Prima della pista, in Austria Kimi Antonelli ha voluto lanciare un messaggio fortissimo. Tutto ruota intorno alla tragedia consumatasi a Senago, nella mattinata di domenica 21 giugno, quando un’Audi A2 con a bordo nove ragazzi è uscita di strada precipitando nel canale Villoresi.
Tre morti, tutti gli altri feriti, con il 18enne che era alla guida finito agli arresti domiciliari in misura cautelare. Il giovane è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato, essendo oltretutto risultato positivo all’alcol test dopo i controlli di rito effettuati dalle forze dell’ordine.
Un episodio che ha scosso l’Italia intera, Antonelli compreso: “Io l’ho vissuto sulla mia pelle cosa significa”, ha raccontato direttamente dal Red Bull Ring come riportato da Automoto.it. Il riferimento è all’incidente di cui fu protagonista poco prima dei test pre-stagionali in Bahrain, quando nei pressi di Serravalle impattò contro le barriere al volante della sua Mercedes AMG GT 63 PRO. In quel caso non vi furono conseguenze, soltanto una lezione importantissima imparata.
“Ovviamente ero sobrio, ma so bene che correre per strada non serve a nulla ed è molto più pericoloso che farlo in pista”, ha infatti aggiunto Kimi, ricordando un concetto che molto spesso viene dimenticato. Poco dopo, però, c’è spazio anche per un’altra riflessione, finita al centro della vicenda che ha visto coinvolti i ragazzi: “L’importante è assicurarsi che chi guida sia sobrio o, altrimenti, conviene prendere un taxi”.
Piccole accortezze che, in situazioni di potenziale pericolo, possono cambiare tutto per sé e soprattutto per gli altri: “Per strada bisogna andare piano, perché si rischia di mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri. Credo che la cosa peggiore in assoluto sia rovinare la vita di qualcun altro. In questi contesti è fondamentale essere rispettosi e responsabili”.
Un messaggio maturo, più importante di tutto il resto che in pista è accaduto finora. Perché con la vita non si scherza, mai.