Come è cambiato il tennis italiano negli ultimi anni. Sì, perché di Luciano Darderi qualche anno fa ne avrebbero parlato tutti. Ha appena compiuto 24 anni, è alle porte della top 20 Atp ed è tra i migliori 10 under 25 al mondo, in una lista che comprende anche Sinner e Alcaraz. Qualche tempo fa sarebbe stato la promessa del tennis italiano, ora è uno dei tanti. Il livello si è alzato, vertiginosamente. Ieri Darderi si è trovato in una strana situazione. Straniero nella propria patria. Ha raggiunto la finale al 250 di Buenos Aires, per poi perdere per due set a zero contro Francisco Cerundolo. Il pubblico di casa ha fatto un tifo sfegatato a favore dell'argentino, nato proprio a Buenos Aires. Peccato che anche Darderi, benché affianco al suo nome campeggi il tricolore, sia nato a Villa Gesell, un paesino in mezzo alle pampas della provincia di Buenos Aires. È lì che il signor Darderi è emigrato da Fano, nelle Marche, per poi mettere al mondo Gino, il padre di Luciano. Una storia che accomuna dai 2.5 ai 3 milioni di italiani, le cui tracce sono ovunque nella storia del paese sudamericano. Nello sport certo: Messi, Maradona, Fangio, ma anche nella letteratura, nella musica e nella società. Il leader indipendentista che creò la bandiera albiceleste, Manuel Belgrano, era il figlio di un commerciante ligure. Persino Javier Milei, l'attuale Presidente dell'Argentina, ha sangue italiano. L'Italia ha dato tanto all'Argentina, ma molti esuli sono ritornati per fare grande l'Italia, soprattutto nello sport. Sono i cosiddetti oriundi, di cui per lungo tempo la Nazionale di rugby ha attinto a piene mani. Cosa che negli ultimi anni di crisi è diventata pratica comune anche dalla Nazionale di calcio. Luciano Darderi è uno di questi, un oriundo, un po' argentino un po' italiano, con il risultato però di non essere eroe in nessuno dei due mondi.
I tifosi argentini lo bramano, lo sfiorano ma non possono toccarlo, quindi gli tifano contro. Colpa anche e soprattutto della loro Federazione. “Quando avevo 10 anni ero tra i migliori della mia categoria in Argentina – ha raccontato Darderi – c’era un torneo in Italia in cui aveva vinto. Mi hanno chiamato per giocare una competizione e l’ho fatto per loro. Ma non è che io volessi giocare per l’Italia: i viaggi iniziavano a essere costosi ed era difficile uscire dal Paese. Sono in possesso della doppia nazionalità grazie a mio nonno, così ho verificato se potessero darmi una mano”. Da lì Darderi ha iniziato a rappresentare l'Italia in cambio del sostegno economico della Fit. Un matrimonio che da queste parole sembra più una questione di convenienza che di cuore, e forse proprio per questo l'italo-argentino non ha ancora fatto breccia nel cuore dei tifosi italiani.
“Siamo argentini e amiamo l’Argentina, ma Luciano è andato in Italia da ragazzo ed è una sua scelta professionale. Io non mi intrometto nei suoi affari o nella parte economica”. Ha detto il padre Gino, che è stato il vero e proprio deus ex machina del giocatore Darderi. Anche lui tennista, gli ha messo in mano una racchetta quando ancora non riusciva nemmeno a camminare, educando Luciano e suo fratello Vito Antonio con metodi quasi marziali: “Quando erano piccoli li prendevo a scuola, mangiavano e poi tre ore in campo. Il doppio turno era obbligatorio perché è un’usanza che forgia il carattere. Si vive per il tennis: mangi, dormi e riposi per il tennis. Bisogna abituare il ragazzo a non stare al cellulare e a guardare il soffitto. Ciò che conta qui è il talento per il lavoro, per la concentrazione e per sudare in campo. Il talento puro ti aiuta solo fino a un certo punto”. Secondo il padre la top 20 è solo l'inizio, e presto potrebbe raggiungere altre vette: “Può raggiungere la Top 10. Ha già battuto ragazzi che sono lì. Ha perso solo in quattro set contro Alcaraz e Sinner ,ha fatto il quarto turno a Wimbledon e su tutti i campi veloci che erano la sua debolezza. Maturerà definitivamente a 26 anni; se non si fa male, può stare tranquillamente tra i primi al mondo”. In Italia fin dall'età di dieci anni, il nostro paese ha giocato un ruolo fondamentale nella sua crescita, e Darderi ha rappresentato l'Italia anche alle Olimpiadi di Parigi del 2024. Proprio questa partecipazione potrebbe impedirgli di giocare la Coppa Davis con l'albiceleste, visto che dovranno passare almeno tre anni per rappresentare un'altra Nazionale. “Io in questo momento sto rappresentando l’Italia. Vorrei giocare la Davis per la squadra italiana, però fin qui non sono stato convocato. Se mi chiama l’Italia, sono disponibile, però non posso prevedere il futuro. Il livello in Italia è molto alto” ha dichiarato. Intanto dall'Argentina si susseguono le avances. Nella semifinale contro Baez campeggiava uno striscione dei suoi tifosi che recitava: “Luli Darderi, qué placer verte otra vez. Más argentino que el mate”, “Luli Darderi, che piacere rivederti. Più argentino del mate”. Mentre a Espn il capitano della Nazionale Argentina Frana ha aperto all'ipotesi: “Certo, sarebbe fantastico se volesse giocare per l’Argentina”. Da un lato c'è la squadra più forte al mondo in questo momento, a cui deve riconoscenza e che lo ha spinto fino ad adesso. Dall'altro il paese dove è nato è cresciuto, dove ha le sue radici, la sua famiglia, e dove sarebbe un protagonista assoluto. Nel mezzo Luciano Darderi, e un dubbio amletico che rischia di non farlo profeta in nessuno delle sue due patrie.