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L'intervista a Piero Taramasso: Michelin è il valore aggiunto, non l'incognita

  • di Maria Guidotti Maria Guidotti

28 marzo 2021

L'intervista a Piero Taramasso: Michelin è il valore aggiunto, non l'incognita
A poche ore dal primo semaforo verde abbiamo intervistato Piero Taramasso, direttore motorsport di Michelin, per farci raccontare il 2021 degli pneumatici, ma anche per ripercorrere il 2020. Una stagione in cui "molti piloti si sono lamentati delle gomme, ma non i team manager che, invece, hanno dato solo feedback postivi". E sul mondiale appena iniziato: "Occhio a Valentino Rossi!"

di Maria Guidotti Maria Guidotti

Ancora poche ore e la stagione 2020 sarà definitivamente archiviata. Un nuovo anno di corse, del resto, è una stagione a sé e come ha sottolineato bene il Campione del Mondo in carica Joan Mir, “con la prima gara del Qatar si ricomincia da zero. Quello che hai fatto l’anno precedente appartiene al passato”. Resta però aperta la questione relativa alle gomme che hanno fortemente condizionato la stagione scorsa e sono state oggetto di tante critiche.
Ne abbiamo parlato con Piero Taramasso, Direttore Motorsport Michelin, fornitore unico dei pneumatici della MotoGP.

Il 2020 è stato un anno difficile. Qual è il bilancio per Michelin?

E’ stata una sfida industriale produrre e consegnare le gomme in tempo considerato il calendario molto compresso con 14 gare in cinque mesi e tanti back to back. C’è stata una buona reattività e uno sforzo non indifferente considerato che portiamo 1200-1300 gomme ogni weekend di gare.

Che tipo di lavoro è stato fatto quest’anno rispetto alla scorsa stagione?

Abbiamo fatto dei piccoli aggiustamenti sulle mescole perché con lo sviluppo delle moto congelato, i team e la Dorna ci hanno chiesto di non modificare le gomme. Per questo, abbiamo privilegiato le mescole che lavorano con ampi range di temperatura, mentre abbiamo eliminate le soft e extra soft che avevano un buon potenziale ma anche un’usura e un degrado importante dopo una decina giri. L’anno scorso tanti piloti hanno usato queste mescole. Tanti facevano scelte molto aggressive rispetto alle gomme pur sapendo che ci sarebbe stato un degrado molto importante e poi si lamentavano. Per evitare questo, le abbiamo tolte, privilegiando le mescole che hanno un buon grip e durano per i 20-25 giri della gara. L’obiettivo è la costanza della performance: avere un grip che dura tutta la gara.

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Questo a discapito del peak del grip?

C’è sempre grip, ma non come prima che era al primo e secondo giro. Adesso il grip puro arriva dopo 7-8 giri e poi si mantiene per la durata della gara. Per esempio, la soft usata qui in Qatar è la media dello scorso anno. Siamo di uno step più duri, ma i tempi sono stati più veloci dei test del 2020 e del 2019 con la gomma media. Lo abbiamo visto con il giro record di Bagnaia e Zarco che ha battuto il record di velocità massima.

Ci sono delle novità riguardo alla gamma 2021?

Le mescole per weekend di gare restano tre (soft-medium-hard) all’anteriore e tre al posteriore. La differenza rispetto allo scorso anno è che lavorano su un range di temperatura più ampio. Per questo abbiamo ridotto la gamma a 6-7 mescole per l’anteriore, 15 per il posteriore per coprire tutte le condizioni che incontreremo durante la stagione e le varie tipologie di piste: circuiti standard come Mugello, Brno o Barcellona e circuiti asimmetrici come Sachsenring o Valencia.

Come cambia lo stile di guida?

Non cambia rispetto allo scorso anno, con il vantaggio che i piloti conoscono già le gomme.

Lo scorso anno le gomme sono state al centro di tante polemiche.

Ci sono stati dei piloti abbastanza critici: hanno espresso le loro sensazioni e noi le rispettiamo. Ma per noi conta anche il parere dei tecnici. Da Gigi Dall’Igna di Ducati a Takeo Yokoyama di Honda HRC, da Takahiro Sumi di Yamaha a Ken di Suzuki, dati alla mano, tutti hanno confermato che le gomme del 2020 avevano un maggior potenziale e più grip. Per tutte le Case il prodotto era migliore di quello dell’anno precedente. Certo, poi occorre trovare il miglior compromesso tra setting della moto, gomme e il pilota. 

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I piloti si sono dovuti adattare.

La nuova gomma ha più grip, così per sfruttarla la meglio va sollecitata in un certo modo. Se l’aggredisci bruscamente la moto diventa nervosa. Il pilota deve essere abile ad adattarsi, alcuni lo hanno fatto più velocemente, altri hanno faticato, altri hanno cambiato la moto. Occorre trovare sempre il miglior compromesso per il pacchetto moto-gomme-pilota.

Guardando alla griglia del Qatar cosa ci può dire dei vari stili dei piloti?

Ancora è troppo presto  anche perché  il Qatar è una pista anomala  perché si gira di notte. L’asfalto è aggressivo ed è difficile gommarlo per la presenza di vento e di sabbia in pista.  In generale posso solo dire che il livello dei piloti si è alzato ulteriormente e ho visto molto bene i rookie come Enea Bastianini, Luca Marini e Jorge Martin. Si sono adattati bene e sono a un buon livello. 

Sorpreso del quarto posto in qualifica di Valentino Rossi?

Non sono sorpreso perché anche dopo i test era molto contento dei suoi tempi. Non aveva mai girato così veloce in Qatar.  Lo vedo molto bene nel team, ben integrato nel Team Petronas. Lo vedo rilassato e se la moto sarà competitiva, farà sicuramente bene. Farà un bel campionato.

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