorno alla fine ha chiuso primo. Lui fa paura, ma anche la Ducati perché abbiamo visto che anche Di Giannantonio va fortissimo: la combinazione è incredibile. Certo è che come dici tu non è il Marc esplosivo che staccava… che sembrava si ammazzasse per fare una curva. Adesso è preciso, non sbaglia mai, ha imparato da tutti e da tutto. È un pilota super completo”.
A Valencia ci hai detto che in ogni stagione si vedono tre sorprese e tre delusioni: chi saranno quest’anno?
“Ah, se lo sapessi a quest’ora sarei più ricco! Mi giocherei i numeri alla lotteria! (ride, ndr). No, seriamente spero che sia Maverick, mi piacerebbe vederlo vincere con KTM perché sarebbe il quarto marchio con cui vince… non poco. Ma vorrei vederlo nella top 5 in tutta la stagione”.
D’accordo. E il rookie of the year quest’anno chi lo vince tra Toprak Razgatlioglu e Diogo Moreira?
“Uh, è dura. Dovrebbe vincerlo Toprak, per esperienza e per età. Però, vedendo come va la Honda Diogo può giocarsela”.