Kimi Antonelli continua a fare la storia della F1, anche a Suzuka. Vince dominando gli ultimi venticinque giri in pista, esulta alla Bolt e si prende la testa del Mondiale diventando il primo italiano ad essere leader dopo Fisichella nel 2005, o Patrese nel 1992 se non si vuole contare soltanto la classifica dopo la prima gara. Taglia il traguardo con 14 secondi di vantaggio su Oscar Piastri, un dato impressionante, e lo è ancor di più perché quel vantaggio non è stato costruito nell’arco dei 53 giri totali, ma soltanto da metà gara in poi.
Prima, infatti, c’era stata la partenza sbagliata dalla pole position e un inizio di rimonta furiosa agevolata poi dall’ingresso della Safety Car dopo l’incidente di Oliver Bearman: fortunato, sì, perché in quel momento era in seconda posizione alle spalle di George Russell, ma non solo. È ripartito in testa gestendo la situazione alla perfezione, poi ha fatto il vuoto alle sue spalle.
Un giro veloce dopo l’altro senza mai fermarsi tant’è che, a cinque giri dal termine, Bono - il suo ingegnere di pista - si è aperto in radio chiedendogli di portare solamente la “macchina a casa”. La risposta? Un altro fucsia stratosferico, proprio come l’intero stint dopo la ripartenza. Roba da fenomeni, aggettivo che gara dopo gara sembra descriverlo sempre meglio.
È un successo pesantissimo, e non soltanto per i nove punti di vantaggio su Russell al termine della gara: tolta la partenza, Kimi ha fatto tutto alla perfezione, George no. È stato più sfortunato con la Safety Car, ma poi di sbavature ne ha commesse e infatti al traguardo non è nemmeno sul podio. E adesso, considerata la cancellazione dei GP di Jeddah e Bahrain, c’è un mese di tempo prima di tornare in pista: un’attesa riempita dai sorrisi per l’italiano, dai dubbi e gli interrogativi per l’inglese.
Kimi l’ha demolito in pista, per la seconda volta dopo il fine settimana della Cina. Russell era il favorito per il Mondiale e per adesso, nonostante la classifica, continua ad esserlo per esperienza e velocità mostrata fin qui, ma Antonelli ha risposto presente e adesso vuole giocarsela.
Ha realizzato un altro capolavoro, a 19 anni. E dopo il giro da panico in qualifica, con tre decimi rifilati proprio al compagno di squadra, che guida la sua stessa macchina, la gara è un altro segnale forte, da non sottovalutare. La stagione è lunghissima e servirà pensare gara per gara, ma quanto visto negli ultimi due weekend è magia assoluta, oltre che gran talento.
Come detto, alle sue spalle sotto la bandiera a scacchi c’è la McLaren di Oscar Piastri, che torna sul podio dopo un avvio di stagione da dimenticare con due ritiri nelle prime due gare. L’australiano accenna un sorriso, lo stesso di Charles Leclerc dopo aver impartito una lezione a George Russell per tenersi la terza posizione fino al traguardo: difende alla perfezione, ma soprattutto, dopo essere stato attaccato dall’inglese, lo ripassa con un sorpasso capolavoro all’esterno di Curva-1.
Una masterclass, o “solo” questione di “Palle d’acciaio” come esclamato via radio dal suo ingegnere di pista, Bryan Bozzi, subito dopo il sorpasso. Al contrario del monegasco, invece, Hamilton fatica ed è solo sesto, finito alle spalle anche di Lando Norris nonostante avesse a lungo battagliato per il podio dopo la ripartenza dalla Safety Car.
A Suzuka si è rivisto quel gap tra lui e Charles che spesso c’era stato la scorsa stagione, ma almeno, quando ce n’è stata l’occasione ha provato a lottare, pur incassando due sorpassi - all’esterno - difficili da digerire. Adesso, tre settimane di stop prima di tornare in pista, a Miami. Attesa lunghissima, soprattutto per quei due che si stanno giocando il mondiale.