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Kristian Ghedina a MOW su sci e Olimpiadi Milano Cortina: “Potevamo avere almeno due medaglie in più. Brignone può vincerne un'altra. L'infortunio di Vonn? La competizione è una droga”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

  • Foto di: ANSA

13 febbraio 2026

Kristian Ghedina a MOW su sci e Olimpiadi Milano Cortina: “Potevamo avere almeno due medaglie in più. Brignone può vincerne un'altra. L'infortunio di Vonn? La competizione è una droga”
Le discipline veloci sono archiviate, il bilancio è positivo, ma per Kristian Ghedina l’Italia poteva fare ancora di più: “Con un pizzico di fortuna portavamo a casa almeno due medaglie in più”. Dopo l’oro di Federica Brignone, l’argento di Giovanni Franzoni e i podi di Dominik Paris e Sofia Goggia, l’ex discesista azzurro analizza a MOW senza sconti le prime giornate olimpiche di Milano-Cortina.

Foto di: ANSA

di Michele Larosa Michele Larosa

Archiviate Discesa Libera e Super G alle Olimpiadi di Milano Cortina è tempo dei primi bilanci per quanto riguarda lo sci alpino. Oro nel Super G per Federica Brignone, argento per Giovanni Franzoni, bronzo Dominik Paris e Sofia Goggia in Discesa Libera, e una combinata maschile sfortunata. Abbiamo tratto le prime conclusioni con Kristian Ghedina, grande specialista delle discipline veloci negli anni '90. È andata bene? E cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?

Federica Brignone
Federica Brignone ANSA

Ieri si sono concluse le discipline di velocità, tiriamo un po' le somme e proviamo a fare un bilancio dello sci alpino italiano in queste Olimpiadi per ora?

Il bilancio penso che sia più che positivo. Con un pizzico di fortuna si poteva raccogliere ancora qualcosa: nella combinata maschile, anche nel Super G tra Franzoni che ha sciato un po' male e Paris che ha perso lo sci, sicuramente si poteva fare meglio.
Nel femminile siamo andati relativamente bene, però avevamo la possibilità di fare medaglia anche con Sofia Goggia, che nel Super G ha sbagliato ed è uscita. Con tranquillità potevamo uscire da queste discipline veloci con due medaglie in più.

Però tutto sommato il bilancio è più che positivo. Siamo a metà Olimpiade e il risultato sul medagliere promettere per andare a superare il record di Lillehammer 1994, quando abbiamo fatto venti medaglie.

È lecito aspettarsi altro nei prossimi giorni da Federica Brignone?

Sicuramente il Super G non era la specialità a cui puntava. Io penso che nella sua testa la specialità primaria dove era quasi certa di poter fare una medaglia, o comunque di ambirla, era il Gigante. Dove lei ha più risultati in Coppa del Mondo.
Il Super G è già andato bene, sembrava già un successo che lei fosse rientrata per poter partecipare alle Olimpiadi. Ha dimostrato che può vincere, ha fatto qualcosa di fenomenale, e adesso manca il gigante Lei è motivatissima e può strappare il biglietto per un'altra medaglia. Poi che sia d’oro o altro... Sono sempre gare singole e bisogna avere anche un po' di fortuna. Però ha le carte in regola per poter vincere una medaglia. Magari appena rientrata forse nessuno l’avrebbe sperato, invece adesso, con i risultati che ha avuto nelle poche gare che ha fatto, con pochissimo allenamento, ha dimostrato che è lì con i più forti.

Sofia Goggia invece ha un po' deluso, nel Super G è caduta lo abbiamo detto, in discesa probabilmente è stata un po' condizionata da quanto accaduto Lindsey Vonn poco prima. Cosa si innesca in quei momenti nella testa di un discesista?

Io penso che sia molto soggettivo. A me per esempio non era tanto la caduta a darmi fastidio, ma il fatto di spezzare la mia routine di avvicinamento al momento della partenza. Questo mi faceva impazzire, mi faceva andare fuori. Non riuscire a rispettare i programmi di preparazione. Poi non so come reagisce la Goggia nella sua testa. Lei ha detto nelle interviste di isolarsi, non guarda, non sente. C’è stata un’interruzione, avrà immaginato che fosse caduta la Vonn, ma si concentra su quello che deve fare lei. Ognuno ha il suo metodo.
Però il ritardo della partenza mentre ti stai preparando, stai preparando gli sci, stai togliendo la giacca, stai facendo il riscaldamento… dà fastidio. Sicuramente influisce sulla tua performance. Poi c'è chi è più bravo a farla passare liscia e qualcun altro invece la patisce di più.

Giovanni Franzoni
Giovanni Franzoni

Di Vonn, cosa ne pensa? È stato azzardato o era giusto scendere?

Nello sci come in tutti gli sport il 95-99% degli atleti hanno fame di risultato. Se lei è rientrata è perché voleva dimostrare ancora qualcosa al mondo intero. Non viene lì per scendere e fare presenza o per far cassa con gli sponsor.
Lei rientra perché sa che è forte, che si è ritirata da più forte sciatrice al mondo nel campo femminile e, con la preparazione che ha fatto, con i test che ha fatto, sapeva di poter essere competitiva. Quindi anche se hai il ginocchio a pezzi, la fame di dimostrare al mondo intero il tuo potenziale è enorme. La competizione a questi livelli diventa un po’ una droga e quasi non ne puoi fare a meno.

Lei ha dimostrato, con le prime gare quando è rientrata, di essere subito da Guinness dei primati. Ha stravinto la prima gara, poi ha vinto ancora, poi è passata in testa alla Coppa del Mondo. Insomma, è ritornata la Vonn una volta, a 41 anni.
Quindi lei voleva questa discesa olimpica di Cortina, che è la pista che ha sempre amato e dove ha vinto di più: voleva vincere.
Forse l'unica cosa che gli si può rimproverare è che per quel poco che abbiamo visto è scesa senza guardare in faccia a nessuno a spaccare tutto. Ma la capisco. Però ogni tanto, l’ho provato anche sulla mia pelle, bisogna essere bravi a placare questi animi e stare un po’ più tranquilli, non voler strafare. Perché quando lo fai, oltre al rischio di sbagliare, di andare largo, di fare errori, rischi anche di farti del male, come è successo nel caso della Vonn.

Anche ieri abbiamo visto parecchie cadute, colpa della tracciatura? La neve?

Sicuramente il tempo non era così bello: non c’era una buona visibilità. E soprattutto nelle discipline veloci è brutto dover scendere con cattive condizioni atmosferiche, dove non riesci a vedere bene il terreno.
Però era fattibile la gara ieri e comunque è una gara olimpica dove devi spingerti un po’ oltre. La pista era abbastanza tecnica e c’era anche una neve che non era una gran bella neve. Sotto avevi un manto nevoso consistente, però sopra c’era un po’ di nevina molle, che fa sì che lo sci ti prenda molto facilmente di spigolo, quindi devi essere molto delicato.
Non puoi essere troppo aggressivo perché ti fa fare linee molto chiuse e ti porta facilmente sugli spigoli. Però non devi neanche essere troppo leggero, perché col fondo duro non riesci a mettere gli sci dove vuoi tu. Era una neve un po' difficile da interpretare quella di ieri. Non è la solita neve che si trova nella maggior parte delle gare. Quindi ha creato tutti questi disagi, queste difficoltà sui salti e sui dossi...

Abbiamo parlato di Goggia e Brignone, le due superstar dello sci italiano ad oggi, cosa manca a Giovanni Franzoni per arrivare a quel livello?

Lui è giovane, gli mancano un po’ di anni di esperienza. Si è anche fatto male, ma è già risalito dalla china. Tanto di cappello perché credere sempre nelle proprie potenzialità è fondamentale, è quello che dico sempre io. Tanti ragazzi si abbattono, lui ha sempre creduto in se stesso.
Il click forse lo ha ottenuto proprio quando è morto il suo compagno Matteo Franzoso in Sud America: lì gli è scattato qualcosa nella testa, anche in suo onore ha cambiato l’atteggiamento.

Poi nello sci sono fondamentali la preparazione e l’allenamento. Però alla fine in tutti i grandi campioni quello che fa la differenza è la testa.
Io dico: la potenza è nulla senza controllo. Se non hai una centralina che controlla e comanda tutto il tuo corpo, puoi avere anche 4.000 cavalli, puoi essere il più potente del mondo, ma se vai giù a rotta di collo senza controllare la tua potenza vai solo a farti male. Giovanni ha tutte le carte in regola per diventare un altro campione. Mi piace molto e sono convinto che lui sarà il futuro del discesismo italiano.

Potrebbe avere, complice anche le Olimpiadi, un po' un effetto Sinner? Nel senso che potrebbe far avvicinare tanta gente nuova allo sci...

Ma sì, sicuramente. Adesso si stanno appassionando in tanti. Quando c’è un giovane che vince così, che viene fuori dal nulla e poi vince e si riconferma, la gente si appassiona, si incuriosisce, vuole vedere. È come è stato con Sinner, come è stato con Tomba quando è esploso alle Olimpiadi di Calgary. Anche io nel mio piccolo, quando sono emerso nel primo anno e ho fatto i miei primi risultati in Coppa del Mondo e dopo due gare ero in testa alla Coppa del Mondo era aumentato un sacco l’interesse verso il nostro sport. Infatti ancora adesso sento un sacco di gente che mi dice: “Adesso non guardo più tanto le gare, i vostri tempi erano diversi, era bellissimo perché era una squadra bella, grande, completa, con tanti atleti forti”.
Si è creato un bell'interesse per questo mondo dello sci. Perché c’era una bella squadra, con atleti forti e ognuno aiuta l'altro. Quando hai uno che ti arriva davanti, tu aumenti anche il tuo livello, perché vuoi arrivare primo. Così facendo aumenta il livello della squadra e quindi aumenta anche l’interesse della gente in questo sport.

Invece a proposito di giovani fenomeni, cosa ne pensa dell'esultanza del pattinatore Sighel dell'altro giorno nello short track?

Chiaro che sembra un gesto un po’ sopra le righe, un po’ uno sfottò, e non è bello che uno si prenda gioco degli tuoi avversari. Però questo succedeva anche con Alberto Tomba: tante volte alzava il braccio prima ancora di scendere, perché sapeva il suo potenziale. Nello short track avevano fatto una gara perfetta, erano davanti, e lui si è sentito di fare questo gesto perché avevano vinto, meritatamente, non hanno rubato niente e se la sono giocata e guadagnata la vittoria. Quindi ci sta. È un gesto fatto così, una volta e basta, e penso che non bisogna prenderlo come uno sfottò nei confronti degli altri atleti, che tutti corrono per cercare di prendere una medaglia.

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