Quattordicesimo in qualifica ad un secondo dalla pole. Tredicesimo nella Sprint a diciassette secondi da Marc Marquez. È la Misano più disturbante di sempre per Pecco Bagnaia, che però ha smesso di presentarsi ai microfoni con la testa bassa e il viso serio mostrato ad Aragon. Oggi è entrato nel container del media scrum con il telefono in mano che riproduceva la diretta degli istanti finali del Q3 della Formula Uno a Madrid. L’ha appoggiato sul tavolino e ha chiesto a tutti i presenti di aspettare assieme a lui la bandiera a scacchi della sessione. Ha improvvisato un’ottima telecronaca dell’attacco al tempo decisivo. “Quindi dove parte Kimi?” – gli ha domandato un giornalista. “Secondo!”, ha replicato Pecco, che si è sentito ribadire un “godo!”. “In che senso godi?” – ha investigato con gli occhi sbarrati. “Godo perché ha fatto bene”, la precisazione. “Ah, ti sei salvato per un pelo” – la chiosa di Bagnaia tra le risate generali.
Diverse immagini del sabato misanese riflettono la situazione che imperversa nel lato 63 del box Ducati: i pugni di Pecco sul serbatoio della Desmosedici per una chiusura d’avantreno nel cambio di direzione del Rio nell’ultimo tentativo del Q2; papà Pietro che cammina nervosamente durante la Sprint Race, affacciato a bordopista, con la testa che dondola mentre il figlio sgondola e sbacchetta in uscita dal Curvone. Un altro cenno negativo da parte sua quando Pecco, che sembrava poter insidiare le posizioni di Morbidelli e Moreira, ha alzato i suoi tempi sopra l’uno e trentadue, abbandonando anche la possibilità di divertirsi con qualche sorpasso.
“È stata una giornata difficile – l’esordio scontato ai microfoni - come ieri, come da Silverstone in avanti. Poco feeling, se non zero. Purtroppo non posso fare più di così e mi dispiace, perché appunto in Ducati c’è chi è riuscito a risolvere la situazione, cioè tutti gli altri, e vedere dai dati una chiara differenza come adesso è difficile da accettare. Nonostante la frustrazione e il sentirmi abbastanza umiliato, bisogna andare avanti e fare il massimo”.
Sull’origine della sua frustrazione, Pecco ha rimarcato: “La frustrazione arriva perché tengo a quello che faccio e so di essere un pilota che può star davanti a lottare tutte le domeniche. Invece mi trovo a lottare per un quindicesimo posto”. Poi è partito il giro di domande in inglese, un corrispondente ha cercato di tirarlo su, osservando che rispetto ai tempi fatti registrare ieri (Bagnaia nelle Prequalifiche era diciottesimo e ancor più lontano dalla vetta) si può denotare un miglioramento. “Ah, dici che va un po’ meglio? – ha ironizzato Pecco, prima di precisare: “Stamattina, a dire il vero, mi sentivo un po' meglio, ma poi, quando siamo passati alle qualifiche e abbiamo montato una gomma posteriore morbida nuova, ho avuto lo stesso livello di grip che avevo con la morbida usata. È stato davvero strano. Ed è difficile capire il perché. Come ho detto ieri, è facilissimo notare la differenza tra il comportamento della mia moto e quello di tutte le altre Ducati. Una differenza enorme, ma è difficile capirne la causa. Anche la squadra non ha risposte”.
Tante domande irrisolte, ma il tre volte campione del mondo non rinuncia a spiegare, a scendere nei dettagli tecnici, a rendere tutti partecipi della natura delle sue difficoltà: “Ora accadono cose che non posso controllare. Per esempio, se guardate il video pubblicato sui social della MotoGP dalla Dorna, si vede che entro in curva 14 durante un giro lento e perdo completamente il posteriore senza fare nulla di particolare. Nel '19, '20, '21, '22, '23 e anche nel '24 — Motegi a parte (dove aveva dominato il weekend, ndr) - la moto si comportava sempre allo stesso modo; sapevo cosa aspettarmi. Invece, dall’anno scorso, la moto fa cose strane. Sto solo cercando di fare del mio meglio, ma il mio metodo di lavoro è diverso rispetto a quando vincevo. All'epoca chiedevo sempre modifiche molto specifiche. Ora non più, perché non sento nulla. E quando dico che stamattina e ieri non ho avvertito alcuna differenza tra la gomma anteriore morbida e quella media, o tra una morbida nuova e una usata – che avesse 12 giri o fosse appena montata – significa che il problema è enorme ed è difficile da comprendere”.
Alla fine Bagnaia menziona anche il freno motore, un punto debole che ieri Valentino Rossi aveva individuato confrontandosi con il suo pilota, dopo averlo osservato da bordopista: “Al momento non abbiamo un piano preciso; stiamo solo cercando di capire come stanno le cose. Il problema è che in passato, quando avevo poco grip, il team cercava di caricare maggiormente il posteriore per avere più sostegno; ora invece, se carichiamo di più il posteriore in condizioni di scarso grip, finisco per perderlo del tutto. Inoltre, se freno anche col posteriore – come bisognerebbe fare - la situazione peggiora rispetto a quando freno solo con l'anteriore. Mi sembra di affrontare una curva con la frizione tirata, quindi completamente senza freno motore; e la moto non può funzionare così”.
Nulla funziona, tutto si deteriora. La fine dell’avventura di Pecco Bagnaia in Ducati è amara e non sembrano esserci i presupposti per un ribaltamento, per un riscatto d’orgoglio. L’orgoglio che non ha mai perso e mai smarrirà. “Io non mollo mai” – ha risposto grintoso e serio ad un gruppo di tifosi nel paddock che lo incoraggiavano. Ma non dipende solo da lui.