Non è così male il Balaton Park: parcheggio vicino e comodo, aria condizionata in sala stampa, un piccolo buffet e scrivanie abbastanza ampie da far sembrare quelle del Mugello i tavolini di una compagnia low cost. Piccole delicatezze a cui dovremo rinunciare a partire dall’anno prossimo, quando (come riportato da Matteo Aglio per GPOne) il GP d’Ungheria verrà spostato altrove. Non basterà quindi il cambio regolamentare del 2027, con moto più piccole e senza abbassatori, per rendere la pista adatta a una MotoGP esigente sia dal punto di vista della sicurezza che da quello, forse addirittura primario, dello spettacolo per il pubblico che per il momento non è pervenuto. Per i piloti, comunque, non è certo un dramma: il sentimento generale è che sembra di girare in un kartodromo, per non dire in un parcheggio.
Resta un giovedì che ci riporta alla vecchia massima per cui il vero valore delle cose, come il buffet e l’acqua minerale marchiata Balaton Park, lo iniziamo a percepire quando sono perse. Lo sa bene Marc Marquez, che si presenta in conferenza stampa con un tutore al piede destro delle dimensioni di un Moon Boot per dire che affronterà questo GP esattamente come quello del Mugello: sopravvivenza e attesa. Poco importa se Jorge Martín, appena un’ora prima, l’ha dato come grande favorito del Gran Premio, se non altro perché l’anno scorso avevamo battezzato il circuito Balaton Marc vista la superiorità quasi imbarazzante dello spagnolo su tutti gli altri. “Se dovessi vincere o finire sul podio”, Risponde Marquez quando gli chiedono conto delle parole di Jorge, “Significa che gli altri stanno sbagliando qualcosa”. Poi parla dei miglioramenti del fratello, sciorinando le diverse fasi dell’infortunio per un pilota: la prima settimana è un disastro, alla seconda cominci a sentirti meglio e alla terza devono tenerti fermo perché vorresti tornare in moto. Di fatto però sarà difficile vedere Alex Marquez in pista prima del GP della Germania, che potrebbe comunque saltare per rientrare con calma dopo la pausa estiva. Al suo posto c’è un Iker Lecuona grato dell’occasione e spaventato per il circuito.
Marc Marquez comunque non ha nascosto più di tanto il fatto di trovarsi in condizioni critiche: “Dopo il Mugello il mio migliore amico è diventato il ghiaccio”, ha detto. E ancora: “È stato tosto, anche se ho avuto un buon approccio mentale. Le uniche due volte in cui sono andato oltre al limite sono state nelle prequalifiche del venerdì (per entrare in Q2, ndr) e in qualifica il sabato”.
A fianco a lui sono seduti Ai Ogura e Marco Bezzecchi. Il primo parla poco, pochissimo anzi, eppure riesce a dire sempre la cosa giusta: “Devo migliorare ovunque”, la sua risposta quando gli chiedono dove sente di dover fare l’ultimo passo per arrivare in alto. E poi: “Sono tra i più forti alla fine della gara? Sì, ma pure uno dei più lenti all’inizio”. Risate. Qualcuno dovrebbe dirgli che non è questo il modo per schivare i media e campare tranquillo.
Il secondo invece, Marco Bezzecchi, racconta di aver visto la gara almeno una decina di volte: “È stato bello, un po di cose non me le ricordavo neanche perché preso dall’emozione tante parti quando le ho viste… no, ho fatto ‘sta roba? Non me le ricordavo. Però dai, è stato bello. L’ho riguardata con i miei amici, l’ho riguardata da solo e ho cercato di capire cosa potessi fare meglio. E ho cercato di vedere bene anche il post. Mi sono piaciuto. Alla fine sulla carta il Mugello è una gara come un’altra, noi dobbiamo cercare di affrontarle tutte allo stesso modo. Poi è chiaro che per noi piloti il GP di casa inconsciamente vale qualcosa in più. Sono contento di essere riuscito a gestire bene un weekend che comunque non è semplice. Però… fondamentalmente ho fatto il mio lavoro”.
Quando gli chiedono della lotta tra lui e Jorge Martín, lui dice che è presto per parlarne. “Io per certo non ci sto pensando troppo e sono sicuro che non lo sta facendo nemmeno lui”. Per il mondiale forse no, per il podio di sabato e domenica invece è probabile che ci stiano già pensando entrambi.