Un gesto che dice più di mille parole. Oggi per Federica Brignone è il giorno dell'inchino. Il gesto riservato ai reali, rispetto, deferenza, riconoscimento di superiorità. Quando a farlo sono la seconda e la terza classificata. Quando a farlo è la campionessa olimpica uscente, diventa da brividi. Federica Brignone all'Olympia delle Tofane ha messo tutte in ginocchio, di nuovo. E sarebbe inutile sperticarsi negli elogi che già le sono stati tributati dopo la prima vittoria nel Super G. La vittoria contro le avversità. La rinascita dopo l'infortunio. Quella è stata la vittoria della sorpresa, quella di oggi è la vittoria della consapevolezza. Della manifesta superiorità. Non si aspettava niente, Federica Brignone. Il primo oro era già il tributo a un'impresa sportiva destinata a rimanere nella storia. Cosa desiderare di più? Così Federica è scesa libera, più forte che può. Precisa come sempre ha pennellato le curve del Gigante di Cortina. Il silenzio, solo il sibilo dell'aria che si fende, le porte che scivolano via una dopo l'altra. Poi l'arrivo, il cronometro verde e il boato. “Sinceramente non capisco ancora nulla, all’arrivo sentivo solo delle urla… Non ho provato alcuna tensione, ho affrontato la gara come fosse una normale prova” ha dichiarato. Al suo arrivo ad attenderla non solo le urla, ma anche Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, seconde a pari merito che nella fredda neve di Cortina baciata dal sole domenicale hanno deposto i bastoni, si sono inginocchiate e si sono inchinate.
Beffata di soli 0.05 secondi Lara Della Mea quarta, in lacrime dopo essere partita dalla quindici. Ha assaporato il podio e ne è stata scalzata, sacrificata sull'altare dell'oro di Brignone. Ma Della Mea ha solo 27 anni e con queste credenziali i risultati arriveranno, e potrà rifarsi mercoledì nello speciale. Sofia Goggia da terza finisce nona, e si consola con il bronzo in discesa libera: "Si poteva fare di più, ma ho dato tutto e non ho rimpianti".
Federica Brignone invece si candida ad atleta copertina di queste Olimpiadi di Milano Cortina. Due ori con Francesca Lollobrigida, impresa che nello sci alpino era riuscita solamente ad Alberto Tomba a Calgary 1988. È inoltre diventata la quinta donna nella storia, dopo Hanni Wenzel, Vreni Shneider, Janica Kostelic e Mikaela Shiffrin a vincere almeno due titoli olimpici, due titoli mondiali e sfere di cristallo. Sorride tutta l'Italia, che a metà Olimpiade ha già eguagliato il record di medaglie di Lillehammer che a questo punto si prepara ad essere sgretolato.
E ora Brignone, diciamolo sottovoce ma senza timore di essere blasfemi, può sedersi allo stesso tavolo di Alberto Tomba. I numeri parlano chiaro: cinque medaglie olimpiche come Albertone, due titoli mondiali, due Coppe del Mondo, cinque Coppe del Mondo di specialità. Fra i pali larghi Federica è tra le più grandi di sempre. I risultati di Milano Cortina, arrivati a trentacinque anni dopo un infortunio tremendo e dieci mesi di stop, non fanno che alimentarne la leggenda. Ora non resta che seguire l'esempio di Hector e Stjernesund, tutti a ginocchia nella neve di fronte a Federica Brignone. I bastoni il suo scettro, gli sci il trono, il casco con la tigre impressa la sua corona, che oggi è diventata d'oro, di nuovo.