Era il 1985 quando Bernard Hinault ha vinto per l'ultima volta il Tour de France. Il quinto titolo, più di tutti insieme a Jacques Anquetil, Eddy Merckx e, dopo, Miguel Indurain. Prima di lui altri ventuno francesi avevano trionfato alla Grand Boucle, e nel decennio 75-85 solo due vittorie non portavano il tricolore. Sembrava impossibile all'epoca un digiuno perdurante tutt'ora. Da allora nessun francese per oltre quarant'anni è riuscito a passare sotto l'Arc de Triomphe con la maglia gialla. Questo nonostante un movimento in perfetta salute. A nastri dello scorso Tour erano presenti cinque squadre francesi, la maggior parte delle quali formate quasi interamente da ciclisti transalpini. Una frustrazione collettiva, un'ossessione di massa che negli anni ha schiacciato una quantità enorme di giovani speranze. Thibaut Pinot, Romain Bardet, David Gaudu per citare gli ultimi. Dopo quattro decenni la Francia è ancora alla ricerca di un erede di Hinault. Oggi, forse, potrebbe averlo trovato.
Da tempo non si vedeva su strada una precocità come quella di Paul Seixas. 19 anni e seconda stagione fra i pro, si è già preso la scena. Se la prende in un ciclismo che da qualche anno vive il dominio di un marziano. Tadej Pogacar è probabilmente il corridore più forte di sempre, sicuramente il migliore dai tempi di Eddy Merckx. Dal 2023 ha imposto su strada un regno che appare inscalfibile. Mondiali, Tour, Giro, classiche monumento. Quando Pogacar è nella startlist, la corsa sembra già scritta. Un dominio che lascia agli avversari solo un senso di totale impotenza. Oggi alle Strade Bianche ha vinto, come al solito. È partito a 80 km dal traguardo per un assolo finito solo al traguardo di Siena. Ma a un minuto di distanza sul secondo gradino del podio è arrivato proprio Paul Seixas. Sullo sterrato del Monte Sante Marie, quando Pogacar ha alzato il ritmo e il gruppo si è sgretolato nella polvere bianca, l’unico a provare a tenere il suo ritmo è stato proprio il ragazzo di diciannove anni. Poi ha mollato l'alieno ma ha resistito, tenendosi sul groppone per tutta la gara Isaac Del Toro, compagno di squadra di Pogacar. Infine, a pochi metri dal traguardo si è scrollato di dosso anche Del Toro, a ruota per tutta la gara e vincitore nella tappa di Siena del Giro dello scorso anno, per entrare a Piazza del Campo da solo al secondo posto. Classe. Cuore. Ma anche una maturità non comune per un diciannovenne. Non il primo degli umani, ma l'ultimo dei marziani in una lotta con Pogacar che potrebbe segnare il ciclismo dei prossimi anni. Forse, dopo quarant’anni, la Francia ha trovato qualcuno in cui tornare a credere. Il Re Sole da venerare.
Sarebbe inutile e didascalico snocciolare i numeri e le vittorie che ha raccolto negli ultimi anni. Ha dominato prima il circuito junior, poi lo scorso anno ha vinto il Tour de l'Avenir, il Tour dei giovani, e soprattutto ha mostrato una costante crescita di risultati. Parliamo di uno che è passato direttamente dagli under-19 ai professionisti, saltando lo step degli under-23. È arrivato tra i pro acquisendo fin da subito i gradi del capitano, dimostrandosi uomo squadra e corridore già dalla grande mentalità. Come quando alla tappa finale del Tour of Alps lo scorso anno, arrivato al traguardo insieme al suo compagno di squadra Nicolas Prodhomme, nonostante l'ordine dall'ammiraglia fosse quello di far vincere Seixas il giovane ha deciso di cedere la gloria al suo compagno. “Visto che lui non aveva mai vinto in questi cinque anni da professionista ci è sembrato giusto che fosse lui a passare per primo sotto al traguardo. Io ho la consapevolezza di essere andato molto bene in questi cinque giorni e di essere forte. In futuro potrò vincere sicuramente altre gare”. Una consapevolezza dei propri mezzi, una freddezza e una lucidità fuori dal comune. Seixas non è un cavallo imbizzarrito a caccia di vittorie. È un progetto costruito per dominare il futuro. Al suo primo Lombardia, dopo la ricognizione quando gli hanno chiesto cosa ne pensasse dell'ultima salita, il Passo di Ganda, lui ha risposto semplicemente “Facile”. “Non ho mai paura”, ha detto a The Athletic prima della Volta ao Algarve. “Non puoi avere paura di qualcuno in gara. Devi avere rispetto, certo, gli altri sono incredibilmente forti. Ma non ho mai paura di qualcuno prima di una corsa. Perché se hai paura, allora hai già perso”. Non è presunzione, è semplicemente la mentalità del predestinato. Di chi sa di essere nato per fare qualcosa.
Ora manca la consacrazione, il passaggio di consegne. La storia dello sport è ricca di momenti in cui il giovane rampante supera il campione affermato, cambiando l'inerzia del dominio. Sinner che batte Djokovic agli Australian Open 2024, Verstappen che vince il Mondiale 2021 su Hamilton. Sono i momenti topici dello sport, quelli che ne segnano la storia e il futuro. Ma quando avverrà questo momento? Al momento Pogacar non sembra intenzionato a fermarsi. La sua corsa forsennata verso i record di Eddy Merckx continua. Già quest'anno potrebbe eguagliarne il numero di Tour in bacheca, mentre all'appello gli mancano ancora Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix e Vuelta. Questa stagione sembra essere ancora saldamente nelle mani dello sloveno. Quest'anno Seixas si è dedicato alla preparazione con una vocazione eremitica. Due mesi da solo sulle montagne della Sierra Nevada per prepararsi al suo primo grande giro. Poi ha aperto la stagione con la prima vittoria da Pro sull'Alto de Foia alla Volta Algarve. Guarda caso proprio dove, nel 2019, anche Pogacar ha vinto la sua prima gara. Corsi e ricorsi. Quest'anno però Seixas non ha ancora l'esperienza e la squadra per impensierirlo realmente. Ma già dal prossimo anno sarà un'altra storia. Seixas vuole riprendersi Parigi da quarant'anni in mano agli stranieri. L'ex General Manager della FDJ Marc Madiot lo ha già definito l'Eletto. Il Mondiale del 2027 si svolgerà in Alta Savoia, e il percorso passerà a pochi passi da dove, con il nonno, da bambino guardava i ciclisti passare. Sarebbe già un copione perfetto. Ma nella testa di Seixas c'è altro. “Il mio sogno più grande è vincere il Tour” ha detto. Tour de France, tre parole che in Francia non significano solo una corsa. Sono cultura, storia, appartenenza. Da quarant’anni aspettano qualcuno capace di riportarle a casa. Tre parole scolpite nella mente e nel futuro del giovane Seixas.