È andata come è giusto che andasse. La Spagna vince il Mondiale con merito, è la squadra migliore, che ha espresso il calcio più bello. L’Argentina ha provato a resistere con l’agonismo, ma non è bastato. Gli spagnoli dominano e Ferran Torres la mette sotto la traversa di sinistro al minuto 106 dei supplementari. Donald Trump e Gianni Infantino vengono fischiati al momento del loro ingresso e, dalla piazza, si alzano i “buu” appena la camera passa su di loro. In tribuna c’era anche l’ospite sgradito del Potus Pedro Sanchez: a lui la mano l’ha stretta. Lamine Yamal per poco non gli fa lo scherzo, prima della premiazione. Rodri, miglior giocatore del Mondiale e leggenda assoluta del calcio spagnolo, lo invita cordialmente a farsi da parte all’alzata della Coppa. Ma Trump resta comunque lì, a lato del gruppo, per prendersi un minimo di luce dopo un Mondiale in ombra. È stato un torneo politico fin dall’inizio, dalle esclusioni alla scelta di mettere prezzi inaccessibili per la finale. La Fifa ha vietato l’esposizione di simboli o messaggi politici (divieto infranto dall’Argentina con la rivendicazione delle Malvinas). E anche dopo la vittoria, tutto intorno, gran parte del mondo social vicino alla causa palestinese ha esultato, diventa virale anche un video che riprende i gazawi esultare al gol di Torres. Lamine Yamal è il simbolo della solidarietà spagnola. Lionel Messi, invece, piange: la “ultima vez” non è andata bene. Diego resta a un grado celeste superiore.
L’arbitro fischia, la Spagna esulta. L’Argentina, in primis Leonardo Paredes, reagisce: viene espulso per lo spintone e la rissa che ha accesso a partita conclusa. Poi l’albiceleste rivolge la schiena agli avversari durante la premiazione. Non la degna fine del loro Mondiale. Messi piange e sui social la gente esulta: il segno di Javier Milei su questa Nazionale è troppo riconoscibile. I pezzi di terreno di gioco ora possono essere venduti. La celebrazione è conclusa, l’erba santificata. Di tutta la cornice musicale e scenografica, onestamente, nessuno conserverà grandi ricordi: né di Robin Williams, né di Tom Cruise. La Roja, unita dietro al capitano Rodri, è l’ultima e più memorabile immagine.