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18 agosto 2026

La grande diffferenza tra Valentino Rossi e Marc Marquez raccontata da un tecnico: uno parla con la moto, l’altro spinge

  • di Martina Signorini Martina Signorini

18 agosto 2026

Il grande privilegio dei fornitori unici per la MotoGP è quello di poter confrontare i dati tra piloti di squadre diverse: lo fanno Michelin, Brembo e Ohlins. Il problema è che ne possono parlare sempre poco. Con qualche eccezione come questa, quando il General Manager Racing di Ohlins ha raccontato l’approccio di Valentino Rossi e Marc Marquez
La grande diffferenza tra Valentino Rossi e Marc Marquez raccontata da un tecnico: uno parla con la moto, l’altro spinge

Tutti e due affamati, spietati con gli avversari, diversi dal mondo che hanno attorno. Non serve grossa immaginazione per rendersi conto di quanto Valentino Rossi e Marc Marquez siano simili, che poi probabilmente è anche uno dei motivi per cui faticherebbero a sopportarsi a prescindere dal 2015. La loro differenza più grande nella guida, anzi nell’approccio al weekend, è tutta nelle parole di Jonas Torstensson, General Manager Racing di Öhlins, che ne ha parlato in un’intervista con i colleghi spagnolidi Marca. “Valentino aveva qualcosa di speciale”, racconta. “Quando saliva in sella, la moto gli parlava e lui sapeva tradurre perfettamente quelle sensazioni per gli ingegneri, spiegando cosa serviva per farla andare forte”. La moto ideale di Valentino è sempre stata bilanciata, si potrebbe dire classica, a punto. Quella di Marc Marquez no.

Se Rossi cercava la sintonia e il dialogo con il veicolo, Marc Marquez incarna un concetto opposto, quasi disarmante per chi lavora sui dati e sui click delle sospensioni. Torstensson riconosce a Marc una comprensione della moto fuori dal comune, spiegando però un aneddoto piuttosto indicativo sul suo approccio: “Abbiamo fatto dei test in cui portavamo un pezzo del tutto nuovo da provare. Marc usciva, faceva un tempo fantastico e noi esultavamo pensando di aver azzeccato il materiale. Poi rientrava e diceva: "No, non mi piace per niente". Gli chiedevamo come avesse fatto ad andare così forte e lui rispondeva semplicemente: "Ho spinto". Ecco, questa è la differenza: entrambi sono sensibili, ma in modo completamente diverso”.

Valentino un genio della messa a punto, Marc della guida. Valentino correva con un muro nel box a separarlo da Jorge Lorenzo, Marc scartava i pezzi che piacciono a Dani Pedrosa per metterlo in difficoltà: non sono così diversi ma nemmeno uguali. Uno cerca di capire la moto e l’altro di spremerla, ricordando un po’ quel Casey Stoner che riusciva a portare al limite la moto senza lavorare troppo di elettronica e senza fare grosse elucubrazioni. Il che forse ci spiega un po’ anche quello che sta succedendo negli ultimi anni in Ducati, diventata micidiale nelle mani di Marc quando è tutto sotto controllo e più difficile per gli altri, a partire da Pecco Bagnaia.

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